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mercoledì 13 ottobre 2010

WiFi Inside / 1

Non sono più tanto sicuro che l'Universo esista. Non parlo degli elettroni, dei potenziali vettori, del gruppo di rinormalizzazione, delle onde gravitazionali e via dicendo; una simpatica combriccola, nulla in contrario, ma non è perché abbiamo passato qualche ora piacevole insieme che esisti. [Note to self: una gibella sull'ontologia del gruppo di rinormalizzazione — ecco l'idea per tenere incatenati al monitor milioni di lettori!] Il mio problema è che non sono più sicuro dell'esistenza di questa tastiera, di questa stanza, della sedia che ho sotto il mio modestissimo culo, per servirvi. Sono un visionario? Sono i primi segni dell'Alzheimer? È senz'altro una forma di deformazione professionale. La Scienza sarà anche una gran figata, con tutti i suoi termini non lineari, spostamenti virtuali e Gedankenexperiment; ma mi ha giocato uno scherzetto malizioso.

Tutto cominciò con la storia dell'etere. Generazioni di scienziati furono sinceramente convinti della sua esistenza; e, si badi bene, si trattava di gente rispettabilissima, esimi scinziati com mogli e bambini, borghesissimi professori con i piedi per terra, tutti convinti che l'etere avesse la stessa concretezza della loro pomata per i baffi o dei loro pedalini. Poi due ammericani senzadio, Albert Michelson e Edward Morley, con quattro specchi e un occhio fino convinsero tutti che l'etere, se pure esisteva, doveva avere proprietà meccaniche radicalmente diverse dai budini Danone. Poiché quest'idea non piaceva a nessuno, poco a poco dell'etere non rimasero che un imbarazzante ricordo e qualche reliquia linguistica. Dalle pomate per i baffi al topolino dei denti nel giro di una notte.

Ero giovane quando mi hanno raccontato questa storia. Immaginavo le facce di tutti quei signori perbene mentre leggevano gli articoli di Michelson e Morley. "Ohibò, poffarbacco, sacrebleu", si dicevano strabuzzando gli occhi e aggrottando le folte sopracciglia. Ridevo di loro. Io, uomo del terzo millennio, so che l'etere è soltanto un'utile semplificazione del reale, so che la scienza è soltanto un modello, una macchina. Non bisogna prenderla troppo sul serio. Non so se l'uomo della strada dubita dell'esistenza di elettroni, potenziali vettori, ecc.1. Probabilmente se ne sbatte; ma se non dubita, dovrebbe. La macchina-scienza è un prodotto dell'umane menti e di quella di Ed Witten; e dunque contiene soltanto ciò che ci abbiamo messo dentro noi.

Ogni tanto provo a installare un nuovo pacchetto, e la Macchina si lamenta di conflitti e di dipendenze insoddisfatte:

# aptitude install special-relativity
I seguenti pacchetti NUOVI (NEW) saranno installati:
  special-relativity{b}
0 pacchetti aggiornati, 1 installati, 0 da rimuovere e 0 non aggiornati.
È necessario prelevare 18.5 B/18.5 MB di archivi. Dopo l'estrazione, verranno occupati 45.8 MB.
I seguenti pacchetti hanno dipendenze non soddisfatte:
  special-relativity: Va in conflitto: galilean-relativity ma 1:2.8.2 è installato.
  special-relativity: Va in conflitto: libsimultaneity ma 0.9.0+dsfg1-2 è installato.
  galilean-relativity: Va in conflitto: special-relativity ma 1:3.0.1 sta per essere installato.
Le seguenti azioni permetteranno di soddisfare queste dipendenze:

     Rimuovere i seguenti pacchetti:
1)     galilean-relativity
2)     libsimultaneity



Accettare questa soluzione? [Y/n/q/?] Y

Ma la cosa non mi perturba affatto. Ha! Che ingenuità lasciarsi sorprendere dall'effetto tunnel! Che facce da fessi che fanno gli studenti quando parli con la massima disinvoltura del principio di indeterminazione! Ma io non ho paura. Io sono un iniziato.

Poi ho esagerato.


