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giovedì 24 aprile 2008

Speculare

Se non approfittassi mai dell'idolatria delle innumerabili folle che seguono fedelmente il mio pluzio, diciamolo pure, sarei davvero fesso. Oggi quindi faccio eccezione alla mia regola di onestà intellettuale e faccio un po' di bieca pubblicità a mio fratello Daniele.

È uscito infatti "Speculare", la sua prima raccolta di poesie! E di cosa si tratta? Preferisco lasciare che siano direttamente le sue parole a raccontarvelo.


Ebbene sì! Dopo un lungo e intenso percorso di maturazione personale, ci sono riuscito!

È con immensa soddisfazione e gioia che comunico a tutti coloro che riceveranno tale messaggio che è appena stata pubblicata (Aprile 2008) con l'Editore Montedit la mia prima raccolta di poesie. Il libro è il punto di partenza e al tempo stesso il traguardo di un profondo processo di conoscenza interiore, nel quale il verso poetico è diventato giorno per giorno una delle mie forme espressive più efficaci ed amate. In "Speculare" troverete la parte più giovane e "tenera" della mia intera produzione poetica che nel tempo è andata evolvendosi sempre di più. Fino ad oggi, il mio bisogno di esprimermi in versi, parole e immagini non ha mai arrestato il suo cammino e continua ad "abbracciarmi" in ogni momento importante della vita. Le poesie di "Speculare" non sono inscrivibili in un preciso genere letterario; ciò che le contraddistingue è certamente una decisa impronta psicologica e psicoanalitica, oltre ad un "sapore forte", provocatorio ed anticonformista. Il libro è stato inoltre corredato di alcune foto che ritraggono dipinti realizzati da me con varie "tecniche". Con il presente messaggio invito calorosamente tutti voi ad acquistare il libro, nella speranza e nell'augurio che possa lasciarvi nell'animo momenti di grande emozione e riflessione. Per coloro che non hanno mai avuto modo di tuffarsi nella fantastica dimensione della poesia, "Speculare" potrebbe rappresentare un'ottima opportunità per fare il primo passo e chissà... magari scoprire per caso una nuova passione. Il prezzo del libro è davvero irrisorio e accessibile a tutti: 7,30 Euro. Spero davvero che sarete numerosi ad acquistarlo; per contratto editoriale, le mie tasche non si riempiono di nulla mentre il mio cuore ...tutt'altro! Non ho mai pensato di pubblicare il libro per "specularci" :-) economicamente, ma per "aprire una porta" sul mondo esterno, nella speranza che voi tutti non la vogliate richiudere. Una spesa così piccola da parte vostra potrebbe rappresentare una grande opportunità di arricchimento interiore, sia per me che per voi. Sapere di "aver raggiunto" con le mie emozioni molti di voi è la mia autentica aspirazione e il significato archetipico di questa mia prima raccolta di poesie. Ringrazio di cuore tutti voi per aver prestato attenzione al presente messaggio. Un saluto e un abbraccio a coloro che mi conoscono e a coloro che mi conosceranno attraverso le liriche.

"Speculare" può essere acquistato:

  • Presso qualsiasi libreria d'Italia (generalmente su ordinazione);
  • Direttamente dal catalogo online 2008 della Casa Editrice all'indirizzo http://club.it/montedit/catalogo/cat.2008.html (le spese di spedizione sono gratuite. Pagherete il libro al solo prezzo di copertina: 7,30 Euro);
  • Presso IBS (Internet bookshop), la più grande libreria virtuale, oppure presso www.dvd.it;
  • Siccome per contratto ho acquistato un certo numero di copie, gli interessati all'acquisto che "sanno dove trovarmi" :-) possono rivolgersi direttamente a me.

Visitate la mia home page sul sito del "Club degli Autori" dove troverete la prefazione, l'introduzione e un assaggio delle prime pagine del libro. L'indirizzo è: http://www.club.it/autori/libri/daniele.mancusi/indice-i.html.

Chiedo gentilmente a tutti coloro che ricevono questo messaggio di inoltrarlo via mail e per passaparola ad amici, conoscenti, parenti ecc. che, almeno in linea di massima, potrebbero essere interessati all'acquisto del libro. In tal modo, mi fornirete un grandissimo aiuto nella diffusione dell'Opera. Se nel futuro avrò l'opportunità di realizzare una presentazione del libro, vi terrò informati.

