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mercoledì 13 ottobre 2010

WiFi Inside / 2

È successo una sera in treno, a causa di un libro mediocre e di un lungo ritardo. Contavo i lampioni dal finestrino, rileggevo con accorato interesse le modalità d'uso del martello rompivetro e calcolavo la somma delle cifre del numero di serie del mio biglietto. In altri termini, mi facevo due coglioni così. Poiché il viaggio si prospettava ancora lungo, decisi di fare un esperimento: se avessi chiuso e riaperto gli occhi, magari mi sarei trovato in tutt'altro luogo. (Tale era la mia disperazione.) Fissai la porta in fondo al vagone. Il manifesto pubblicitario ivi affisso prometteva magnifiche sorti e progressive di WiFi Inside. Molto bene. Chiusi gli occhi.

Immaginai un piccolo appartamento di Praga, una domenica mattina d'aprile. Fuori nevica ancora, ma a me importa poco perché sono seduto sul mio divano viola e mi riscaldo al fuoco del caminetto che crepita allegramente. Quanto mi piace l'odore pungente della legna umida che brucia. Din. Il forno a microonde mi chiama. La mia tazza di latte è calda, la porto davanti al caminetto con il resto della colazione: biscotti all'uva passa, frutta secca, persino un vasetto di Nutella. Non posso prendermela troppo comoda, però. Ho appuntamento tra una mezz'oretta con degli amici per andare a suonare e devo ancora farmi la doccia. Chissà dove ho messo la sciarpa. Ma come resistere alla Nutella!? Pieno di fiducia, riapro gli occhi.

WiFi Inside. Ciò mi spinse a due conclusioni. Uno, non ero a Praga. L'esperimento era fallito e non capivo perché (anche se sospettavo i biscotti — che razza di idea, da quando mi piace l'uva passa?!). Due, era proprio come se mi trovassi in uno stramaledetto treno in ritardo, con un pallosissimo poliziesco svedese da leggere e senz'altro da fare per passare il tempo che alcuni dubbi esperimenti di autoipnosi. Mi affascinò particolarmente il fatto che, nonostante l'infinità di combinazioni di colore e intensità possibili, i raggi luminosi che percepivo tracciassero infallibilmente sulle mie retine lo stesso misterioso geroglifico, come se all'altro capo del vagone esistesse davvero una scritta "WiFi Inside". Quel dannatissimo treno si ostinava a riproporsi alla mia percezione sempre identico, no matter quanto desiderassi vedere altro — eppure non riuscivo a convincermi che questo bastasse a dimostrarne l'esistenza.

E ancora oggi non riesco a concepire l'esistenza di quel treno come qualcosa di più di una comoda ipotesi di lavoro. Forse il treno sarebbe scomparso se avessi riprovato a chiudere gli occhi ancora una volta. Forse sarebbe scomparso se avessi fatto su, giù, su, giù, sinistra, destra, sinistra, destra, B, A. La riscoperta quotidiana della regolarità della percezione continua a generare in me un vago senso di stupore. O forse no, il treno non sarebbe scomparso perché esisteva davvero. Ma allora l'esistenza del treno coincide con la riproducibilità del suo esperire, ovvero con l'esistenza di leggi che ne regolano la fenomenologia. Se non esistessero le leggi della fisica, non potremmo sperimentare la Natura con regolarità e convincerci della sua esistenza. WiFi Inside, ergo philosophia naturalis.

WiFi Inside / 1

Non sono più tanto sicuro che l'Universo esista. Non parlo degli elettroni, dei potenziali vettori, del gruppo di rinormalizzazione, delle onde gravitazionali e via dicendo; una simpatica combriccola, nulla in contrario, ma non è perché abbiamo passato qualche ora piacevole insieme che esisti. [Note to self: una gibella sull'ontologia del gruppo di rinormalizzazione — ecco l'idea per tenere incatenati al monitor milioni di lettori!] Il mio problema è che non sono più sicuro dell'esistenza di questa tastiera, di questa stanza, della sedia che ho sotto il mio modestissimo culo, per servirvi. Sono un visionario? Sono i primi segni dell'Alzheimer? È senz'altro una forma di deformazione professionale. La Scienza sarà anche una gran figata, con tutti i suoi termini non lineari, spostamenti virtuali e Gedankenexperiment; ma mi ha giocato uno scherzetto malizioso.

Tutto cominciò con la storia dell'etere. Generazioni di scienziati furono sinceramente convinti della sua esistenza; e, si badi bene, si trattava di gente rispettabilissima, esimi scinziati com mogli e bambini, borghesissimi professori con i piedi per terra, tutti convinti che l'etere avesse la stessa concretezza della loro pomata per i baffi o dei loro pedalini. Poi due ammericani senzadio, Albert Michelson e Edward Morley, con quattro specchi e un occhio fino convinsero tutti che l'etere, se pure esisteva, doveva avere proprietà meccaniche radicalmente diverse dai budini Danone. Poiché quest'idea non piaceva a nessuno, poco a poco dell'etere non rimasero che un imbarazzante ricordo e qualche reliquia linguistica. Dalle pomate per i baffi al topolino dei denti nel giro di una notte.

Ero giovane quando mi hanno raccontato questa storia. Immaginavo le facce di tutti quei signori perbene mentre leggevano gli articoli di Michelson e Morley. "Ohibò, poffarbacco, sacrebleu", si dicevano strabuzzando gli occhi e aggrottando le folte sopracciglia. Ridevo di loro. Io, uomo del terzo millennio, so che l'etere è soltanto un'utile semplificazione del reale, so che la scienza è soltanto un modello, una macchina. Non bisogna prenderla troppo sul serio. Non so se l'uomo della strada dubita dell'esistenza di elettroni, potenziali vettori, ecc.1. Probabilmente se ne sbatte; ma se non dubita, dovrebbe. La macchina-scienza è un prodotto dell'umane menti e di quella di Ed Witten; e dunque contiene soltanto ciò che ci abbiamo messo dentro noi.

