lunedì 23 marzo 2009

Del punto interrogativo e di altre grandi invenzioni senza le quali la nostra vita sarebbe molto peggiore

Clap clap clap clap.

— Grazie, grazie, buonasera a tutti e benvenuti a questa nuova puntata di Sì sì, già già, il programma che vi porta alla scoperta delle più grandi invenzioni della storia dell'umanità. Nella puntata di oggi parleremo del... punto interrogativo!

Clap clap clap clap. Sul maxischermo compare:

— Per parlarci del punto interrogativo e della sua storia abbiamo invitato il professor Gerardo Mzhmh. Un bell'applauso!

Clap clap clap.

— Professore, lei è titolare...
— ...sì, della cattedra di Interpunzione e Analisi Grammaticale dell'università di Casavatore.
— E come mai il suo cognome è privo di vocali?
— È un nome d'arte.
— Non sapevo che i linguisti avessero nomi d'arte.
— Non sapevo che i presentatori televisivi si interessassero di linguistica.
— Ehm. Professore, molti dei nostri spettatori saranno sorpresi dell'argomento di questa puntata. Può spiegarci perché il punto interrogativo è una delle più grandi invenzioni della storia dell'umanità?
­— Ma certo. Vede, Martegazzi, senza punto interrogativo lei non avrebbe potuto chiedermi educatamente di raccontare la storia del punto interrogativo. Sarebbe stato costretto a darmi un ordine, e io non avrei apprezzato la sua scostumatezza.
— Ma lei è qui proprio per parlare del punto interrogativo!
— È una questione di forma, e moderi i suoi punti esclamativi. Gli antichi Greci erano già pienamente consapevoli della serietà del problema. Senza punti interrogativi era impossibile elevare la società al di sopra della condizione selvaggia di prepotenza e sopraffazione del più forte sul più debole. La questione fu affrontata da Omero, il quale introdusse coraggiosamente un segno di interpunzione per indicare le frasi interrogative.
— Cioè, naturalmente, il punto interrogativo!
— Naturalmente un paio di testicoli, Martegazzi, e le ri-ingiungo di imbrigliare le sue unnecessary exclamations.
— Ehm.
— Omero introdusse il punto e virgola.

Sul maxischermo compare:

— Naturalmente, la gente si accorse subito che qualcosa non andava. Si immagini: Omero dal salumiere. I clienti si rivolgono al salumiere dicendo tre etti di feta, mezzo chilo di olive, una cocchia di pane. Entra Omero. Tutti si girano a guardarlo. Omero, invece, non guarda nessuno.
— ...
— Non abusi dei suoi sospensivi, Martegazzi. Omero si avvicina al bancone e fa salumiere, puoi darmi due etti di salame; e resta lì a bocca aperta, come se avesse lasciato la frase a metà; e infatti era proprio così.
— E il salumiere non capì.
— No, non poteva. Erodoto racconta che da quel giorno il salumiere rifiutò di fare credito a Omero.
— E il vero punto interrogativo?
­— Per quello bisogna aspettare circa duemila anni.
— Come mai tutto questo tempo?
— Perché fu necessario convincere la gente a rinunciare a far girare gcc sui questionari del militare. Era diventata una comodità. Ma un giorno un amanuense sgarrò con la mano e fece uno scippo a forma di scartellato.
— Professore, si ricordi che il pubblico a casa non conosce il gergo tecnico.
— Sostituì il punto e virgola omerico con il punto interrogativo che noi tutti conosciamo.
— Bene, grazie professore. E ora faremo un esperimento, io e il professore daremo una dimostrazione di un dialogo senza punti interrogativi. È pronto professore?
— Sono pronto. Lei è pronto.
— Ehm, sì sono pronto. Cominciamo.
— Abbiamo già cominciato.
— Era una domanda.
— Quale domanda.
— Quando lei ha detto "abbiamo già cominciato", era una domanda.
— Non era una domanda.
— Questa era una domanda.
— Sì, esatto.
— No, la mia non era una domanda.
— Ah. Come vedete, cari telespettatori, comprendersi è quasi impossibile. Professore, le va di interrompere la nostra dimostrazione.
— Non mi dica cosa mi va, Martegazzi, chi si crede di essere.
— Era una domanda, professore.
— Sì, era una domanda.
— No, la mia era una domanda.
— Non lo so, se non lo sa lei.
— Bene, cari telespettatori, la puntata odierna di Sì sì, già già si chiude qui. Appuntamento alla settimana prossima, stessa ora, stesso canale, per scoprire la storia e le molteplici applicazioni del cingolo! Grazie a tutti e buona serata.
— Posso salutare una persona a casa.

venerdì 13 febbraio 2009

Elogio della bestemmia

L'Homo Sapiens Sapiens si distingue dal resto del bestiario terricolo perché è l'unico essere vivente che è riuscito a sviluppare un linguaggio. Il motivo per cui gli scimpanzé non hanno mai scoperto la ruota, il fuoco, il ballottaggio e Retequattro1 è che la corretta accentazione dei monosillabi giace ben al di là delle loro capacità (e anche di quelle di molti esemplari di H. Sapiens Sapiens). Lo sviluppo di un linguaggio complesso e articolato è sicuramente un requisito fondamentale per la nascita del pensiero razionale e della società, ma anche — pensa un po' — della religione. (Questo spiega, tra l'altro, perché i delfini non vanno a messa.)