Un sincero ringraziamento a tutti per la collaborazione!

D.M.

giovedì 17 aprile 2008

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura (?)

Ma perché continuo a leggere Repubblica? Me lo domando puntualmente quando leggo gli editoriali di Ezio Mauro, che non perde mai l'occasione di essere servile se non può essere almeno pusillanime.

Qualche mese fa, all'indomani del Vaffanculo-day proclamato da Beppe Grillo e soci, Ezio Mauro bacchettava gli avvenimenti di piazza con un avvilente editoriale in cui esprime il suo contegno per l'aggrumarsi della plebaglia attorno al suo capopopolo. Lo so, l'articolo è lungo e non avete tempo di leggerlo adesso, ma conservate il collegamento e dategli un'occhiata appena ne avete la possibilità, perché ne vale la pena.

Come già ebbi modo di scrivere altrove, credo che alcune delle cose che Mauro scrisse in quell'editoriale fossero (e siano) vere. È vero che l'Italia è un paese anomalo nel contesto dell'Occidente, per il suo presente e per il suo passato. È vero che, in un paese sano, (cito)

[...] il sussulto di ribellione [...] avrebbe preso la strada di una spinta forzata al cambiamento e alla riforma. Non di un disincanto che si trasforma in disaffezione democratica mentre la protesta diventa una sorta di secessione dalla vita pubblica.

...ma per il resto, siamo seri. È ridicolo sostenere che siamo giunti a questo punto attraverso una perdita graduale dell'identità nazionale. Vorrei tanto che Mauro mi spiegasse da dove è cominciato questo percorso, allora. Quand'è che ci siamo sentiti italiani? In tutta onestà, l'ultima volta che è capitato a me è stato dopo i rigori di Italia-Argentina, semifinale dei mondiali del '90. Dov'è questa spinta di partecipazione alla cosa pubblica che Ezio Mauro rimpiange?

Ho tanto l'impressione che qui si giochi ad innalzare la propria realtà a condizione universale. Il ristretto entourage di amicizie di un brillante giornalista piemontese improvvisamente assurge al ruolo di condizione universale. Il metro quadrato che lo circonda diventa l'Italia tutta. Dov'è questo impegno sociale? C'è mai stato? Non parlo dei soliti circoletti di intellettualoidi; sto parlando di partecipazione di massa. Quando mai è esistita?

La verità è che l'Italia stessa non è mai esistita. "Abbiamo fatto l'Italia, si tratta adesso di fare gli italiani", diceva D'Azeglio; e cosa è stato fatto per fare gli italiani? Se non esistesse la televisione non saremmo neppure capaci di parlare la stessa lingua. Il Nord industriale ha sfruttato il Sud agricolo come risorsa di manodopera a basso costo, favorendo lo sviluppo di brigantaggio e diserzione; la povera gente del Sud è stata costretta ad emigrare al Nord per lavorare nelle fabbriche; i briganti e i disertori sono diventati mafiosi e camorristi; il Sud è stato completamente abbandonato dallo Stato italiano alla mercé dell'altro Stato; e centoquarantasei anni dopo l'unificazione dell'Italia, un giornalista piemontese mi viene a dire "non ci sentiamo italiani, che cosa disdicevole". Perdonatemi la citazione: ma vaffanculo. Di tutto cuore.

Ma c'è di più: la partecipazione di massa alla vita politica non esiste nemmeno qui, in Svezia, un paese universalmente riconosciuto come una delle democrazie più avanzate del mondo e come portatore di valori di libertà e di uguaglianza. Sapete cosa dice la gente qui della politica? "Destra, sinistra, in fondo non cambia niente". Disinteresse completo, persino peggio che da noi. Certo, il loro "non cambia niente" ha tutto un altro tono rispetto a quello che diciamo noi, ma il risultato è lo stesso: disinteresse. Ma allora, forse forse, questo V-Day era esattamente il contrario di quello che ha scritto Mauro. Forse era la spia di un crescente interesse dei cittadini italiani nella gestione della cosa pubblica. Almeno sembra che la gente si fosse resa conto che delegare "quelli lì" a governare non basta. Poi, certo, è ovvio che la massa resta massa e si coagula attorno al suo capopopolo... ma forse (ripeto: FORSE) qual giorno, per lo meno, qualcosa si stava agitando.


