Era ora che i miei elettrodomestici si adeguassero.
mercoledì 22 aprile 2009
domenica 5 aprile 2009
Tutto inVaneau
A quell'ora Alésia si era già messa all'Opéra. La gente non veniva certo nel quartiere per prendere una boccata di Bel-Air, fare un Picpus o quattro Passy; si era in Rue de la Pompe, in pieno quartiere a Laumière rosse, dove La Sorbonne (così era nota tra i clienti più affezionati) roteava la sua Bourse con innegabile perizia e metteva in mostra la sua seducente Gambetta.
— Ourcq!, esclamò un Simplon di passaggio che aveva notato Lecourbe di Alésia.
— Ciao, bel maschione, Bienvenüe, fece Alésia con la sua voce Argentine.
— Ehm.
— Ho una Bonne Nouvelle per te. Hai vinto un Ternes al lotto. Lo so che stai come una Iéna, lo vedo che ce l'hai già Duroc... e io sono una distributrice di Plaisance impazzita.
Rivoli di sudore scendevano lungo la fronte del Simplon.
— Oh, Madeleine, fu tutto ciò che riuscì a dire.
— Dai, bello, non essere freddo come un Glacière... ci prendiamo una stanzetta all'Hôtel de Ville con letto Dupleix, una Boissière per rilassarci, ti regalo una Bastille azzurra e ti faccio partire come il Concorde.
— Veramente io...
— Non sarai un Pasteur calvinista? Non essere così Sèvres...
— Bercy Goncourt per l'offerta, signorina, sono Ségur che lei sarebbe una compagna Exelmans, Bérault...
— Ho capito, sei un Vavin!
— Ma no, ma no!
— E allora sei un Créteil! Scompari dalla mia vista prima che ti faccio rotolare Père tutta Lachaise!
mercoledì 25 marzo 2009
Mijn vriend Karel van der Bruin
(Si consiglia di lanciare il video a lato a guisa di colonna sonora della gibella. Abbiate pazienza, per gli effetti speciali ci stiamo ancora attrezzando.)
Brasile.
Il solo nome già evoca visioni di spiagge assolate, noci di cocco, partite di calcio acrobatico, bikini minimalisti, Cacao Meravigliao e saudade. (Chissà com'è la visione della saudade. Fosse nostalgia di Napule, non avrei difficoltà a immaginere un tipo vestito da Pulcinella che piange, suona il mandolino e il tamburello e balla la tarantella ué ué affacciato a una finestra e sbocconcellando una sfogliatella accompagnata da una tazzulella di caffè; ma l'immagine di un brasiliano vestito di piume di struzzo che piange, suona il canillo1 e balla il samba tunz-tu-tunz tun-tun-tu-tunz sulla spiaggia di Copacabana sorseggiando una capirinha e rimpinzandosi di biscoito Globo, quest'immagine mi risulta un tantino meno credibile. Sarà una questione di abitudine.)
Ecco, io in Brasiu (mi si passi la grafia fonetica) ci sono stato, e posso garantire che è tutto vero. (A parte il Cacao Meravigliao. Che poi sarebbe Meraviglião. Che poi sarebbe Meraviglione. E se cacao fosse cacão, allora sarebbe cacone, e allora hai voglia di mettere ballerine scosciatissime. Chiaro?

No. Allora continuate a leggere.)
Ecco, io volevo parlare del Brasiu, della saudadgi e della bossa nova, e invece mi avete incastrato a spiegare come imparare il brasiliano in dieci giorni; tant pis.
La regola è la seguente: per parlare brasiliano bisogna (a) imparare quei quattro-cinque verbi che sono diversi, (b) parlare in napoletano (c) con un accento barese. La dimostrazione ha avuto luogo in una casa de sucos, un posto dove (udite udite) si vendono succhi di frutta.