Ogni tanto provo a installare un nuovo pacchetto, e la Macchina si lamenta di conflitti e di dipendenze insoddisfatte:

# aptitude install special-relativity
I seguenti pacchetti NUOVI (NEW) saranno installati:
  special-relativity{b}
0 pacchetti aggiornati, 1 installati, 0 da rimuovere e 0 non aggiornati.
È necessario prelevare 18.5 B/18.5 MB di archivi. Dopo l'estrazione, verranno occupati 45.8 MB.
I seguenti pacchetti hanno dipendenze non soddisfatte:
  special-relativity: Va in conflitto: galilean-relativity ma 1:2.8.2 è installato.
  special-relativity: Va in conflitto: libsimultaneity ma 0.9.0+dsfg1-2 è installato.
  galilean-relativity: Va in conflitto: special-relativity ma 1:3.0.1 sta per essere installato.
Le seguenti azioni permetteranno di soddisfare queste dipendenze:

     Rimuovere i seguenti pacchetti:
1)     galilean-relativity
2)     libsimultaneity



Accettare questa soluzione? [Y/n/q/?] Y

Ma la cosa non mi perturba affatto. Ha! Che ingenuità lasciarsi sorprendere dall'effetto tunnel! Che facce da fessi che fanno gli studenti quando parli con la massima disinvoltura del principio di indeterminazione! Ma io non ho paura. Io sono un iniziato.

Poi ho esagerato.


1 Nel corso di un recente sondaggio telefonico, a 631 italiani di età compresa tra i 25 e i 60 anni è stata rivolta la domanda "Lei crede nell'esistenza di elettroni, potenziali vettori e menate varie?". Il 2% ha risposto "sì". Il 3% ha risposto "no". Il 95% ha risposto "eh?". ^

martedì 13 gennaio 2009

Sex and the Uluru

Sono recentemente entrato in possesso di un oggetto fantastico. Questo:

Cosa sarà? Qualche indizio:

  • non è lo spremiagrumi di Philippe Starck;
  • si usa muovendolo avanti e indietro su una parte del corpo umano;
  • procura godimento;
  • si può usare da soli, ma dà più piacere se è un'altra persona a manovrarlo;
  • appena lo si comincia ad usare dà un po' fastidio, ma ci si abitua in fretta;
  • in alcuni Paesi è noto come Orgasmatron.

Potrei andare avanti, ma ormai avrete capito tutti che si tratta di uno strumento per massaggiare la testa. La confezione illustra il principio di funzionamento di questo geniale gingillo.

The "Head Massager" is a very effective therapeutical instrument. It helps to reduce stress, and it stimulates and activates the positive energies inherent in our body — an experience you should feel and enjoy intensively.

Ora, sarò anche un esimio scinziato ma questa storia delle "energie positive" non l'ho mai capita. Cosa sono? Dove sono immagazzinate? C'è un ATP per le energie positive? Perché il corpo non le usa da solo? Posso alimentarci lo scaldabagno? Posso sollevarci un peso attaccato a una carrucola? (Anche se la carrucola è contenuta in un pollo di gomma?) Ma soprattutto, perché io, uomo del terzo millennio munito di Wikipedia, non ho mai capito che cazzo sono queste energie positive, mentre il più fesso degli aborigeni australiani sa perfettamente come liberarle?

Early versions of this traditional massaging-instrument have their origin [ma non mi dire] in the culture of the Australian aborigines [ecco], who used similar instruments to activate the hidden powers and energies of a head massage.

Vale a dire che non basta un massaggio normale. Grazie all'Orgasmatron (termine di origine aborigeno-australiana), gli aborigeni rilasciano i POTERI NASCOSTI del massaggio craniale. La scocciatura era che dopo ci vuole sempre uno che si mettesse con santa pazienza a raddrizzare tutti i cucchiaini.

Thanks to its material and its carefully thought out construction, the "Head Massager" works like a conductor absorbing the electrical fields of our body. It stimulates gently and helps to experience an intensive relaxation.

Se è il trucco è il conduttore, mi sono detto, va bene anche un termosifone. Numerose craniate nella ghisa hanno dimostrato che mi sbagliavo.

At the same time it massages the skin and stimulates hair growth.

La vera ragione per cui lo uso.

When using the "Head Massager" you will get goose pimples as a first reaction, a typical sign for an alert, activated and attentive mind.

Ebbene è così, possiedo una mente all'erta, attiva e attenta. Anche tutti gli amici che hanno provato l'Orgasmatron. Chissà gli aborigeni.

mercoledì 10 settembre 2008

La banda del buco

Lo avrete letto su tutti i giornali: siamo alla vigilia dell'inaugurazione del più grande acceleracosi del mondo e a pochi giorni dalla distruzione della Terra ad opera del primo buco nero artificiale. Vorrei celebrare l'evento raccontando anch'io qualcosa su quei personaggi che hanno lavorato sodo per ottenere questo spettacolare risultato e che presto verranno linciati da folle inferocite.

Al di fuori del circolo degli adepti ai lavori sono davvero in pochi a sapere quanto abbiano in comune congressi internazionali di esimi scinziati e falò sulla spiaggia di diciassettenni in fregola. Io che ho partecipato a questi e a quelli vi svelerò il segreto: in ambo i casi, ci si va per trombare, per farsi trombare, o quanto meno per ubriacarsi. Pregherei i lettori adusi alla prassi accademica di integrare il principio generale testé enunciato con l'esemplificazione della loro esperienza personale, possibilmente in forma anonima, in calce a questa gibella.

Il profano positivista si sentirà probabilmente a disagio all'idea che il futuro della scienza e della tecnologia occidentale, nonché quello del suo iPhone e della Playstation, riposino in grembo ad alcoolizzati sessualmente inappagati. "Perdindirindina," egli si dirà, "c'è una bella differenza tra una conferenza di fisica e un convegno amoroso di adolescenti: alla conferenza si va per ascoltare degli interessanti seminari!".

Il povero illuso. Anzitutto, del futuro della scienza, della tecnologia, dell'iPhone e della Playstation da domani risponderà un buco nero piuttosto incazzoso. E in ogni caso, no, gli scinziati non fanno i seminari per darsi un tono e fare finta di avere un ottimo motivo per andare alle conferenze; nell'ambiente lo sanno tutti qual è il vero motivo, nessuno ne fa mistero. Ce lo si dice in faccia. Perché, ordunque, gli scinziati si costringono a scoglionarsi dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 18:30 organizzando interminabili sessioni di farneticamenti?