Lo stretto legame tra linguaggio e religione è stato troppo spesso frainteso. Non è vero, come si crede, che la religione usa il linguaggio allo scopo di diffondersi; per questo basta una clava sufficientemente pesante, come secoli di crociate e guerre sante hanno dimostrato. Il legame risiede invece nell'uso che il linguaggio fa della religione. E la risposta naturale del linguaggio (il logos, il ragionamento, la razionalità) alla religione è ovviamente la bestemmia.

L'Homo Sapiens Sapiens, pertanto, può essere definito come l'unica specie che bestemmia. È anche l'unica specie che ne ha motivo, probabilmente. La nascita della bestemmia è sicuramente contemporanea alla nascita del sentimento religioso.

Uomo delle caverne 1:Mi chiedevo...
Uomo delle caverne 2:Hm.
UC1:Hai notato quel coso luminoso in cielo oggi?
UC2:Mhm.
UC1:Mi dicevo che secondo me è un coso sovrannaturale.
UC2:Mmm.
UC1:Tipo che oltre ad andare in giro tutti i giorni, secondo me ha anche creato l'Universo.
UC2:...
UC1:E ha delle grandissime aspettative morali su di noi.
UC2:Hmmmm.
UC1:E si incazza se ti tocchi.
UC2:...
UC1:Penso che lo chiamerò Dio.
UC2:Ma porcoddìo, sto cercando di dormire!
UC1:AAAH! ERESIA! SACRILEGIO! INQUISIZIONE, A ME! (appicca un falò)

Dal dì che nozze, tribunali ed are sono stati inventati, la bestemmia ha dunque incarnato la reazione naturale dell'uomo razionale di fronte al mistero della superstizione, ops, volevo dire della religione. Da Nerone a Federico II, da Lucrezio a Enrico IV, da Galileo a Nietzsche, personaggi storici di ogni epoca e pensatori di ogni scuola si sono concessi il sollazzo catartico della bestemmia. (Secondo me soprattutto Nietzsche.) Inoltre, l'efficacia della bestemmia aumenta con il numero delle sue declinazioni. Perché il mondo intero non venera Sai Baba? Perché a forza di dire mannaccia Sai Baba ci si annoia presto. Pensateci. Nelle religioni pagane, invece, gli dei erano tanti e dunque offrivano innumerevoli possibilità di bestemmiaggio (mannaccia Zeus, porco Poseidone, vacca Afrodite, ecc.). Le sahasranāma sono liste di mille e più nomi delle divinità induiste (per variare sull'altrimenti monotono Shiva puttana). Allah ha cento nomi (mannaccia Al-Ghafūr, per esempio). Il dio degli ebrei viene chiamato con nomi diversi a seconda dell'aspetto della sua divinità che si vuole mettere in risalto (ma nessuna bestemmia è più efficace di YHWH cane). Il dio dei cristiani non ha un nome (siamo seri, "Dio" è un nome da dio2 tanto quanto "Cane" è un nome da cane), ma in compenso ci sono decine di migliaia di santi e madonne per agiografare a dovere la propria frustrazione (per non parlare di raffinatezze al passo con l'attualità come Cristo pedofilo). Per la gioia di tutti, ecco l'indirizzo di un sito (http://www.santiebeati.it/) che contiene i nomi di migliaia di santi, beati, venerabili e non ho capito bene cos'altro. La cosa mi ha talmente esaltato che ho scritto un piccolo script bash3 che si connette al sito, sceglie un santo a caso e lo bestemmia diligentemente. Esempio:

davide@macco:bestemmiatore$ ./bestemmiatore
Mannaccia Santi Michele, Gabriele e Raffaele!
davide@macco:bestemmiatore$ ./bestemmiatore
Mannaccia San Massimino di Micy!
davide@macco:bestemmiatore$ ./bestemmiatore
Mannaccia San Vulstano di Worcester!

Un giorno di questi aggiungo l'opzione per bestemmiare la Madonna e il Padreterno.

Postilla. Caro lettore pio e devoto, se questa gibella ha urtato la tua sensibilità, sono contento; vuol dire che ho raggiunto il mio scopo. Spero che questo ti faccia riflettere su quanto la sensibilità degli atei e dei laici come me debba essere urtata ogni giorno dalle ingerenze della Chiesa cattolica nelle faccende dello Stato italiano. Non sono uno che bestemmia, ma gli accadimenti recenti me ne hanno dato una voglia irrefrenabile.