Venendo ad oggi, invece, vi raccomando la lettura del suo ultimo editoriale, intitolato (ma non mi dire) "L'eterno ritorno del Cavaliere". Non voglio commentare la sua analisi dei flussi di voto di queste elezioni (che non condivido) né il panegirico del PD (nuovo dogma dell'intellighenzia di potere sedicente sinistroide), ma mi limiterò a riportare qui le ultime righe di questo capolavoro di cerchiobottismo:

La speranza [...] è che Berlusconi - giunto alla sua terza prova e liberato dal terrore di rendere conto alla giustizia repubblicana - possa sentire l'ambizione di governare davvero, scoprendo l'interesse generale dopo l'abuso di interessi privatissimi. Se questo accadrà, sarà un bene per il Paese, che non ha più né tempo né occasioni da perdere.

Cosa?! Riconoscete l'idea? Pensateci. Sono sicuro che è capitato a tutti in questi giorni di assistere ad una conversazione del genere. L'altro giorno la mia amica Nicla (la mia Amicla) mi raccontava di un bidello che si compiaceva della vittoria di chi-sapete-voi così: "Professore', ma quello s'è tirato su tutte quelle aziende, s'è fatto un sacco di soldi, vuol dire che è bravo". Io ho sentito altre persone dire: "Sì, è vero, ha rubato, si è fatto i cazzi suoi, è scampato a processi, [eccetera... taglio per brevità] però ormai ha fatto tutto quello che doveva fare e può finalmente dedicarsi all'Italia". Ecco, questa è la meravigliosa speranza che Ezio Mauro invoca dalle pagine del suo quotidiano.

È vergognoso. Bisogna però riconoscergli che si sa esprimere decisamente meglio del bidello.

Quanto a "Repubblica", ha già fatto l'esperienza della destra, giocando la sua parte, e senza mai inseguire il ruolo di giornale di opposizione, perché non è un partito. Preferiamo semplicemente essere un giornale: con una certa idea dell'Italia, diversa da quella oggi dominante, un'idea certo di minoranza, e che tuttavia secondo noi merita di essere custodita e preservata.

Qui si è reso conto di aver passato il confine; anche se chi legge Repubblica ha un bel po' di pelo sullo stomaco, inneggiare alla coscienziosità istituzionale di chi-sapete-voi è veramente dura da digerire. Mauro lo sa, e ci tiene a sottolineare che Repubblica ha una certa idea dell'Italia, magari di minoranza, ma pur sempre preziosa e valida. Se volessi credergli dovrei farlo sulla parola, perché a me era sembrato che Repubblica fosse uno dei principali quotidiani nazionali, fedelmente allineato alla linea politica dominante e prezioso alleato dei poteri nella gestione dell'opinione pubblica; in poche parole, un efficace strumento del sistema.

domenica 23 marzo 2008

Avanti popolo (della libertà)

Ve lo giuro, ci ho provato. Davvero. Con tutto il cuore. Questa campagna elettorale, ho cercato di parlarne il meno possibile. Non è colpa mia se mi è arrivata questa lettera.

Forse non tutti conoscono l'autore di questa missiva. Lo so, la firma è un po' illegibile, ma il signore in questione si chiama Silvio Berlusconi, ha settantadue anni e cinque bellissimi figliuoli, il più piccolo dei quali ha da poco conseguito la maturità classica e fa volontariato accompagnando gli ammalati a Lourdes.

Purtroppo non posso dilungarmi a raccontarvi tutte le potecarelle che il signor Silvio Berlusconi ha combinato nei ultimi tre quarti di secolo, perché ho il risotto sul fuoco e ogni tanto devo andare a girare. Volendo riassumere con poche parole chiave, direi:

edilizia, riciclaggio, P2, mafie, televisioni, Craxi
e quindi, naturalmente
Presidente del Consiglio dei Ministri