(Trascrizione fonetica.)
| Io: | Um suco dgi còco (con le O aperte), por favor. |
| Bibi: | (non capisce e lo fa presente) |
| Io: | (scandisce) Um... suco... dgi... còco. |
| Bibi: | (illuminazione) Ahh! Cócu! (pronuncia barèse stretta) |
Il brasiliano è tutto così. Se arrivi stasera alle dieci, domani alle due sai ordinare da mangiare, dopodomani impari a contrattare con i bancarellisti e dopo dieci giorni chiacchieri amabilmente con il tassista che ti accompagna all'aeroporto (dicendo — mio testuale commento sul traffico dell'ora di punta — "Eh... a gente va à casa"). Ma qual è il trucco?
Il trucco, come quando si impara una qualunque lingua straniera, consiste nel costruire una tabella mentale di corrispondenze più o meno regolari con le altre lingue che si conoscono. Tali corrispondenze possono essere semplici traduzioni (formaggio ↔ queijo) oppure schemi di applicazione sufficientemente regolare da giustificarne l'introduzione. Esempio: se la parola italiana finisce per -zione, stai sicuro che la parola brasiliana finirà per -ção. Se quella italiana finisce per -ino, spesso quella brasiliana finisce per -inho; e se quella italiana finisce per -one, quella brasiliana finirà per -ão. (Quindi Falcão in realtà si chiamava Falcone. E no, Alemão non si chiamava Alemone; si chiamava Tedesco.) La cosa funziona talmente spesso tra italiano e brasiliano che qualcuno dovrebbe scriverci un programmino per tradurre automaticamente e maccheronicamente i testi dall'italiano al brasiliano.
Ma guarda un po' la coincidenza, questo programmino l'ha già scritto qualcuno (io). L'ho chiamato aristoteles, più in onore del centravanti che del filosofo. È scritto in Perl3, è rilasciato sotto licenza GPL4 e può essere scaricato liberamente da qui.
aristoteles è semplice da usare: gli si dà un file di testo in italiano e lui risputa tutto tradotto in brasiliano. Il va sans dire che io non lo userei per tradurci la mia tesi di laurea; in questo senso, aristoteles non è un traduttore: è più un simulatore del mio cervello.
Ma vediamolo all'opera:
| A A Abbronzatissima sotto i raggi del sole come è bello sognare abbracciato con te. A A Abbronzatissima a due passi dal mare come è dolce sentirti respirare con me. Sulle labbra tue dolcissime un profumo di salsedine sentirò per tutto il tempo di questa estate d'amor. Quando il viso tuo nerissimo tornerà di nuovo pallido questi giorni in riva al mar non potrò dimenticar. | A A Abronzatissima debaixo os ragi do sol como é belo sonhar abraciado com ti. A A Abronzatissima a dois passi do mar como é dolce sentirti respirar com mim. Sobre as labra tue dolcissime um profumo de salsedinhas sentirò para todo o tempo de esta estate d'amor. Quando o viso tuo nerissimo tornerà de noo palido questi giorni em riva ao mar não potrò dimenticar. |
Da Rimini a Ipanema in 0.484 secondi.
Ah, un'ultima cosa. Vi è piaciuta la colonna sonora? Un mito, Disco Samba, eh? Bella la musica brasiliana, eh? Eh, come suonano i brasiliani...
Peccato. I Two Man Sound, signore e signori, sono belgi. Wikipedia docet. (Ma grazie Luca per la segnalazione.) E con questo ho rovinato la serata alla metà di voi.
1 Canillo è il nome con il quale ho sempre designato il putipù brasiliano2. Produce il suono di un cagnolino che guaisce (donde la denominazione). ^
2 Ho appena scoperto che in brasiliano il canillo si chiama cuica. ^
3 Perl è un linguaggio particolarmente adatto a fare di queste cazzate. Chi usa Linux probabilmente sa cos'è, ma non avrà bisogno di installarlo perché con tutta probabilità ce l'ha già. Tutto ciò è triste: chi ha le conoscenze per installarlo, non ne ha bisogno; chi usa Windoze probabilmente crede che Perl sia una marca di dentifricio. ^
lunedì 23 marzo 2009
Del punto interrogativo e di altre grandi invenzioni senza le quali la nostra vita sarebbe molto peggiore
Clap clap clap clap.