È semplice. Per fare un falò sulla spiaggia ci vuole la legna, una spiaggia, una chitarra (della medesma qualità della legna da ardere) e il resto già sai; per fare una conferenza ci vogliono alberghi, ristoranti, sale riunioni, puntatori laser, computer, bancarielli per distribuire i badge, hostess appetitose per tenere svegli gli scinziati più rincoglioniti, dolćetti a volontà, accesso uai-fai al vuvvuvvù, spettacolini di intrattenimento e quant'altro. Se ne deduce (la dimostrazione è lasciata al lettore per esercizio) che una conferenza media costa quanto milleseicento-millesettecento falò sulla spiaggia, o quanto un incendio di medie proporzioni a via dei Tribunali. Chi ce li dà questi soldi? Ecco dove entrano in gioco i seminari. Servono a convincere quelli con i soldi (o, equivalentemente, quelli con la giacca) che alle conferenze si discute di cose interessantissime, si compiono grossi progressi, si stringono solide collaborazioni e ci si scambia profonde osservazioni sugli ultimi risultati. In realtà, già ve l'ho detto sopra, alle conferenze... ci siamo capiti.

Veniamo al sodo. Qualche mese fa ho fatto domanda a quelli con i soldi per andare a una conferenza a Montréal. Mi toccava di diritto, visto che era (è) una vita che non andavo (vado) a una conferenza e visto che avevo (ho) proprio voglia di vino a sbafo. Ahimè, quelli con la giacca devono aver tenuto d'occhio il mio pluzio, perché hanno deciso di non sborsare neanche una lira. Tutti, se li vogliono tenere i loro soldini, tutti tutti. Bastardi. Se li sono magnati tutti.

Poi ho capito. Magari se li fossero magnati, i soldi. Molto peggio: li hanno dati a questi tizi. Il passaggio più illuminante dell'articolo è l'occhiello:

Il segreto dell'attrazione secondo una ricerca britannica sta nella chiarezza / Bisogna far capire a chi si vuole conquistare che ci piace e dirglielo

Quanti anni hanno questi ricercatori, tredici? È più o meno da quell'età che so che quello che si butta (il mio amico) ricoglie e quello che non si butta (io) rifonde. Non solo si sono zucati i miei soldi per questa cazzata, non li hanno neanche usati per andare a una conferenza! Perle a chi non ha i porci, pane ai denti. E ormai è troppo tardi per rimediare.

Ah, mi raccomando, state lontani almeno qualche raggio di Schwarzschild da Ginevra.

martedì 10 giugno 2008

Dove osano i chi quadri

Va bene, mi arrendo. È ormai un mese che ci penso e non riesco a capire che significa. Di cosa parlo? Di questo.

Questo istogramma rappresenta il numero di gibelle di questo pluzio in funzione del numero di commenti che hanno generato, aggiornato a ieri sera. Per esempio, ci sono sedici gibelle che hanno ricevuto due commenti. Chiaro? Bene.

La sgargiante linea rosa shocking, invece, è un fit esponenziale. L'equazione della curva è

dove λ è un parametro libero, gλ(n) è il numero di gibelle aventi n commenti e Nc è il numero totale di commenti. Per determinare il parametro λ, ricorriamo al trucco preferito di legioni di pezzottatori di dati: il celeberrimo metodo del χ2, meglio noto come chi quadro.

Il gioco funziona così. Si definisce il chi quadro in questo modo:

Qui G(n) rappresenta il numero di gibelle che hanno effettivamente ricevuto n commenti (dato sperimentale registrato da me; private communication). Nella somma ho raggruppato i bin con n > 5 per ragioni di significatività statistica. Domande? Dubbi? Curiosità?

Bene. Il chi quadro dà un'indicazione quantitativa su quanto la distribuzione teorica gλ(n) sia in grado di descrivere la distribuzione sperimentale G(n). Più piccolo è il chi quadro, migliore è l'accordo. Il pezzotto consiste nello scegliere il valore del parametro λ che rende minimo il chi quadro. In altre parole, si impone

e si risolve l'equazione per λ. Numericamente, io ottengo λ = 0.6305, che è anche il valore che ho utilizzato per il grafico.

Fin qui, tutto chiaro (...). Il problema è che il valore del chi quadro è piccolo. Davvero piccolo. Tipo 0.77, con quattro gradi di libertà. Vado a guardare il P-valore... ecco, 94%. Ho o non ho ragione a sbalordire?

Auff. Si trova. Si trova troppo. Questa legge esponenziale vuol dire qualcosa. Sta cercando di dirmi qualcosa. È evidente.

Ma io non capisco.

domenica 6 aprile 2008

La fisica come la vedo io

La fisica — diciamocelo — non è mai stato un argomento di conversazione particolarmente popolare. La gente preferisce parlare del tempo, del pallone o dell'ermeneutica heideggeriana. Chi trae piacere da una discussione sull'elicità dello spinore di Dirac (sì, vi vedo là in fondo, potete abbassare le mani) sa di far parte di una specie rara, forse in via d'estinzione, e probabilmente è meglio così. Dico, magari questa specie si porterà nella tomba anche la notizia dell'esistenza dello spinore di Dirac.

Per qualche motivo imprecisato, tuttavia, alcuni concetti di fisica sono riusciti a superare la barriera naturale del circolo degli iniziati e si sono talmente diffusi nella comunità che sono giunti ad esercitare fascino ed attrattiva persino sull'uomo della strada. Occhei, non proprio sull'uomo della strada. Su moltissime persone. Molte persone. Alcune. Poche. Con gli occhiali. Un po' secchioncelli. Tipicamente disadattati sociali. Insomma, quelli che avrebbe potuto studiare fisica ma sono finiti a ingegneria.

Torniamo alla fisica. Si potrebbero fare numerosi esempi di argomenti di conversazione fisicheggianti alla portata dei personaggi di cui sopra. Si potrebbe anche andare a Bardonecchia in ginocchio con una molletta per i panni attaccata al pisello, ma non mi sembra un buon motivo per farlo. Ergo, mi limiterò a menzionare i casi più eclatanti.