1 Nel corso di un recente sondaggio telefonico, a 631 italiani di età compresa tra i 25 e i 60 anni è stata rivolta la domanda "Lei crede nell'esistenza di elettroni, potenziali vettori e menate varie?". Il 2% ha risposto "sì". Il 3% ha risposto "no". Il 95% ha risposto "eh?". ^

mercoledì 25 marzo 2009

Mijn vriend Karel van der Bruin

(Si consiglia di lanciare il video a lato a guisa di colonna sonora della gibella. Abbiate pazienza, per gli effetti speciali ci stiamo ancora attrezzando.)

Brasile.

Il solo nome già evoca visioni di spiagge assolate, noci di cocco, partite di calcio acrobatico, bikini minimalisti, Cacao Meravigliao e saudade. (Chissà com'è la visione della saudade. Fosse nostalgia di Napule, non avrei difficoltà a immaginere un tipo vestito da Pulcinella che piange, suona il mandolino e il tamburello e balla la tarantella ué ué affacciato a una finestra e sbocconcellando una sfogliatella accompagnata da una tazzulella di caffè; ma l'immagine di un brasiliano vestito di piume di struzzo che piange, suona il canillo1 e balla il samba tunz-tu-tunz tun-tun-tu-tunz sulla spiaggia di Copacabana sorseggiando una capirinha e rimpinzandosi di biscoito Globo, quest'immagine mi risulta un tantino meno credibile. Sarà una questione di abitudine.)

Ecco, io in Brasiu (mi si passi la grafia fonetica) ci sono stato, e posso garantire che è tutto vero. (A parte il Cacao Meravigliao. Che poi sarebbe Meraviglião. Che poi sarebbe Meraviglione. E se cacao fosse cacão, allora sarebbe cacone, e allora hai voglia di mettere ballerine scosciatissime. Chiaro?

No. Allora continuate a leggere.)

Ecco, io volevo parlare del Brasiu, della saudadgi e della bossa nova, e invece mi avete incastrato a spiegare come imparare il brasiliano in dieci giorni; tant pis.

La regola è la seguente: per parlare brasiliano bisogna (a) imparare quei quattro-cinque verbi che sono diversi, (b) parlare in napoletano (c) con un accento barese. La dimostrazione ha avuto luogo in una casa de sucos, un posto dove (udite udite) si vendono succhi di frutta.

(Trascrizione fonetica.)

Io:Um suco dgi còco (con le O aperte), por favor.
Bibi:(non capisce e lo fa presente)
Io:(scandisce) Um... suco... dgi... còco.
Bibi:(illuminazione) Ahh! Cócu! (pronuncia barèse stretta)

Il brasiliano è tutto così. Se arrivi stasera alle dieci, domani alle due sai ordinare da mangiare, dopodomani impari a contrattare con i bancarellisti e dopo dieci giorni chiacchieri amabilmente con il tassista che ti accompagna all'aeroporto (dicendo — mio testuale commento sul traffico dell'ora di punta — "Eh... a gente va à casa"). Ma qual è il trucco?

Il trucco, come quando si impara una qualunque lingua straniera, consiste nel costruire una tabella mentale di corrispondenze più o meno regolari con le altre lingue che si conoscono. Tali corrispondenze possono essere semplici traduzioni (formaggio ↔ queijo) oppure schemi di applicazione sufficientemente regolare da giustificarne l'introduzione. Esempio: se la parola italiana finisce per -zione, stai sicuro che la parola brasiliana finirà per -ção. Se quella italiana finisce per -ino, spesso quella brasiliana finisce per -inho; e se quella italiana finisce per -one, quella brasiliana finirà per -ão. (Quindi Falcão in realtà si chiamava Falcone. E no, Alemão non si chiamava Alemone; si chiamava Tedesco.) La cosa funziona talmente spesso tra italiano e brasiliano che qualcuno dovrebbe scriverci un programmino per tradurre automaticamente e maccheronicamente i testi dall'italiano al brasiliano.

Ma guarda un po' la coincidenza, questo programmino l'ha già scritto qualcuno (io). L'ho chiamato aristoteles, più in onore del centravanti che del filosofo. È scritto in Perl3, è rilasciato sotto licenza GPL4 e può essere scaricato liberamente da qui.

aristoteles è semplice da usare: gli si dà un file di testo in italiano e lui risputa tutto tradotto in brasiliano. Il va sans dire che io non lo userei per tradurci la mia tesi di laurea; in questo senso, aristoteles non è un traduttore: è più un simulatore del mio cervello.