— Grazie, grazie, buonasera a tutti e benvenuti a questa nuova puntata di Sì sì, già già, il programma che vi porta alla scoperta delle più grandi invenzioni della storia dell'umanità. Nella puntata di oggi parleremo del... punto interrogativo!
Clap clap clap clap. Sul maxischermo compare:
— Per parlarci del punto interrogativo e della sua storia abbiamo invitato il professor Gerardo Mzhmh. Un bell'applauso!
Clap clap clap.
— Professore, lei è titolare...
— ...sì, della cattedra di Interpunzione e Analisi Grammaticale dell'università di Casavatore.
— E come mai il suo cognome è privo di vocali?
— È un nome d'arte.
— Non sapevo che i linguisti avessero nomi d'arte.
— Non sapevo che i presentatori televisivi si interessassero di linguistica.
— Ehm. Professore, molti dei nostri spettatori saranno sorpresi dell'argomento di questa puntata. Può spiegarci perché il punto interrogativo è una delle più grandi invenzioni della storia dell'umanità?
— Ma certo. Vede, Martegazzi, senza punto interrogativo lei non avrebbe potuto chiedermi educatamente di raccontare la storia del punto interrogativo. Sarebbe stato costretto a darmi un ordine, e io non avrei apprezzato la sua scostumatezza.
— Ma lei è qui proprio per parlare del punto interrogativo!
— È una questione di forma, e moderi i suoi punti esclamativi. Gli antichi Greci erano già pienamente consapevoli della serietà del problema. Senza punti interrogativi era impossibile elevare la società al di sopra della condizione selvaggia di prepotenza e sopraffazione del più forte sul più debole. La questione fu affrontata da Omero, il quale introdusse coraggiosamente un segno di interpunzione per indicare le frasi interrogative.
— Cioè, naturalmente, il punto interrogativo!
— Naturalmente un paio di testicoli, Martegazzi, e le ri-ingiungo di imbrigliare le sue unnecessary exclamations.
— Ehm.
— Omero introdusse il punto e virgola.
— Naturalmente, la gente si accorse subito che qualcosa non andava. Si immagini: Omero dal salumiere. I clienti si rivolgono al salumiere dicendo tre etti di feta, mezzo chilo di olive, una cocchia di pane. Entra Omero. Tutti si girano a guardarlo. Omero, invece, non guarda nessuno.
— ...
— Non abusi dei suoi sospensivi, Martegazzi. Omero si avvicina al bancone e fa salumiere, puoi darmi due etti di salame; e resta lì a bocca aperta, come se avesse lasciato la frase a metà; e infatti era proprio così.
— E il salumiere non capì.
— No, non poteva. Erodoto racconta che da quel giorno il salumiere rifiutò di fare credito a Omero.
— E il vero punto interrogativo?
— Per quello bisogna aspettare circa duemila anni.
— Come mai tutto questo tempo?
— Perché fu necessario convincere la gente a rinunciare a far girare gcc sui questionari del militare. Era diventata una comodità. Ma un giorno un amanuense sgarrò con la mano e fece uno scippo a forma di scartellato.
— Professore, si ricordi che il pubblico a casa non conosce il gergo tecnico.
— Sostituì il punto e virgola omerico con il punto interrogativo che noi tutti conosciamo.
— Bene, grazie professore. E ora faremo un esperimento, io e il professore daremo una dimostrazione di un dialogo senza punti interrogativi. È pronto professore?
— Sono pronto. Lei è pronto.
— Ehm, sì sono pronto. Cominciamo.
— Abbiamo già cominciato.
— Era una domanda.
— Quale domanda.
— Quando lei ha detto "abbiamo già cominciato", era una domanda.