Un argomento che va sempre molto forte è la teoria della relatività. La cosa non sorprende, giacché l'abbandono di spazio e tempo newtoniani a favore di un continuum quadridimensionale è una cosa che va giù a pochi, specie a quelli che si erano affezionati. Ma così è la scienza: un giorno di luglio ci si mette in macchina con lo spazio e il tempo newtoniani, si va in autostrada, li si fa scendere in una piazzola di sosta e si scappa. Non sarà carino, ma è necessario per comprendere le leggi che regolano la luce. Alcuni anni dopo, infatti, furono scoperti l'interruttore e l'ENEL. Lo spazio newtoniano è stato investito da un TIR mentre tentava l'attraversamento della Como-Chiasso. Il tempo, invece, volge al bello.

Un altro cavallo di battaglia dei nerd succitati è la meccanica quantistica. Anche qui, come per la relatività, saranno in pochi a gridare allo scandalo. (Bisognava farlo prima, quando l'hanno inventata. Ora è troppo tardi.) La meccanica quantistica, infatti, mette a dura prova gli elementi più fondamentali della nostra esperienza quotidiana, come l'idea che gli oggetti si trovino in un posto o che esistano quando non li si guarda. Anche se certi (io) vedono queste peculiarità come chiare indicazioni del fatto che questa teoria dovrebbe essere usata per accendere il fuoco nei caminetti e che si dovrebbe ricominciare dallo spettro del corpo nero, altre persone più qualificate di me hanno portato avanti coraggiosamente queste idee e ne hanno fatto una teoria e un credo. Vorrei però che tutti siano consapevoli di come sono andate in realtà le cose. Tra le persone "più qualificate" c'era Louis de Broglie, un laureato in storia che ha sostenuto la natura ondulatoria della materia nella sua tesi di dottorato. Storia. Non ci posso pensare. Se fossi stato io il relatore di de Broglie, le cose sarebbero andate così:

de Broglie: ...e quindi l'idea è che l'elettrone in realtà è un'onda.
Davide: Un'onda?
de Broglie: Ma sì.
Davide: Forse lei vuol dire "una particella".
de Broglie: Anche.
Davide: de Broglie, non faccia lo spiritoso. Non siamo alle scuole elementari.
de Broglie: No, professore, davvero! L'elettrone è un po' qui, un po' lì, ma il nostro linguaggio non è adatto a parlarne...
Davide: Allora torni quando avrà imparato.
de Broglie: Ma la doppia natura delle particelle...
Davide: Ma lei non era laureato in storia?
de Broglie: Sì.
Davide: Vada a zappare la terra.

Purtroppo, a quei tempi io non c'ero, e così oggi, per colpa di de Broglie e dei suoi amichetti, ci ritroviamo eredi di una teoria che funziona alla grande e della quale nessuno capisce niente. E non voglio neanche toccare l'argomento "teoria quantistica dei campi".

Ma nessuno degli argomenti di cui ho parlato finora può uguagliare in popolarità il secondo principio della termodinamica, universalmente (?) riconosciuto come terra di confine tra fisica e poesia. A dimostrazione di ciò cito un brano del S. Rosati, "Fisica generale", il mio libro di testo per l'esame di Fisica I.

Le continue trasformazioni che avvengono in natura fanno diminuire costantemente le differenze tra le temperature dei vari corpi e, come conseguenza, l'energia assume forme sfruttabili sempre più difficilmente, cioè l'energia si degrada. Così, la temperatura del sole diminuisce costantemente e quando dappertutto si avrà la stessa temperatura ogni trasformazione di energia, e quindi ogni processo, sarà impossibile.

Che dire? Una scena apocalittica che non può non far pensare alla sigla di Ken il Guerriero. Questo ci insegna che ciò che rende così irresistibilmente attraente il secondo principio della termodinamica è il sentimento del Sublime che esso esprime e trasmette.

Se ci si lascia prendere la mano, però, è facile scivolare nella paranoia di vedere il riflesso del secondo principio nella vita quotidiana. Io, per esempio, ogni volta che prendo una scala mobile affollata mi domando sempre: e se uno qualunque dei passeggeri decidesse di intalliarsi al termine della scala? La macchina (termica) infernale continuerebbe a sfornare cristiani che finirebbero per accumularsi contro l'ostacolo maciullato in un carnaio sanguinolento. Il fatto che nessuno si intallei rappresenta per il sistema "scala mobile" una condizione molto ordinata, con entropia molto bassa. Come mai non si verifica mai il contrario? Vai a saperlo.

Altro esempio: scrivo un programma di sedicimila righe e sbaglio un'istruzione; invece di scrivere
   if( a < b )
distrattamente scrivo
   if( a > b )
Il mio programma ovviamente non funziona e ci metto tre ore a scoprire perché. Ora, dico io, di quanto differisce il programma corretto da quello sbagliato? Qualche byte, probabilmente. Qual è la probabilità che una tale fluttuazione si produca spontaneamente? Dev'essere enorme. E come fanno allora i programmi a funzionare?

Si immagini una stanza ermeticamente sigillata. All'interno della stanza ci sono io con una confezione di costruzioni Lego Technic, preferibilmente la ruspa o la benna che mi piacciono tanto. All'inizio, la ruspa è smontata e i pezzi sono ammassati in disordine sul pavimento; l'entropia delle costruzioni è alta. Io mi siedo pazientemente per terra e metto insieme i pezzettini per costruire la ruspa. Due ore dopo, la ruspa è pronta; i pezzettini sono in uno stato ordinato che più ordinato non si può: la loro entropia è diminuita notevolmente. Però attenzione! Poiché la stanza è un sistema isolato, la sua entropia complessiva non può che aumentare! E che fine ha fatto l'entropia che le costruzioni hanno perso?