Ma vediamolo all'opera:

A A Abbronzatissima
sotto i raggi del sole
come è bello sognare
abbracciato con te.
A A Abbronzatissima
a due passi dal mare
come è dolce sentirti
respirare con me.
Sulle labbra tue dolcissime
un profumo di salsedine
sentirò per tutto il tempo
di questa estate d'amor.
Quando il viso tuo nerissimo
tornerà di nuovo pallido
questi giorni in riva al mar
non potrò dimenticar.
A A Abronzatissima
debaixo os ragi do sol
como é belo sonhar
abraciado com ti.
A A Abronzatissima
a dois passi do mar
como é dolce sentirti
respirar com mim.
Sobre as labra tue dolcissime
um profumo de salsedinhas
sentirò para todo o tempo
de esta estate d'amor.
Quando o viso tuo nerissimo
tornerà de noo palido
questi giorni em riva ao mar
não potrò dimenticar.

Da Rimini a Ipanema in 0.484 secondi.

Ah, un'ultima cosa. Vi è piaciuta la colonna sonora? Un mito, Disco Samba, eh? Bella la musica brasiliana, eh? Eh, come suonano i brasiliani...

Peccato. I Two Man Sound, signore e signori, sono belgi. Wikipedia docet. (Ma grazie Luca per la segnalazione.) E con questo ho rovinato la serata alla metà di voi.


1 Canillo è il nome con il quale ho sempre designato il putipù brasiliano2. Produce il suono di un cagnolino che guaisce (donde la denominazione). ^

2 Ho appena scoperto che in brasiliano il canillo si chiama cuica. ^

3 Perl è un linguaggio particolarmente adatto a fare di queste cazzate. Chi usa Linux probabilmente sa cos'è, ma non avrà bisogno di installarlo perché con tutta probabilità ce l'ha già. Tutto ciò è triste: chi ha le conoscenze per installarlo, non ne ha bisogno; chi usa Windoze probabilmente crede che Perl sia una marca di dentifricio. ^

4 No, la bombola non c'entra. ^

venerdì 13 febbraio 2009

Elogio della bestemmia

L'Homo Sapiens Sapiens si distingue dal resto del bestiario terricolo perché è l'unico essere vivente che è riuscito a sviluppare un linguaggio. Il motivo per cui gli scimpanzé non hanno mai scoperto la ruota, il fuoco, il ballottaggio e Retequattro1 è che la corretta accentazione dei monosillabi giace ben al di là delle loro capacità (e anche di quelle di molti esemplari di H. Sapiens Sapiens). Lo sviluppo di un linguaggio complesso e articolato è sicuramente un requisito fondamentale per la nascita del pensiero razionale e della società, ma anche — pensa un po' — della religione. (Questo spiega, tra l'altro, perché i delfini non vanno a messa.)

Lo stretto legame tra linguaggio e religione è stato troppo spesso frainteso. Non è vero, come si crede, che la religione usa il linguaggio allo scopo di diffondersi; per questo basta una clava sufficientemente pesante, come secoli di crociate e guerre sante hanno dimostrato. Il legame risiede invece nell'uso che il linguaggio fa della religione. E la risposta naturale del linguaggio (il logos, il ragionamento, la razionalità) alla religione è ovviamente la bestemmia.

L'Homo Sapiens Sapiens, pertanto, può essere definito come l'unica specie che bestemmia. È anche l'unica specie che ne ha motivo, probabilmente. La nascita della bestemmia è sicuramente contemporanea alla nascita del sentimento religioso.