Postilla alla postilla. Secondo la legislazione vigente dello Stato italiano, la bestemmia è considerata un illecito amministrativo punibile con una sanzione da euro 51 a euro 309. Secondo il diritto canonico, chi si dichiara ateo (come ho appena fatto io) è classificato come apostata e pertanto incorre automaticamente nella scomunica latae sententiae. Questa gibella finirà per costarmi 309 euro più un'eternità sotto una pioggia di fuoco.


1 La regia vi ricorda che Retequattro è fuorilegge da almeno una decina d'anni. ^

2 Non è che "Allah" sia tanto meglio, eh. ^

3 Ecco il sorgente dello script. ^

#!/bin/bash

low=$RANDOM
high=$RANDOM
epoch=$(bc <<EOF
$low+32768*$high
EOF)

query=$( date -d @$epoch +%m/%d )
url='http://www.santiebeati.it/'$query

tmpfile=$(mktemp)
wget -q -O - $url | iconv -f latin1 -t utf-8 | sed -n -e 's!.*href="/\(dettaglio/[0-9]*\).*!\1!gp' > $tmpfile

lines=$(wc -l $tmpfile | cut -f 1 -d ' ')
if [ x$lines == x0 ]; then
    echo FAIL
    exit 1
fi

line=$(( $RANDOM % $lines + 1 ))
url='http://www.santiebeati.it/'$( sed -n $line'{p;q;}' $tmpfile )

rm $tmpfile

santo=$( wget -q -O - $url | iconv -f latin1 -t utf-8 | grep -i title | sed -n -e 's!.*<title>\(.*\)</title>!\1!ig' -e 's!.$!!gp' | sed -e "s!' !'!g" )

echo Mannaccia $santo! 

mercoledì 28 gennaio 2009

Preso in castagna

Eleganti piramidi di mele renette, maestose sventagliate di carciofi, cespuglietti odorosi di prezzemolo e aneto, parate di lucide melanzane, bouquet di champignon, batterie di pere, cascate di spinaci, cataste di carote, e poi pomodori passati a specchio, patate ben lavate, mandarini, peperoni, zucche, zucchine, ravanelli, rape, finocchi, lattuga e qualche avocado; gli affreschi ortofrutticoli delle bancarelle dei mercati parigini si contendono avidamente l'interesse dell'ozioso passeggiatore. Monsieur Bueren, in particolare, andava particolarmente fiero della sua opera. Ogni fine settimana si chiudeva in camera e progettava maestose cattedrali di banane, rotonde di verdure da zuppa, mosaici di agrumi o altri capolavori di architettura da bancarella; Pomme-tzamparc, lo chiamavano amabilmente i suoi colleghi.

Per quel lunedì Monsieur Bueren aveva preparato una riproduzione de "La Vergine delle rocce", il suo quadro preferito dai tempi in cui la mamma lo portava al Louvre nelle domeniche d'estate per approfittare della frescura degli antichi marmi. Il suo furgoncino era parcheggiato poco distante; il vero inverno non era ancora cominciato ma, nella brina di quella levata antelucana, Monsieur Bueren considerò quest'evidenza astronomica come una trascurabile capziosità, ripensò nostalgico alla canicola museale della sua infanzia e si strinse infreddolito nel paltò.

Nondimeno, egli sapeva che era la stagione ideale per rendere i colori d'autunno del quadro di Leonardo con la tinta screziata delle castagne; pregustando compiaciuto la meraviglia dei colleghi e lo sbalordimento dei clienti, il fruttivendolo mise in moto con qualche difficoltà il furgoncino addormentato, scivolò nel traffico diluito del primissimo mattino e diresse il veicolo alla volta dei mercati generali.

Al furgoncino piaceva molto fare il carico di cocomeri (d'estate) e di castagne (d'inverno); impaziente come un bambino la notte di Natale, aveva vissuto tutta l'attesa in uno stato di irrequietezza: ora ribaltava un sedile, ora batticchiava nervosamente il parasole, ora si mordeva i dischi dei freni. Si addormentò spossato più tardi del solito e non si accorse del figuro che si introdusse clandestinamente nel vano merci. Il mattino dopo, parcheggiato sulla corsia d'emergenza di un boulevard périphérique ancora deserto, il furgoncino realizzò con disappunto che il carico di castagne era rimandato a data imprecisata quando vide l'intruso uccidere a sangue freddo Monsieur Bueren alla luce lampeggiante delle quattro frecce.