Insomma, l'altro giorno torno a casa e — sorpresa! cosa trovo nella buca delle lettere? Una busta intestata a un tale Gentile Mancusi Davide. Non sono sicuro che fosse per me. Non faccio Gentile di cognome e non sono gentile con le persone; insomma, non sono Gentile né di diritto, né di fatto. Mi sa però che il postino non era un tipo molto riflessivo. In alto a sinistra, la busta reca la scritta "Invio riservato cittadini italiani iscritti A.I.R.E.", che sarebbe l'Anagrafe Italiani Residenti all'Estero (da notare il sito istituzionale con la tazzulella di caffè). Santiando come l'indemoniata del film "L'esorcista", deduco che il consolato mi ha già inviato la scheda elettorale per costringermi a scegliere quale partito mi pentirò di aver votato (sto già facendo dei sogni del genere). Santiando santiando, apro la busta e — ri-sorpresa! trovo la lettera di Silvio.

Mi si scalda il cuore al pensiero di questo impegnatissimo businessman, sempre in giro per il mondo, sempre di corsa, stressato, affaccendato, impegnatissimo, che trova mezz'ora per raccogliersi al suo scrittoio e scrivere di suo pugno una lettera a me, povero emigrante morto di fame spiaggiato all'estremo Nord (come dice il profilo di Blogger) con la mia valigia di cartone... che poi, io nemmeno lo conosco di persona! Eppure lui ha scelto me come destinatario di questa missiva, affettuosa e cartacea pacca sulla spalla. Sento il cuore traboccare di riconoscenza per quest'uomo che si comporta come se fosse mio nonno (anche se fisicamente somiglia più a mio cugino piccolo), e con le lacrime agli occhi mi accingo finalmente a leggere.

Febbraio 2008

Ahi, le poste italiane!

Cara amica, caro amico,

"Cara amica"?! Mah, saranno le lacrime che mi offuscano la vista.

Il prossimo mese di aprile l'Italia tornerà alle urne per eleggere il nuovo Parlamento della Repubblica dopo venti mesi di governo della sinistra di Prodi che ha impoverito i contribuenti con una valanga di tasse e che, con la scandalosa e colpevole vicenda dei rifiuti campani, ha gravemente danneggiato l'immagine internazionale del nostro Paese.

È vero! Questi maledetti napoletani puzzoni terroni caprari che non fanno altro che suonare il mandolino e mangiare sfogliatelle, quando dovrebbero come minimo farsi un bidè e raccogliere la monnezza che hanno lasciato per strada! Hanno rovinato l'immagine dell'Italia nel mondo! Quando il signor Berlusconi era Presidente del Consiglio, allora sì che l'Italia era rispettata e tenuta in alta considerazione! Non facevamo certo le figure di merda internazionali che ci ha fatto fare la sinistra di Prodi!

Ora, finalmente, si può voltare pagina: la parola torna al popolo sovrano di cui anche Tu fai parte pur essendo lontano dall'Italia.

Oh... "Tu"! Con la "T" maiuscola! Una lacrima mi riga la gota.

A questo proposito, rivendichiamo orgogliosamente al nostro governo il merito di aver fatto approvare, insieme all'istituzione del Ministero per gli Italiani nel Mondo, la legge che permette anche a Te di votare ed agli italiani all'estero di eleggere dodici Deputati e sei Senatori, dando così voce e rappresentanza agli italiani che con il loro impegno e la loro creatività sono i primi ambasciatori nel mondo dell'Italia e del suo patrimonio di umanità e di cultura.

Ma io veramente volevo starmene a Napule tanto bello, chiatto chiatto, servito e riverito da mammà, e invece me ne sono dovuto andare a fare l'ambasciatore del patrimonio italiano... Ma comunque non dovevate scomodarvi tanto per il voto! Davvero. Io mi sarei accontentato anche soltanto dei dodici deputati, ma pure sei-sette, via, e magari un usciere o un autista. Troppo gentili. E poi mi fa piacere che non ve ne siate pentiti, visto che questa legge ha permesso ai comunisti di occupare militarmente il Senato per quasi due anni.

Per quanto ci riguarda sosterremo con sempre maggiore impegno le comunità italiane all'estero e cercheremo di intensificare il Vostro legame con la madrepatria affinché siate fieri della Vostra italianità.

Evviva. Io sono fierissimo della mia italianità. O della mia italianezza. Italitudine. Italialanaggine. Auff. Ci siamo capiti.