Uomo delle caverne 1:Mi chiedevo...
Uomo delle caverne 2:Hm.
UC1:Hai notato quel coso luminoso in cielo oggi?
UC2:Mhm.
UC1:Mi dicevo che secondo me è un coso sovrannaturale.
UC2:Mmm.
UC1:Tipo che oltre ad andare in giro tutti i giorni, secondo me ha anche creato l'Universo.
UC2:...
UC1:E ha delle grandissime aspettative morali su di noi.
UC2:Hmmmm.
UC1:E si incazza se ti tocchi.
UC2:...
UC1:Penso che lo chiamerò Dio.
UC2:Ma porcoddìo, sto cercando di dormire!
UC1:AAAH! ERESIA! SACRILEGIO! INQUISIZIONE, A ME! (appicca un falò)

Dal dì che nozze, tribunali ed are sono stati inventati, la bestemmia ha dunque incarnato la reazione naturale dell'uomo razionale di fronte al mistero della superstizione, ops, volevo dire della religione. Da Nerone a Federico II, da Lucrezio a Enrico IV, da Galileo a Nietzsche, personaggi storici di ogni epoca e pensatori di ogni scuola si sono concessi il sollazzo catartico della bestemmia. (Secondo me soprattutto Nietzsche.) Inoltre, l'efficacia della bestemmia aumenta con il numero delle sue declinazioni. Perché il mondo intero non venera Sai Baba? Perché a forza di dire mannaccia Sai Baba ci si annoia presto. Pensateci. Nelle religioni pagane, invece, gli dei erano tanti e dunque offrivano innumerevoli possibilità di bestemmiaggio (mannaccia Zeus, porco Poseidone, vacca Afrodite, ecc.). Le sahasranāma sono liste di mille e più nomi delle divinità induiste (per variare sull'altrimenti monotono Shiva puttana). Allah ha cento nomi (mannaccia Al-Ghafūr, per esempio). Il dio degli ebrei viene chiamato con nomi diversi a seconda dell'aspetto della sua divinità che si vuole mettere in risalto (ma nessuna bestemmia è più efficace di YHWH cane). Il dio dei cristiani non ha un nome (siamo seri, "Dio" è un nome da dio2 tanto quanto "Cane" è un nome da cane), ma in compenso ci sono decine di migliaia di santi e madonne per agiografare a dovere la propria frustrazione (per non parlare di raffinatezze al passo con l'attualità come Cristo pedofilo). Per la gioia di tutti, ecco l'indirizzo di un sito (http://www.santiebeati.it/) che contiene i nomi di migliaia di santi, beati, venerabili e non ho capito bene cos'altro. La cosa mi ha talmente esaltato che ho scritto un piccolo script bash3 che si connette al sito, sceglie un santo a caso e lo bestemmia diligentemente. Esempio:

davide@macco:bestemmiatore$ ./bestemmiatore
Mannaccia Santi Michele, Gabriele e Raffaele!
davide@macco:bestemmiatore$ ./bestemmiatore
Mannaccia San Massimino di Micy!
davide@macco:bestemmiatore$ ./bestemmiatore
Mannaccia San Vulstano di Worcester!

Un giorno di questi aggiungo l'opzione per bestemmiare la Madonna e il Padreterno.

Postilla. Caro lettore pio e devoto, se questa gibella ha urtato la tua sensibilità, sono contento; vuol dire che ho raggiunto il mio scopo. Spero che questo ti faccia riflettere su quanto la sensibilità degli atei e dei laici come me debba essere urtata ogni giorno dalle ingerenze della Chiesa cattolica nelle faccende dello Stato italiano. Non sono uno che bestemmia, ma gli accadimenti recenti me ne hanno dato una voglia irrefrenabile.

Postilla alla postilla. Secondo la legislazione vigente dello Stato italiano, la bestemmia è considerata un illecito amministrativo punibile con una sanzione da euro 51 a euro 309. Secondo il diritto canonico, chi si dichiara ateo (come ho appena fatto io) è classificato come apostata e pertanto incorre automaticamente nella scomunica latae sententiae. Questa gibella finirà per costarmi 309 euro più un'eternità sotto una pioggia di fuoco.