La risposta è agghiacciante: è nella mia testa. Ecco che fine fa l'entropia. L'essere umano si affanna a creare ordine nel mondo, a spazzare, a fare meno casino, a piegare la Natura ai suoi voleri, a ridurre l'entropia dell'universo; e, così facendo, non fa altro che zucarsi l'entropia delle cose, assorbirla e produrne ancora un altro po' (perché le trasformazioni sono tutte irreversibili). Tutta quest'entropia non ci può fare bene. Altro che OGM, inquinamento e palle varie: il problema è l'entropia. Per curarmi da questo male, ho preso l'abitudine di enunciare cifre decimali a caso prima dei pasti, e di battere a caso sulla tastiera del mio computer dopo i pasti. Ieri sera dopo cena ho battuto per un paio d'ore, e quando sono andato a rileggere ho scoperto che avevo scritto questo brano:

Shall I compare thee to a summer's day?
Thou art more lovely and more temperate:
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer's lease hath all too short a date:
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimm'd;
And every fair from fair sometime declines,
By chance, or nature's changing course untrimm'd;
But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou ow'st,
Nor shall death brag thou wander'st in his shade,
When in eternal lines to time thou grow'st;
So long as men can breathe, or eyes can see,
So long lives this, and this gives life to thee.

martedì 11 marzo 2008

Ultim'ora

Edizione straordinaria del TG1, ci sono notizie calde dal fronte scandinavo. Ci giunge notizia, ancora da confermare, che la cialmers iuniversiti ov teccnologgi stia scelleratamente dispensando titoli di dottore di ricerca nonostante le pressioni bipartisan del governo e dell'opposizione. Il papa ha fatto sapere con una nota di seguire la vicenda con particolare interesse. Ma diamo la parola al nostro inviato da gotebborg.

Sì è così Gina, secondo fonti interne al più rinomato politecnico della vestra gliótaland è ancora in corso la nomina a dottori di ricerca di numerosi scandalosi personaggi dal passato torbido.

Nel frattempo scorrono dietro di me le immagini delle proteste che si sono susseguite nel pomeriggio. Gli attivisti hanno preso d'assedio gli edifici dell'università e le forze dell'ordine sono state costrette a intervenire in forze per sgomberare il campo.

In attesa di ulteriori notizie ti restituisco la linea. Da gotebborg, per il TG1, Dario Drome.

Grazie, Dario. Il papa nel frattempo ha annunciato che prega per le vittime della tragica vicenda. Secondo gli ultimi sondaggi Domopak questi loschi figuri farebbero bene a trovarsi un lavoro vero, e in fretta. Vi terremo aggiornati in caso ci dovessero essere ulteriori sviluppi. Per questa edizione del TG1 è tutto, grazie dell'attenzione e a presto.

(In sovrimpressione scorre il nome della giornalista, Gina Scorre)

sabato 16 febbraio 2008

L'asino di Buridano

Nicla: sei andato in germania?

Nicla ti ha inviato un trillo

Davide: sì
Davide: stai calma
Davide: sto facendo 5 cose contemporaneamente
Nicla: ah ok
Nicla: scusa
Davide: sono tornato ieri
Davide: e non mi ha affatto entusiasmato
Nicla: perchè?
Davide: lavoro palloso
Davide: pensa che mi vogliono far diventare uno sperimentale
Nicla: e a te nn piace?
Davide: preferirei un dito in un occhio.

lunedì 11 febbraio 2008

Odessa pasta!

Il dottorato si avvicina. E che fa il vostro scinziato preferito nei fine settimana? Crea una Teoria di Grande Unificazione? Scuote le fondamenta della meccanica quantistica (e sarebbe anche ora)? Confuta il principio di Pauli? Esibisce superconduttività a temperatura ambiente? Pubblica articoli rivoluzionari? Gioca a Quake 4 sul suo nuovo computer quantistico? Arringa le folle? Prepara risposte brillanti a domande capziose? Si accultura? Lavora? Legge? Rilegge (la tesi, magari)? Scrive? Studia? Si candida con Forza Italia?

Neanche per idea.

Fa le lasagne.


Ed eccolo qui in compagnia di una graziosa contadinotta ucraina. Voi non lo sapete, ma a Kiev, la lasagna, come si dice in svedese, scassa.

Vi domandate cosa c'entrino le lasagne con la fisica nucleare? Aggiornatevi.

venerdì 25 gennaio 2008

Rivelazioni

Proprio pochi giorni dopo aver firmato la petizione a sostegno dei docenti della "Sapienza", i quali devo veramente raccontare tutta la storia? la sapete, no? il Santo Padre, i gruppi satanici, i perseguitati politici per la difesa dei valori cattolici, la magistratura comunista... firmate, comunque, magari cade anche il governo del Vaticano, riecco il collegamento, e rieccolo, arieccolo, più grande, più piccolo, più medio, non avete scampo, clicca qui, ha ha ha ha, congratulazioni! sei il milionesimo visitatore di questo sito! clicca qui per ritirare il tuo premio, take your chance and enjoy your bigger penis, no, sul serio, firmate ...a pochi giorni da voi-sapete-cosa, l'Altissimo ha pensato bene di segnalarmi in maniera chiara e inequivocabile che non solo esiste, ma mi tiene anche d'occhio.

Ma io, da stolto ateo agnostico paragnosta pagnotta gotta gatto Silvestro trentuno notturne serali scuole che sono, l'ho presa per una banale coincidenza. Lo so, brucerò in eterno nel fuoco della Geenna per questo, ma sono convinto che se ci si attrezza non è tanto male però sarebbe divertente se un giorno mi ci trovassi veramente, sai quanto mi prenderebbe per il culo l'Altissimo? sarebbe uno smacco intollerabile. Lo dice anche Woody Allen:

I don't believe in an afterlife, although I am bringing a change of underwear.

E se lo dice lui, io ci credo. mi fido di Woody Allen, fa un sacco di battute che non capisco e che quindi saranno intelligentissime

Stamattina ero dunque sul tram e, come tutti gli italiani che erano seduti al posto mio nel tram numero 8 in cui mi trovavo, leggevo un libro di Odifreddi che mi ha regalato mia madre. ora però non mi linciate perché leggo Odifreddi, per questo ho scritto che me lo ha regalato mia mamma, avrei potuto nascondervelo ma è funzionale a quanto sto per raccontare Alla fine di una intervista (immaginaria) mica tanto ovvio a Niuton, Odifreddi domanda:

Può dire allora, per concludere, una battuta su come si sente dopo aver vissuto una vita intellettuale intensissima?

Niuton non si fa pregare e così, su due piedi, risponde:

Come un bambino che gioca sulla spiaggia, e trova di tanto in tanto un sassolino più levigato o una conchiglia più bella del solito, mentre il grande oceano della verità giace sconosciuto davanti a me.