Col nostro governo, che ha guidato il Paese per cinque anni fino al maggio del 2006, l'Italia aveva riconquistato un ruolo di preminenza in Europa e nel mondo, con un saldo ancoraggio ai valori della civiltà occidentale, con una convinta adesione all'Unione Europea e con la scelta strategica di una leale e chiara alleanza con gli Stati Uniti. Il grande credito conquistato nel consesso internazionale è stato purtroppo dilapidato dal governo delle sinistre che, con le sue divisioni e le sue contraddizioni, ha fatto perdere all'Italia prestigio e credibilità. Per questo l'Italia deve tornare protagonista e farsi di nuovo valere nel mondo con le sue grandi potenzialità.

Parole sante! Se gli Stati Uniti sono così potenti, ci sarà un motivo, no? È perché sono i migliori! È la nazione più avanzata del mondo! Chi è che non vorrebbe essere ammericano? I♥NY! Solo quei cavernicoli bombaroli con la barba e il turbante... tipo quello, coso, comesichiama, quello col nome da pennarello... ecco! Uni Posca, solo quelli come lui possono opporsi alla conquista e alla civilizzazione da parte di una civiltà palesemente superiore come la nostra! Mi sa che è napoletano.

Come certo saprai, il centrodestra alle prossime elezioni di aprile si presenterà unito sotto il simbolo del Popolo della Libertà, per superare frazionismi e personalismi e soprattutto per eliminare quella giungla di simboli che in passato hanno creato confusione fra gli elettori e permesso alla sinistra, da sempre minoritaria tra gli italiani nel mondo, di ottenere più parlamentari del centrodestra.

Finalmente! Vinceremo noi, insieme alla Lega, a Fini e a Casini. Come? Casini non c'è? E dov'è andato? In bagno? Cosa? Non fa coalizione con noi?! Bah, peggio per lui. Anzi, meglio così. Noi i frazionisti non li vogliamo, altrimenti finisce come l'altra volta, che mi sono confuso a causa dei personalismi e ho messo la crocetta sul simbolo di Rifondazione credendo che fosse il partito di Storace. E poi vorrei sapere quale comunista bolscevico ha riformato la legge elettorale e dato il diritto di voto per corrispondenza agli italiani all'estero.

Questa volta non potranno esserci equivoci: tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra potranno votare il grande movimento dei moderati e dei liberali che si è costituito sotto le insegne del "Popolo della Libertà" che mi presenta come candidato alla guida del Governo.

Ah, sei tu il candidato? Non lo sapevo. Non l'avevo capito.

Mi auguro di poter avere anche il Tuo voto per riuscire a vincere questa nuova, esaltante sfida nell'interesse di tutti gli italiani e della nostra bella Italia.

Ma... credevo che avremmo vinto lo stesso. Devo votare per forza? Non ho tempo. C'è il corso di mandolino che comincia la settimana prossima.

Grazie di cuore
e un forte abbraccio
Silvio Berlusconi

Tesoooro! Vieni qua che ti riempio di bacini! Altro che "un forte abbraccio"!

mercoledì 16 gennaio 2008

Abiura di Galileo

Sullo spunto dei recenti fatti di cronaca, pubblico una rivisitazione lirica dell'abiura di Galileo Galilei ad opera di Piergiorgio Odifreddi, matematico e scrittore.

Oggi, mercoledì 22 giugno 1633, io Galileo Galilei, figlio di Vincenzo, di anni settanta, sono costituito personalmente in giudizio nella gran sala del convento di Santa Maria sopra Minerva in Roma. Vesto il camice bianco dei penitenti, e sto inginocchiato davanti a Voi, Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali, inquisitori generali della Repubblica Cristiana contro l'eretica malvagità. Ho davanti agli occhi i Sacrosanti Vangeli, che tocco con le mie proprie mani, e giuro che ho sempre creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto ciò che predica e insegna la Santa Cattolica e Apostolica Chiesa.

Sono stato denunciato nel 1615 a questo Santo Uffizio per aver tenuto per vera e insegnata la dottrina che il Sole stia immobile al centro del mondo, e che la Terra si muova di moto diurno, in opposizione alle Sacre e Divine Scritture che affermano che Giosuè fermò il Sole. Il 26 febbraio 1616 l'Eminentissimo Cardinal Bellarmino mi ha ordinato di abbandonare questa falsa opinione e di non insegnarla, e in sua presenza il Padre Commissario del Santo Uffizio mi ha benignamente avvisato e ammonito che altrimenti sarei stato incarcerato.