— Non era una domanda.
— Questa era una domanda.
— Sì, esatto.
— No, la mia non era una domanda.
— Ah. Come vedete, cari telespettatori, comprendersi è quasi impossibile. Professore, le va di interrompere la nostra dimostrazione.
— Non mi dica cosa mi va, Martegazzi, chi si crede di essere.
— Era una domanda, professore.
— Sì, era una domanda.
— No, la mia era una domanda.
— Non lo so, se non lo sa lei.
— Bene, cari telespettatori, la puntata odierna di Sì sì, già già si chiude qui. Appuntamento alla settimana prossima, stessa ora, stesso canale, per scoprire la storia e le molteplici applicazioni del cingolo! Grazie a tutti e buona serata.
— Posso salutare una persona a casa.
venerdì 13 febbraio 2009
Elogio della bestemmia
L'Homo Sapiens Sapiens si distingue dal resto del bestiario terricolo perché è l'unico essere vivente che è riuscito a sviluppare un linguaggio. Il motivo per cui gli scimpanzé non hanno mai scoperto la ruota, il fuoco, il ballottaggio e Retequattro1 è che la corretta accentazione dei monosillabi giace ben al di là delle loro capacità (e anche di quelle di molti esemplari di H. Sapiens Sapiens). Lo sviluppo di un linguaggio complesso e articolato è sicuramente un requisito fondamentale per la nascita del pensiero razionale e della società, ma anche — pensa un po' — della religione. (Questo spiega, tra l'altro, perché i delfini non vanno a messa.)
Lo stretto legame tra linguaggio e religione è stato troppo spesso frainteso. Non è vero, come si crede, che la religione usa il linguaggio allo scopo di diffondersi; per questo basta una clava sufficientemente pesante, come secoli di crociate e guerre sante hanno dimostrato. Il legame risiede invece nell'uso che il linguaggio fa della religione. E la risposta naturale del linguaggio (il logos, il ragionamento, la razionalità) alla religione è ovviamente la bestemmia.
L'Homo Sapiens Sapiens, pertanto, può essere definito come l'unica specie che bestemmia. È anche l'unica specie che ne ha motivo, probabilmente. La nascita della bestemmia è sicuramente contemporanea alla nascita del sentimento religioso.
| Uomo delle caverne 1: | Mi chiedevo... |
| Uomo delle caverne 2: | Hm. |
| UC1: | Hai notato quel coso luminoso in cielo oggi? |
| UC2: | Mhm. |
| UC1: | Mi dicevo che secondo me è un coso sovrannaturale. |
| UC2: | Mmm. |
| UC1: | Tipo che oltre ad andare in giro tutti i giorni, secondo me ha anche creato l'Universo. |
| UC2: | ... |
| UC1: | E ha delle grandissime aspettative morali su di noi. |
| UC2: | Hmmmm. |
| UC1: | E si incazza se ti tocchi. |
| UC2: | ... |
| UC1: | Penso che lo chiamerò Dio. |
| UC2: | Ma porcoddìo, sto cercando di dormire! |
| UC1: | AAAH! ERESIA! SACRILEGIO! INQUISIZIONE, A ME! (appicca un falò) |
Dal dì che nozze, tribunali ed are sono stati inventati, la bestemmia ha dunque incarnato la reazione naturale dell'uomo razionale di fronte al mistero della superstizione, ops, volevo dire della religione. Da Nerone a Federico II, da Lucrezio a Enrico IV, da Galileo a Nietzsche, personaggi storici di ogni epoca e pensatori di ogni scuola si sono concessi il sollazzo catartico della bestemmia. (Secondo me soprattutto Nietzsche.) Inoltre, l'efficacia della bestemmia aumenta con il numero delle sue declinazioni. Perché il mondo intero non