La memoria corre immediatamente a quel capolavoro della letteratura surrealistica che è Meccanica quantistica sullo spazio delle fasi e, in particolare, allo struggente capitolo conclusivo, del quale riporto uno stralcio:

Beh? E che c'è di strano?

C'è di strano che mezz'ora dopo consegnavo la tesi di dottorato.

Come interpretare questo segno dall'alto? Cosa ha voluto dirmi l'Altissimo? Snocciolo le ipotesi più ovvie.

  • Figlio. Convertiti. Sgozzerò il vitello grasso. (voce tonante)
  • Figlio. Convertiti. Sgozzerò il vitMMMUUUUUU
    UU
    UUUUUUUUUUUUUUUUUUAAAAaaa
    aaaa
    aaagghhlhlllhhhllhllllhhhhh...
    (anche la voce del vitello è tonante)
  • Ti vedo!
  • Tu! TU IN FONDO ULTIMO BANCO SMETTILA IMMEDIATAMENTE O TI METTO UNA NOTA SUL REGISTRO!
  • Tana per Davide!
  • Figlio. Io sono Niuton.
  • Figlio. Io sono Odifreddi.
  • No. I am your father.

Ma soprattutto, quale citazione ho scelto per i ringraziamenti della mia tesi di dottorato?

mercoledì 16 gennaio 2008

Abiura di Galileo

Sullo spunto dei recenti fatti di cronaca, pubblico una rivisitazione lirica dell'abiura di Galileo Galilei ad opera di Piergiorgio Odifreddi, matematico e scrittore.

Oggi, mercoledì 22 giugno 1633, io Galileo Galilei, figlio di Vincenzo, di anni settanta, sono costituito personalmente in giudizio nella gran sala del convento di Santa Maria sopra Minerva in Roma. Vesto il camice bianco dei penitenti, e sto inginocchiato davanti a Voi, Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali, inquisitori generali della Repubblica Cristiana contro l'eretica malvagità. Ho davanti agli occhi i Sacrosanti Vangeli, che tocco con le mie proprie mani, e giuro che ho sempre creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto ciò che predica e insegna la Santa Cattolica e Apostolica Chiesa.

Sono stato denunciato nel 1615 a questo Santo Uffizio per aver tenuto per vera e insegnata la dottrina che il Sole stia immobile al centro del mondo, e che la Terra si muova di moto diurno, in opposizione alle Sacre e Divine Scritture che affermano che Giosuè fermò il Sole. Il 26 febbraio 1616 l'Eminentissimo Cardinal Bellarmino mi ha ordinato di abbandonare questa falsa opinione e di non insegnarla, e in sua presenza il Padre Commissario del Santo Uffizio mi ha benignamente avvisato e ammonito che altrimenti sarei stato incarcerato.

Contrariamente al salutifero editto allora emanato dalla Sacra Congregazione dell'Indice, che proibiva i libri che trattano di questa falsa dottrina, io ho pubblicato lo scorso anno un "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo", nel quale mi studio, con vari raggiri, di persuadere che il sistema copernicano sia indeciso e addirittura probabile. Confesso di aver scritto il libro in volgare e in forma dialogica, perché ogni persona potesse leggerlo e sapere che il Signor Dio, come gli ha dato gli occhi per vedere le opere Sue, gli ha anche dato il cervello per poterle capire.

Per aver tenuto e difeso per probabile un'opinione dichiarata contraria alla Sacra Scrittura, sono incorso nelle censure e pene dei Sacri Canoni e delle altre Costituzioni Generali e Particolari promulgate contro i delinquenti, ma il Santo Uffizio mi ha offerto l'assoluzione a patto che, a cuor sincero e con fede non finta, abiuri, maledica e detesti i suddetti errori ed eresie, e accetti come punizione la recita settimanale per tre anni dei Salmi penitenziali, gli arresti domiciliari a vita, e la proibizione perpetua del mio libro.

E io, Galileo Galilei, volendo levare dalla mente delle Eminenze Vostre e di ogni fedele cristiano il sospetto su di me giustamente concepito, con cuore sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto i suddetti errori ed eresie, accetto le punizioni giustamente inflittemi, e giuro che per l'avvenire non dirò o asserirò mai più, a voce o per scritto, cose sospette, e che denuncerò chiunque lo faccia. Ma sono conscio che, col mio collaborazionismo, tradisco la mia professione e commetto il peccato originale della nuova scienza, che più di ogni altro ho contribuito a far nascere.

Perché oggi sono inginocchiato di fronte a voi, Reverendissimi Padri, nella posizione del credente che guarda a terra con gli occhi chiusi. Ma a lungo ho vissuto a testa alta, nella posizione dello scienziato che guarda al cielo con gli occhi aperti. E quante cose ho visto attraverso il cannone, o occhiale, che ho costruito nel 1609, e che la sera del 14 aprile 1611 abbiamo convenuto, a cena sul Gianicolo dall'amico Principe Cesi, di chiamare telescopio! L'Eminentissimo Cardinal Bellarmino lo sapeva, perché non rifiutò, come altri, di guardarci dentro, per paura di vedere i monti e le valli della Luna, le fasi di Venere, i satelliti di Giove, le anomalie di Saturno, la rotazione e le macchie del Sole, le stelle delle Costellazioni e la Via Lattea.

Lo sapeva, e avrebbe dovuto gioire di questa mirabile compagine del Sole, dei pianeti e delle comete, che non avrebbe potuto essere senza consiglio e volere di un Ente intelligentissimo e potente. Un Ente che regge il tutto, non come Anima del mondo, ma come Signore di tutte le cose. Un Ente che dura sempre ed è presente ovunque, ed esistendo sempre ed ovunque, costituisce la durata e lo spazio, il tempo e l'infinità.

Un Ente che non ha corpo, né forma, cosicché noi non lo possiamo vedere, né toccare, né intendere. Un Ente che non dobbiamo assolutamente adorare sotto forme sensibili, come già ordina un Suo proprio comandamento, che la nostra Santa Madre Chiesa ha invece scelto di ignorare.