Contrariamente al salutifero editto allora emanato dalla Sacra Congregazione dell'Indice, che proibiva i libri che trattano di questa falsa dottrina, io ho pubblicato lo scorso anno un "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo", nel quale mi studio, con vari raggiri, di persuadere che il sistema copernicano sia indeciso e addirittura probabile. Confesso di aver scritto il libro in volgare e in forma dialogica, perché ogni persona potesse leggerlo e sapere che il Signor Dio, come gli ha dato gli occhi per vedere le opere Sue, gli ha anche dato il cervello per poterle capire.

Per aver tenuto e difeso per probabile un'opinione dichiarata contraria alla Sacra Scrittura, sono incorso nelle censure e pene dei Sacri Canoni e delle altre Costituzioni Generali e Particolari promulgate contro i delinquenti, ma il Santo Uffizio mi ha offerto l'assoluzione a patto che, a cuor sincero e con fede non finta, abiuri, maledica e detesti i suddetti errori ed eresie, e accetti come punizione la recita settimanale per tre anni dei Salmi penitenziali, gli arresti domiciliari a vita, e la proibizione perpetua del mio libro.

E io, Galileo Galilei, volendo levare dalla mente delle Eminenze Vostre e di ogni fedele cristiano il sospetto su di me giustamente concepito, con cuore sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto i suddetti errori ed eresie, accetto le punizioni giustamente inflittemi, e giuro che per l'avvenire non dirò o asserirò mai più, a voce o per scritto, cose sospette, e che denuncerò chiunque lo faccia. Ma sono conscio che, col mio collaborazionismo, tradisco la mia professione e commetto il peccato originale della nuova scienza, che più di ogni altro ho contribuito a far nascere.

Perché oggi sono inginocchiato di fronte a voi, Reverendissimi Padri, nella posizione del credente che guarda a terra con gli occhi chiusi. Ma a lungo ho vissuto a testa alta, nella posizione dello scienziato che guarda al cielo con gli occhi aperti. E quante cose ho visto attraverso il cannone, o occhiale, che ho costruito nel 1609, e che la sera del 14 aprile 1611 abbiamo convenuto, a cena sul Gianicolo dall'amico Principe Cesi, di chiamare telescopio! L'Eminentissimo Cardinal Bellarmino lo sapeva, perché non rifiutò, come altri, di guardarci dentro, per paura di vedere i monti e le valli della Luna, le fasi di Venere, i satelliti di Giove, le anomalie di Saturno, la rotazione e le macchie del Sole, le stelle delle Costellazioni e la Via Lattea.

Lo sapeva, e avrebbe dovuto gioire di questa mirabile compagine del Sole, dei pianeti e delle comete, che non avrebbe potuto essere senza consiglio e volere di un Ente intelligentissimo e potente. Un Ente che regge il tutto, non come Anima del mondo, ma come Signore di tutte le cose. Un Ente che dura sempre ed è presente ovunque, ed esistendo sempre ed ovunque, costituisce la durata e lo spazio, il tempo e l'infinità.

Un Ente che non ha corpo, né forma, cosicché noi non lo possiamo vedere, né toccare, né intendere. Un Ente che non dobbiamo assolutamente adorare sotto forme sensibili, come già ordina un Suo proprio comandamento, che la nostra Santa Madre Chiesa ha invece scelto di ignorare.

Così come hanno scelto di acquistare tutte le cognizioni della natura, agiatamente e senza esporsi alle ingiurie dell'aria, col solo rivoltare poche carte, i teologi e i filosofi "in libris", ritirati in studio a scartabellare indici e repertori per scrivere ciò di cui non intendono, così che non s'intende ciò che essi scrivono. E usurpano le Sacre Scritture e le opere dello Stagirita, perché è più facile coprirsi sotto lo scudo di un altro, che il comparire a faccia aperta. Ah, viltà d'ingegni servili, e vana presunzione di intendere il tutto, che non può che derivare dal non aver inteso mai nulla!