1 La regia vi ricorda che Retequattro è fuorilegge da almeno una decina d'anni. ^

2 Non è che "Allah" sia tanto meglio, eh. ^

3 Ecco il sorgente dello script. ^

#!/bin/bash

low=$RANDOM
high=$RANDOM
epoch=$(bc <<EOF
$low+32768*$high
EOF)

query=$( date -d @$epoch +%m/%d )
url='http://www.santiebeati.it/'$query

tmpfile=$(mktemp)
wget -q -O - $url | iconv -f latin1 -t utf-8 | sed -n -e 's!.*href="/\(dettaglio/[0-9]*\).*!\1!gp' > $tmpfile

lines=$(wc -l $tmpfile | cut -f 1 -d ' ')
if [ x$lines == x0 ]; then
    echo FAIL
    exit 1
fi

line=$(( $RANDOM % $lines + 1 ))
url='http://www.santiebeati.it/'$( sed -n $line'{p;q;}' $tmpfile )

rm $tmpfile

santo=$( wget -q -O - $url | iconv -f latin1 -t utf-8 | grep -i title | sed -n -e 's!.*<title>\(.*\)</title>!\1!ig' -e 's!.$!!gp' | sed -e "s!' !'!g" )

echo Mannaccia $santo! 

venerdì 11 luglio 2008

Peluria di mezzi

Elenco (incompleto) di cose inutili che mio malgrado ricordo a memoria.

  • Numeri di telefono di Napoli prima che si passasse alla numerazione a sette cifre:
    • 21 70 23, casa mia.
    • 21 53 80, mia nonna.
    • 21 29 01, l'altra nonna.
    • 21 56 20, Palumbo (già Giuseppe).
  • Brani di letteratura scelta, tra cui:
    • La volpe e l'uva.
    • La favoletta del pullus gallinaceus in versione riveduta e semplificata per studenti del biennio.
    • Il carme "Carpe diem" di Orazio (il marito di Clarabella).
    • Svariate terzine della Commedia.
    • "I wandered lonely as a cloud", William Wordsworth.
  • Il paradigma parco, is, peperci (perfetto a raddoppiamento), parcitum, parcĕre.
  • Testi di canzoni che avrei volentieri dimenticato:
    • "Non amarmi", Aleandro Baldi e Francesca Alotta, Sanremo 1992.
    • "Figli", Toto Cutugno, Sanremo 1987.
    • "Back for good", Take That.
    • Certe sigle dei cartoni animati.
  • Tredici cifre significative di e.
  • Le sigle automobilistiche italiane.
  • La capitale del Burkina Faso (Ouagadougou).
  • Il mio numero identificativo su ICQ.
  • Numerose linee di autobus ATAN non più esistenti:
    • V10
    • 185
    • 118
    • 135
    • 114
    • V7
    • 101
    • 47
    • 42
    • V5
  • L'ATAN.
  • La SIP.
  • Il valore del gettone telefonico (duecento lire).
  • Il quintetto base dei Chicago Bulls 1995-1996.

Ma sai che ti dico?

root@cervello:~/ricordi# find . -mtime -5475 -type f -exec gzip \{\} \;

Tipo 1: Ti presento Tipo 2.
Tipo 2: Ciao, piacere, Tipo 2.
Davide: Piacere... eh... uh... ehm... Davide.

venerdì 27 giugno 2008

Etimologia di un soprannome

Conversazione vera svoltasi stasera su MSN tra me e Brigida. Si parla del mio ubiquo soprannome cibernetico, "Arek' Fu".