Così come hanno scelto di acquistare tutte le cognizioni della natura, agiatamente e senza esporsi alle ingiurie dell'aria, col solo rivoltare poche carte, i teologi e i filosofi "in libris", ritirati in studio a scartabellare indici e repertori per scrivere ciò di cui non intendono, così che non s'intende ciò che essi scrivono. E usurpano le Sacre Scritture e le opere dello Stagirita, perché è più facile coprirsi sotto lo scudo di un altro, che il comparire a faccia aperta. Ah, viltà d'ingegni servili, e vana presunzione di intendere il tutto, che non può che derivare dal non aver inteso mai nulla!

Calatevi per una volta dal trono della maestà biblica e peripatetica, per discutere intorno al mondo sensibile, e non sopra mondi di carta! Aprite la mente alle ragioni sottilissime, e perciò difficili a essere comprese, invece di rimaner persuasi dalla vana apparenza della falsità. Apprendete le scienze matematiche, che uguagliano la divina cognizione nella certezza obiettiva, perché arrivano a comprendere la necessità. Smettete di dimostrare solennemente "ignotum per ignotius", e ricordate che affinché i calcoli tornino sullo zucchero e sulla seta, bisogna fare la tara della cassa e dell'involucro.

Imparate, dalla mia antica lettera a Sua Altezza Serenissima Madama Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana, che sebbene la Scrittura non può errare, possono nondimeno errare alcuni suoi interpreti ed espositori, che si fermano al puro significato delle parole. Perché nel mondano sistema tolemaico, se Giosuè avesse fermato il moto del Sole, avrebbe accorciato e fatto più breve il giorno, mentre per allungarlo avrebbe dovuto fermare il Primo Mobile! È nel "mio" sistema, invece, che per allungare il giorno avrebbe dovuto fermare il Sole, e dunque la Terra alla quale esso dà non soltanto la luce, ma anche il moto.

Quella lettera fu il mio primo errore, basato sull'illusione che i rapporti fra la nuova scienza e la vecchia fede potessero essere regolati sulla base di ciò che avevo appreso dall'Eminentissimo Cardinal Baronio: che l'intenzione dello Spirito Santo è di insegnarci come si vada al cielo, e non come vada il cielo. Il mio ultimo errore fu l'aver ceduto alle richieste del Maestro del Sacro Palazzo, concludendo il libro con la mirabile e angelica dottrina del Santissimo Padre, Nostro Signore Urbano VIII: che Dio avrebbe potuto e saputo disporre diversamente gli orbi e le stelle in modo da salvare i fenomeni, perché la possibilità che le cose accadano altrimenti da quanto la scienza ha escogitato, non implica contraddizione.

La stessa dottrina, che la scienza sia ipotetica e non assoluta, fu usata nell'apocrifa "Epistola preliminare" all'opera di Niccolò Copernico. Ma giustamente Giordano Bruno chiamò "asino ignorante e presuntuoso" chi ve la attaccò, perché dove non arrivano le ipotesi matematiche, meno ancora arriveranno le puerizie scurrili e le scempie inezie. Ingiustamente invece io abiuro, perché concedendo oggi ai Reverendissimi Padri che Iddio ha fatto l'universo più proporzionato alla piccola capacità del loro cervello, che all'immensa e infinita Sua potenza, stabilisco un esempio che altri scienziati ignavi potranno seguire domani e sempre.

Ho creduto di poter salvare la fede, benché fossi un pubblico peccatore, padre di due figlie illegittime che ho costretto a farsi suore dopo averne ripudiato la madre, mia concubina. Ma ho finito per condannare la scienza, benché fossi il suo pubblico difensore, inventore del suo metodo e scopritore delle sue prime leggi. Delle mie opere giudicherà il Tribunale della Ragione, e io non avrò mai per male che mi si palesino i veri errori che ho commesso, a partire dalla teoria delle maree.

Della mia abiura giudicherà invece il Tribunale della Storia. L'ho compiuta per vigliacca paura delle macchine che mi avete mostrato, e della spada che sottomise lo spirito superbo del Nolano. Il Martire sarà ricordato nei secoli da chi ha a cuore la verità, il suo Eminentissimo Boia sarà santificato da chi l'ha calpestata, ma per me non ci saranno che rimpianti, e il mesto ricordo di un'occasione perduta. L'intelligenza, voi che non l'avete, non ve la potete dare. Ma io, il coraggio, neppure.

Piergiorgio Odifreddi
Il matematico impertinente (2005)

mercoledì 21 novembre 2007

R.S.V.P.

L'ho già annunciato, ma adesso è definitivo:

venerdì 22 febbraio 2008, alle ore 10:00

mi addottoro. Anzi, mi addoctoro, visto che dottore lo sono già, ma doctor no.

FAQ

D: La fai la festa?
R: Sì. Così hanno deciso.

D: Sarà una festa alla maniera svedese?
R: Neanche per idea.

D: Posso venire?
R: Sì.

D: Posso portare il mio bassotto?
R: No.

D: E dai!
R: No.

D: Ti giuro che non sporca!
R: Hmmm. Fammici pensare. No.

D: Che tempo fa a febbraio a Göteborg?
R: Freschetto.

D: Posso portare la mia ragazza/il mio ragazzo/mia moglie/mio marito/mio figlio/mio nonno/il mio vicino/il mio bassotto?
R: Sì/Sì/Sì/Sì/Sì/Sì/Sì/No.

D: Come arrivo a Göteborg?
R: Dipende da dove parti.

D: Qual è un prezzo giusto per un biglietto aereo?
R: Non sono Iva Zanicchi. E comunque dipende da dove parti e da quando prenoti. Corre voce che sia più economico partire da Roma che da Napoli (intorno ai 150 € A/R).

D: Che ore sono?
R: Le otto e un quarto.

D: Hai fame?
R: Sì, un po'.

D: Scusi, per via Sardegna?
R: Al secondo semaforo, a sinistra.

D: Ci sono le ruspe in Svezia?
R: Sì.