venera Sai Baba? Perché a forza di dire mannaccia Sai Baba ci si annoia presto. Pensateci. Nelle religioni pagane, invece, gli dei erano tanti e dunque offrivano innumerevoli possibilità di bestemmiaggio (mannaccia Zeus, porco Poseidone, vacca Afrodite, ecc.). Le sahasranāma sono liste di mille e più nomi delle divinità induiste (per variare sull'altrimenti monotono Shiva puttana). Allah ha cento nomi (mannaccia Al-Ghafūr, per esempio). Il dio degli ebrei viene chiamato con nomi diversi a seconda dell'aspetto della sua divinità che si vuole mettere in risalto (ma nessuna bestemmia è più efficace di YHWH cane). Il dio dei cristiani non ha un nome (siamo seri, "Dio" è un nome da dio2 tanto quanto "Cane" è un nome da cane), ma in compenso ci sono decine di migliaia di santi e madonne per agiografare a dovere la propria frustrazione (per non parlare di raffinatezze al passo con l'attualità come Cristo pedofilo). Per la gioia di tutti, ecco l'indirizzo di un sito (http://www.santiebeati.it/) che contiene i nomi di migliaia di santi, beati, venerabili e non ho capito bene cos'altro. La cosa mi ha talmente esaltato che ho scritto un piccolo script bash3 che si connette al sito, sceglie un santo a caso e lo bestemmia diligentemente. Esempio:
davide@macco:bestemmiatore$ ./bestemmiatore
Mannaccia Santi Michele, Gabriele e Raffaele!
davide@macco:bestemmiatore$ ./bestemmiatore
Mannaccia San Massimino di Micy!
davide@macco:bestemmiatore$ ./bestemmiatore
Mannaccia San Vulstano di Worcester!
Un giorno di questi aggiungo l'opzione per bestemmiare la Madonna e il Padreterno.
Postilla. Caro lettore pio e devoto, se questa gibella ha urtato la tua sensibilità, sono contento; vuol dire che ho raggiunto il mio scopo. Spero che questo ti faccia riflettere su quanto la sensibilità degli atei e dei laici come me debba essere urtata ogni giorno dalle ingerenze della Chiesa cattolica nelle faccende dello Stato italiano. Non sono uno che bestemmia, ma gli accadimenti recenti me ne hanno dato una voglia irrefrenabile.
Postilla alla postilla. Secondo la legislazione vigente dello Stato italiano, la bestemmia è considerata un illecito amministrativo punibile con una sanzione da euro 51 a euro 309. Secondo il diritto canonico, chi si dichiara ateo (come ho appena fatto io) è classificato come apostata e pertanto incorre automaticamente nella scomunica latae sententiae. Questa gibella finirà per costarmi 309 euro più un'eternità sotto una pioggia di fuoco.
1 La regia vi ricorda che Retequattro è fuorilegge da almeno una decina d'anni. ^
2 Non è che "Allah" sia tanto meglio, eh. ^
3 Ecco il sorgente dello script. ^
#!/bin/bash
low=$RANDOM
high=$RANDOM
epoch=$(bc <<EOF
$low+32768*$high
EOF)
query=$( date -d @$epoch +%m/%d )
url='http://www.santiebeati.it/'$query
tmpfile=$(mktemp)
wget -q -O - $url | iconv -f latin1 -t utf-8 | sed -n -e 's!.*href="/\(dettaglio/[0-9]*\).*!\1!gp' > $tmpfile
lines=$(wc -l $tmpfile | cut -f 1 -d ' ')
if [ x$lines == x0 ]; then
echo FAIL
exit 1
fi
line=$(( $RANDOM % $lines + 1 ))
url='http://www.santiebeati.it/'$( sed -n $line'{p;q;}' $tmpfile )
rm $tmpfile
santo=$( wget -q -O - $url | iconv -f latin1 -t utf-8 | grep -i title | sed -n -e 's!.*<title>\(.*\)</title>!\1!ig' -e 's!.$!!gp' | sed -e "s!' !'!g" )
echo Mannaccia $santo!