Bri:allora
Bri:che vuol dire ?
Davide:cosa
Bri:arek'fu
Davide:ah
Davide:non te l'ho detto?
Bri:no
Davide:davvero?
Bri:si
Davide:guarda che te l'ho detto
Davide:prima
Bri:no
Davide:non hai letto
Bri:no
Bri:no
Bri:no
Bri:no
Bri:no
Davide:sì
Bri:no
Davide:ah beh
Davide:io l'ho detto
Bri:no
Davide:se poi tu non l'hai visto
Davide:sono affari tuoi
Bri:ho già controllato
Bri:la cronologia
Bri:e nn c'è
Bri:mi disp
Bri:daiiii
Bri:ma che ti costaa
Bri:perdi + tempo a dire che nn me lo vuoi dire
Davide:quando hai detto che era un anagramma
Davide:ci sei andata vicina
Bri:eh
Bri:nel senso
Bri:che è un anagramma o no ?
Davide:anche
Davide:è l'anagramma di krfeau
Davide:che tradotto in numeri
Davide:diventa
Davide:11 18 5 1 6 21
Davide:ok?
Bri:perchè la k è l'undicesima lettera ?
Davide:esatto
Bri:ok
Bri:ed i numeri ?
Davide:ora
Davide:se li scrivi uno sotto all'altro
Davide:11
18
5
1
6
21
Davide:però allineati a destra
Bri:mmm
Davide:e scrivi
Davide:un più e un meno
Davide:un diviso e un per
Davide:e poi di nuovo un più
Bri:mmm
Davide:ottieni
Davide:165
Bri:mi stai prendendo in giro ?
Davide:no
Davide:ti sto spiegando da dove viene arek' fu
Bri:e 165
Davide:165 ok?
Bri:si
Davide:ok
Davide:165 = 118 + 47
Davide:il 47 passa sotto casa mia a napoli
Davide:e il 118 andava a mergellina
Davide:QUINDI
Davide:casa mia a napoli
Davide:+
Davide:mergellina
Davide:= ?
Davide:ià
Davide:mo questo passo lo fai tu
Bri:165
Davide:eh
Davide:ma 165 cosa rappresenta?
Bri:napoli
Davide:da casa mia a mergellina...
Bri:che c'è
Bri:?
Davide:che strada si fa?
Bri:da casa tua a mergellina ?
Davide:eh
Davide:la maggior parte della strada si fa sul...?
Bri:via caracciolo?
Bri:mare
Davide:ma quale via caracciolo e mare
Davide:sul corso...?
Bri:vittorio emanuele
Davide:e chi era vittorio emanuele?
Bri:o mio dio
Bri:re
Davide:eh
Davide:ma non c'entra
Davide:in che giorno è morto
Davide:lo sai?
Bri:9
Davide:9 cosa
Bri:gennaio
Davide:e cos'è il 9 gennaio?
Bri:boh
Bri:il tuo onomastico ?
Bri:ihihi
Davide:quasi
Davide:è 11 giorni dopo il mio onomastico
Davide:capito?
Davide:perché 11 giorni?
Davide:perché il ragionamento consiste di 11 operazioni matematiche
Bri:??
Bri:o mio dioo
Davide:capito?
Bri:e meno male che era una cavolata
Davide:sei contenta ora?
Bri:ma le undici operazioni matematiche
Bri:sono qlle che fai ai numeri
Bri:11
Bri:18
Bri:5
Bri:1
Bri:6
Bri:21
Davide:esatto
Bri:mmm
Bri:certo
Bri:che se te lo sei inventato
Bri:ora
Bri:non è stato facile
Bri:cioè se mi hai detto una palla per improvvisare
Davide:non avrei mai potuto
Davide:ti dispiace se metto questa conversazione sul mio pluzio? la gente me lo chiede spesso da dove viene
Bri:noo
Bri:vai
Davide:grazie
Bri:ma tu nn vuoi dirlo
Davide:perché la cabala è importante
Davide:i numeri sono potenti
Davide:hanno un influsso sugli uomini
Davide:e se qualcuno conosce i miei numeri
Davide:chissà cosa mi può fare
Bri:ma sei partito dai numeri
Bri:e sei arrivato alle lettere ?
Davide:esatto
Bri:mmm
Davide:devi provarci anche tu
Davide:non è difficile
Bri:e qnt ci hai penato ?
Davide:non troppo
Davide:due o tre mesi
Bri:azz
Davide:eh ma ne è valsa la pena
Bri:ma adesso
Bri:tutti sapranno il tuo segreto
Bri:ed i tuoi numeri
Davide:magari li censuro
Davide:lascio solo il ragionamento
Bri:ah
Bri:ok
Davide:furbo eh?
Bri:sisis
Bri:allora nn vedo
Bri:l'ora
Bri:di leggere
Bri:il pluzio
Bri:ihihi
Davide:lo comincio a scrivere ora
Davide:domani credo lo trovi
Bri:ok
Bri:vado
Bri:domani
Bri:grazie
Bri:per la tua pazienza
Davide:grazie a te...

...e ci conosciamo da vent'anni.

sabato 16 febbraio 2008

L'asino di Buridano

Nicla: sei andato in germania?