D: ...bassotto?
R: No.

venerdì 19 ottobre 2007

Della Natura e delle sue meraviglie

Lo scienziato: chi è costui? (Ma soprattutto, come si pronuncia "scienziato"? Non temete, mi sto documentando e un giorno di questi vi illumino). Non esiste una definizione sulla quale ci sia accordo unanime; come dicono a Casavatore: quot capita, tot sententiae. Alla domanda "cos'è uno scienziato?", gli esperti rispondono così:

  1. Studioso che si dedica alla ricerca scientifica, allo studio di una o più scienze naturali, fisiche o matematiche (secondo il vocabolario);
  2. Personaggino destinato dal positivismo delle masse alle seguenti invenzioni:
    • l'automobile che non inquina;
    • la fonte di energia pulita e illimitata;
    • il teletrasporto;
    • la macchina del tempo;
    • la pistola laser;
    • la pasta che non scuoce;
  3. Individuo spettinato che indossa occhiali da vista e un camice bianco, armeggia con provette e matracci, pronuncia la parola "reazione" numerose volte al giorno e ha una vita sessuale limitata e insoddisfacente;
  4. Parassita sociale che sfrutta ignobilmente i soldi dei contribuenti per dedicarsi con totale sfacciataggine ai suoi giocattoli, girare il mondo zompettando di conferenza in conferenza, impollinare compiacenti colleghe/i (già che si trova) e convincere i contribuenti stessi che in realtà adesso sì è vero la ricerca costa ma è indispensabile perché se no tra trent'anni poi vi faccio vedere senza ricerca di base la tecnologia col cazzo quindi posate i soldi kthxbye;
  5. Non ti sento, ho il rubinetto aperto;
  6. Gialleggia gialleggia gialleggia gialleggia gialleggia gialleggia gialleggia gialleggia gialleggia gialleggia;
  7. Globz.
In realtà, la risposta esatta è l'ottava (e non mi dilungherò qui sugli innumerevoli significati cabalistici del numero otto):
  1. Un curiosone.

Lo scienziato, ordunque, quest'oggetto misterioso che tanto timore incute al comune mortale (leggi: non fa acchiappanza), non è altro che un bambinone che non ha perso la capacità di stupirsi di fronte alle meraviglie della Natura (leggi: un demente). Se questa descrizione vi ricorda qualcuno, probabilmente si tratta del vostro dottorando da asporto preferito (io). Costui, infatti, pur essendo ben lungi dall'essere considerabile uno scienziato, tuttavia si atteggia a tale comportandosi in maniera tipicamente scienziatizia.

In pratica, tutto il papiello che ho scritto fin qui è solo un'introduzione; ciò che mi premeva era arrivare a questa domanda: come funziona uno sciacquone?

La risposta nella prossima gibella.

lunedì 3 settembre 2007

-172

Annunciazzió, annunciazzió: la data (preliminare) per la mia dissertazione di dottorato è

venerdì 22 febbraio 2008.

Se volete venire in Svezia a (quasi) gratis, avete sei mesi di tempo. Se volete venire a fare un poco di ammuina, 22 febbraio. Accorrete numerosi.

domenica 29 luglio 2007

Cristo scienziato!

Tranquilli. Anche se sembra, non è una bestemmia, anzi. Voi che credete che sia impossibile conciliare scienza e fede, voi che vi sentite nuovi Giordano Bruno, voi che vi indignate per il processo a Galilei... ricredetevi. Siete ancora in tempo. Scienza e religione POSSONO andare d'accordo, come ci dimostra...

...LA CHIESA DI CRISTO SCIENZIATO!

Ebbene sì, un'altra delle mie scoperte ammericane. Solo le menti più eccelse nella storia dell'umanità sono riuscite a operare una sintesi talmente perfetta di scienza e fede, ragione e sentimento, cuore e cervello, Yin e Yang, orgoglio e pregiudizio, mazza e panelle, Cip e Ciop, pizza e birra, nonché Liberté, Egalité e Fraternité. Albert Einstein una volta disse: "Dio non gioca a dadi con l'Universo"; in realtà lo disse due volte, ma la prima volta non lo aveva sentito nessuno.

A. Einstein: Dio non gioca a dadi con l'Universo.
N. Bohr: Come?
A. Einstein: Dio non gioca a dadi con l'Universo.
N. Bohr: Ah.

Sono perfettamente consapevole che tutto ciò non c'entra granché col discorso di prima ma mi pareva giusto approfittare di un parere autorevole.

Ma cerchiamo di analizzare un po' più da vicino gli illuminati insegnamenti della Chiesa di Cristo Scienziato. Cito:

Christian Science, as discovered by Mary Baker Eddy, refers to the universal, practical system of spiritual, prayer-based healing, available and accessible to everyone.

È chiaro, no? Prayer-based healing. Significa che se ti rompi le corna ma preghi con sufficiente ardore, il Padreterno te le aggiusta. Non solo: se a rompermi le corna sono io, ma a pregare sei tu, funziona lo stesso. È strabiliante.

Già mi sembra di sentire le voci dei soliti scettici senzadio che si levano contro le frontiere più avanzate della conoscenza umana. Rasserenatevi, o infedeli: è tutto verificato. Cito:

A reliable, widely practiced system of prayer-based healing.

RELIABLE. Chiaro? Nel caso foste ancora in dubbio, sappiate che tutti i gloriosi risultati della Scienza Cristiana sono raccolti sul rinomato Christian Science Journal, una rivista sulla quale, vi confesso, aspiro tanto a pubblicare anche io. Ecco a voi una selezione di articoli notevoli:
  • Vera sicurezza: la vera sicurezza non è negli allarmi, nei cancelli e nei sistemi di sicurezza, ma nella prospettiva spirituale che abbraccia tutti gli esseri umani come figli dello stesso Padre, Dio.
  • Sono i "germi" che ci fanno stare male?: era quel periodo dell'anno in cui la gente si aspetta di prendere il raffreddore. E quando ho cominciato a starnutire, ho capito che dovevo passare oltre l'accettazione di questa credenza per trovare la salute.
Ma soprattutto:
  • Preghiera — e l'abbronzatura perfetta: segni di un possibile cancro alla pelle, risultato di un'eccessiva esposizione al sole, hanno condotto quest'uomo a chiedersi cosa adorasse davvero: Dio o il Sole? Il rinnovamento della sua relazione con Dio lo ha guarito.
Soddisfatti? Ite, missa est.

giovedì 19 aprile 2007

I quattro elementi

Volete sapere di cosa è fatto l'Universo? Eccovi accontentati.



TERRA


smog|mattoni
ARIA
fango
FUOCO

acqua frizzante|tequila


ACQUA

E per chi conosce la cromotermodinamica... di che colore è il fango?! Marrone.