Calatevi per una volta dal trono della maestà biblica e peripatetica, per discutere intorno al mondo sensibile, e non sopra mondi di carta! Aprite la mente alle ragioni sottilissime, e perciò difficili a essere comprese, invece di rimaner persuasi dalla vana apparenza della falsità. Apprendete le scienze matematiche, che uguagliano la divina cognizione nella certezza obiettiva, perché arrivano a comprendere la necessità. Smettete di dimostrare solennemente "ignotum per ignotius", e ricordate che affinché i calcoli tornino sullo zucchero e sulla seta, bisogna fare la tara della cassa e dell'involucro.

Imparate, dalla mia antica lettera a Sua Altezza Serenissima Madama Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana, che sebbene la Scrittura non può errare, possono nondimeno errare alcuni suoi interpreti ed espositori, che si fermano al puro significato delle parole. Perché nel mondano sistema tolemaico, se Giosuè avesse fermato il moto del Sole, avrebbe accorciato e fatto più breve il giorno, mentre per allungarlo avrebbe dovuto fermare il Primo Mobile! È nel "mio" sistema, invece, che per allungare il giorno avrebbe dovuto fermare il Sole, e dunque la Terra alla quale esso dà non soltanto la luce, ma anche il moto.

Quella lettera fu il mio primo errore, basato sull'illusione che i rapporti fra la nuova scienza e la vecchia fede potessero essere regolati sulla base di ciò che avevo appreso dall'Eminentissimo Cardinal Baronio: che l'intenzione dello Spirito Santo è di insegnarci come si vada al cielo, e non come vada il cielo. Il mio ultimo errore fu l'aver ceduto alle richieste del Maestro del Sacro Palazzo, concludendo il libro con la mirabile e angelica dottrina del Santissimo Padre, Nostro Signore Urbano VIII: che Dio avrebbe potuto e saputo disporre diversamente gli orbi e le stelle in modo da salvare i fenomeni, perché la possibilità che le cose accadano altrimenti da quanto la scienza ha escogitato, non implica contraddizione.

La stessa dottrina, che la scienza sia ipotetica e non assoluta, fu usata nell'apocrifa "Epistola preliminare" all'opera di Niccolò Copernico. Ma giustamente Giordano Bruno chiamò "asino ignorante e presuntuoso" chi ve la attaccò, perché dove non arrivano le ipotesi matematiche, meno ancora arriveranno le puerizie scurrili e le scempie inezie. Ingiustamente invece io abiuro, perché concedendo oggi ai Reverendissimi Padri che Iddio ha fatto l'universo più proporzionato alla piccola capacità del loro cervello, che all'immensa e infinita Sua potenza, stabilisco un esempio che altri scienziati ignavi potranno seguire domani e sempre.

Ho creduto di poter salvare la fede, benché fossi un pubblico peccatore, padre di due figlie illegittime che ho costretto a farsi suore dopo averne ripudiato la madre, mia concubina. Ma ho finito per condannare la scienza, benché fossi il suo pubblico difensore, inventore del suo metodo e scopritore delle sue prime leggi. Delle mie opere giudicherà il Tribunale della Ragione, e io non avrò mai per male che mi si palesino i veri errori che ho commesso, a partire dalla teoria delle maree.

Della mia abiura giudicherà invece il Tribunale della Storia. L'ho compiuta per vigliacca paura delle macchine che mi avete mostrato, e della spada che sottomise lo spirito superbo del Nolano. Il Martire sarà ricordato nei secoli da chi ha a cuore la verità, il suo Eminentissimo Boia sarà santificato da chi l'ha calpestata, ma per me non ci saranno che rimpianti, e il mesto ricordo di un'occasione perduta. L'intelligenza, voi che non l'avete, non ve la potete dare. Ma io, il coraggio, neppure.

Piergiorgio Odifreddi
Il matematico impertinente (2005)

giovedì 15 novembre 2007

Ciuccio e presuntuoso

Ce l'ho avuto sotto il naso per quattro anni, e non l'ho visto. Ho avuto bisogno che mi toccasse da vicino per accorgermene. Che rabbia. E io che credevo che noi fossimo diversi: più artistici, più creativi, più politicizzati, spiriti più elevati... invece eravamo solo più indietro, attaccati a una generazione che non era la nostra e che già perdeva di significato al di fuori di quelle quattro mura, figliocci di un tempo che non esisteva più, avanguardia (o retroguardia?) sinistroide ferita senz'altra forza che quella di leccarsi le ferite. L'orda calava e noi ci stringevamo l'uno contro l'altro per resistere. Lo dovevo capire prima! Non è vero che stavo scivolando via anch'io, e che sono entrato tra quelle mura tardi e di corsa?