Nicla ti ha inviato un trillo

Davide: sì
Davide: stai calma
Davide: sto facendo 5 cose contemporaneamente
Nicla: ah ok
Nicla: scusa
Davide: sono tornato ieri
Davide: e non mi ha affatto entusiasmato
Nicla: perchè?
Davide: lavoro palloso
Davide: pensa che mi vogliono far diventare uno sperimentale
Nicla: e a te nn piace?
Davide: preferirei un dito in un occhio.

domenica 25 novembre 2007

Il mondo visto con gli occhi di un ammericano

Nel nostro misero e ristretto essere europei (eredi e portatori di millenni di storia, tradizioni, cultura ecc.) non ci rendiamo conto di quanto diverso il mondo debba apparire agli occhi dell'ammericano medio (Homer Simpson). L'ammericano è padrone del mondo. Se viene in Europa, tutti parlano la sua lingua (o si sforzano di farlo), quindi può ordinare tutti i Big Mac che vuole senza difficoltà. Se vuole andare al cinema a guardare un paio d'ore di esplosioni, di inseguimenti e di donna sexy che arriva vicina tanto così a uccidere il cattivo, ma non ci riesce, viene catturata e alla fine viene salvata dal bisteccone di turno, può farlo senza problemi. Se ha voglia di una ninfetta biondina che canti un po' di sano pop sciacquapalle, c'è. Hip-hop socialmente impegnato cantato da mafiosi multimilionari? Cèlo. Certo, si deve adattare a certi retaggi barbarici della subcultura europea, come la mancanza di aria condizionata, ma in fondo l'ammericano è un tipo elastico e tollerante. C'è posto per tutti in Ammerica.

Per fortuna, anche noi ci stiamo ammericanizzando. Era ora. I giornali hanno finalmente cominciato a concentrarsi su notizie veramente importanti, come il pallone. Be', esagero. Non succede sempre così. Se muore un militare italiano in Afghanistan, se ne parla tanto. Ed è giusto. Ampio spazio all'eroismo dei nostri figli che si immolano per la patria sull'altare del... del... cos'era? Cos'è che c'era in Afghanistan? Non mi ricordo più. Ma mi pare che ora è in Iraq.

Almeno abbiamo il privilegio di diventare un po' più ammericani nella nostra quotidianità. Io la mattina esco di casa, metto in moto il mio vagone da stazione e vado a lavorare. Arrivato in ufficio, mi siedo davanti al calcolatore personale, avvio Finestre XP e apro Tuonuccello (molto più potente di Fuoriguarda) per controllare su Postacalda se qualche amico mi ha segnalato un nuovo video divertente su Tutubo. Fatto ciò, uso il topo per aprire Fuocovolpe, il mio curiosatore preferito (non amo l'Esploratore dell'Interrete... troppi insetti) e mi dedico all'aggiornamento del mio profilo su Faccialibro; apro eMulo per scaricare un po' di musica roccia (eh, sì... adoro la roccia, la roccia dura e il metallo pesante), apro il mio programma di chiacchiera preferito e dopo un'altra mezz'ora finalmente mi rendo conto che sarebbe ora di mettersi a lavorare.

Ecco allora che apro Acrobata per leggere il PDF con le istruzioni per installare l'autista del nuovo disco duro; poi scribacchio un po' con Parola, creo una presentazione con Potenzapunto e lavoricchio con Fotonegozio fino a che non si fa ora di andare via. La sera, per rilassarmi, prendo appuntamento con un amico gaio per andare a prendere un gallocoda, mangiare un amburghese e magari andare a guardare una pellicola. Cosa potrei chiedere di più?

martedì 12 dicembre 2006

Il software del futuro

Fatevi un piacere: andate immediatamente a visitare questo sito e installate NaDa™. Io l'ho scoperto soltanto oggi e sono rimasto folgorato: l'ho installato su Linux e su Windows, funziona alla grande e fa esattamente quello che vi aspettate che faccia!... e, come se non bastasse, è anche gratis.

Insomma, siete ancora qui?! Dovreste essere qui!

Fatemi sapere che ne pensate. Ah, e già che ci siete, date anche un'occhiata agli entusiastici commenti degli altri utenti di NaDa™.