Poi, uno a uno ce ne siamo andati, e finalmente è successo. I barbari sono arrivati. Qua al Nord sono già passati da tempo (figuriamoci... li hanno inventati loro), ma a casa mia ci sono arrivati solo ora. Com'è quella frase, Baricco?

Il timore di essere sopraffatti e distrutti da orde barbariche è vecchio come la storia della civiltà. Immagini di desertificazione, di giardini saccheggiati da nomadi e di palazzi in sfacelo nei quali pascolano le greggi sono ricorrenti nella letteratura della decadenza dall'antichità fino ai giorni nostri. —Wolfgang Schivelbush

Eccole, le greggi che pascolano nel palazzo. Ora le vedo.

E infine, devo chiedere scusa per la mia boria, perché questa, in fondo, è per me prima di tutto una lezione di umiltà. Ingegneri, scusatemi. Nun simmo meglio 'e vuje. Siamo capre, tutti.

mercoledì 18 aprile 2007

Abolizione dei Patti Lateranensi

Leggete, firmate e fate firmare questa petizione per l'abolizione dei Patti Lateranensi, l'accordo firmato nel 1929 tra Stato italiano e Vaticano.

Lo so, è propaganda becera. E quindi? :-)

martedì 20 marzo 2007

Kiva

Una volta tanto, una cosa seria.

Qualcuno di voi avrà sentito parlare qualche volta di "microcredito"... vi rinfresco la memoria.

Nel 2006, il premio Nobel per la pace è stato assegnato ad un tale Muhammad Yunus e alla Grameen Bank (da lui fondata nel 1976), una banca del Bangladesh che presta piccole somme di denaro (dell'ordine di qualche centinaio di dollari) a persone che ne fanno richiesta. Studi di econometria delle Nazioni Unite hanno dimostrato che la possibilità di prendere in prestito denaro permette alle persone povere di sfruttare le opportunità economiche che le circondano, di migliorare la propria condizione di vita e, nel lungo termine, persino di superare la soglia di povertà.

Ora veniamo al punto.


Kiva - loans that change lives

Kiva è un'organizzazione americana non a scopo di lucro che permette agli utenti registrati sul suo sito di prestare denaro a persone nei paesi in via di sviluppo tramite varie istituti di microfinanza che operano sul posto. Esempio pratico:

  1. Vado sul sito di Kiva e scopro che la signora Tal dei Tali, in Uganda, ha chiesto in prestito 75 $ per comprare un carretto per portare le patate al mercato;

  2. Presto 25 $ alla signora Tal dei Tali;

  3. Quando l'intero prestito è stato finanziato (da me e altre persone), la signora Tal dei Tali riceve i suoi 75 $, si compra il carretto e porta le patate al mercato;

  4. La signora vende le sue patate al mercato e guadagna i soldi che le permettono di ripagare il prestito;

  5. La signora Tal dei Tali ripaga il prestito (secondo le statistiche delle Nazioni Unite, questo avviene nel 97% dei casi; Kiva, nella sua storia di poco più di un anno, ha un risultato del 100%);

  6. I soldi tornano nel mio conto Kiva, e posso scegliere se ritirarli o reinvestirli.
Il sito contiene un'eccellente raccolta di FAQ sulla microfinanza, che ne descrive il funzionamento e i risultati; inoltre, spiega in maniera a mio parere molto chiara come funziona Kiva (ad esempio qui o qui).

Non vi voglio annoiare con altri dettagli tecnici. Io sono rimasto convinto da tutto questo e mi sono iscritto. Se la cosa vi convince, provatelo. Se non vi convince, lasciate due righe e fatemi sapere perché.

venerdì 16 marzo 2007

Abbracci gratuiti

Ecco una campagna francese contro la discriminazione nei confronti dei sieropositivi. Date un'occhiata, secondo me è bella.






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