Questa gibella è stata pubblicata anche su La mandria pazza (cos'è?).

domenica 25 gennaio 2009

I love this game

Ricordo distintamente che a sedici-diciassette anni ero una macchina da rimbalzi. A quei tempi avevo un fisico asciutto, ero aitante e nerboruto e correvo la maratona in 3:01:55 (ore:minuti:secondi). Occhei, in attacco sono sempre stato una pippa, ma almeno a quei tempi sovrastavo la maggior parte dei miei avversari sotto canestro grazie ai centimetri (dieci più della media), grazie a un eccellente taglia-fuori, ma soprattutto grazie alla tempesta ormonale dell'adolescenza, alla quale ho sempre negato (mio malgrado) sfoghi più consoni di un pallone, un canestro e tante gomitate.

Ecco una foto tratta dal mio album di famiglia, scattata l'anno in cui rifiutai la convocazione all'All-Star game perché avevo l'esame di maturità.

(Sì, ho notato anch'io che la freccia è vagamente falloidale.)

Oggi, all'età di venticinq *ahem* ventotto anni, ho una panzella da ragioniere, ho quasi tutte le dita storte, mi è calata la vista, mi si sono appannati i riflessi e corro (correrei) la maratona in 3:01:55 (giorni:ore:minuti); in più, i giovinastri di oggi sono alti quanto me (ma cosa mangiano questi maledetti?), hanno imparato il taglia-fuori e, soprattutto, sono nel pieno della loro tempesta ormonale, mentre la mia è bella che andata da un pezzo (per fortuna).

Il problema principale, tuttavia, è che con il riequilibrio del sistema endocrino e la diminuzione di testosterone mi è venuta meno l'aggressività. Siamo d'accordo che è un gioco, l'importante è partecipare, basta che ci divertiamo bla bla bla, però siamo anche d'accordo che presentarsi al campetto con la borsa da palestra in spalla e Il secondo sesso in tasca non è proprio classificabile come un atteggiamento intimidatorio. Faccio sempre molta attenzione a nascondere il libro ma mi sa che gli altri si sono accorti comunque che qualcosa non va.

Ecco una lista di pensieri (veri) che mi sono trovato a fare durante l'ultima partita.

  • Uh, meno male che non ho intercettato quel passaggio. Avrei potuto farmi male.
  • Cazzo, ho sbagliato un tiro da 30 cm. Vabbè, però conosco la geometria differenziale1.
  • Cazzo, ho passato la palla a uno dell'altra squadra e i miei compagni mi vogliono trucidare. Vabbè, faccio finta di zoppicare.
  • BAM. Che stoppata che mi ha fatto questo tizio... vorrei sprofondare ma non gli posso dare questa soddisfazione. Vabbè, faccio la parte del tipo superiore che sa che una stoppata è parte del gioco.
  • Cazzo, quel rimbalzo dovevo afferrarlo a due mani e invece l'ho mandato fuori. Vabbè, metto in bella mostra il cerotto sul mignolo e do ad intendere che la sinistra è infortunata.

Ma perché continuo a giocare, allora? Beh, ho un sogno. Vorrei provare, anche per una sola volta, l'ebbrezza di schiacciare il pallone nel canestro. (Dall'alto.) Il basket per me è un po' come l'Universo per i cattolici: bisogna sopportarlo perché forse, un giorno lontano, ne sarà valsa la pena. La differenza è che loro, se pure avessero ragione, non lo potranno raccontare a nessuno; io mi farò sbattere in prima pagina col titolo Giovane squilibrato ripescato nudo dalla Mosa.


1 In realtà la storia ha già dimostrato che è perfettamente possibile conciliare virilità e studi superiori^

martedì 13 gennaio 2009

Sex and the Uluru

Sono recentemente entrato in possesso di un oggetto fantastico. Questo:

Cosa sarà? Qualche indizio:

  • non è lo spremiagrumi di Philippe Starck;
  • si usa muovendolo avanti e indietro su una parte del corpo umano;
  • procura godimento;
  • si può usare da soli, ma dà più piacere se è un'altra persona a manovrarlo;
  • appena lo si comincia ad usare dà un po' fastidio, ma ci si abitua in fretta;
  • in alcuni Paesi è noto come Orgasmatron.

Potrei andare avanti, ma ormai avrete capito tutti che si tratta di uno strumento per massaggiare la testa. La confezione illustra il principio di funzionamento di questo geniale gingillo.

The "Head Massager" is a very effective therapeutical instrument. It helps to reduce stress, and it stimulates and activates the positive energies inherent in our body — an experience you should feel and enjoy intensively.

Ora, sarò anche un esimio scinziato ma questa storia delle "energie positive" non l'ho mai capita. Cosa sono? Dove sono immagazzinate? C'è un ATP per le energie positive? Perché il corpo non le usa da solo? Posso alimentarci lo scaldabagno? Posso sollevarci un peso attaccato a una carrucola? (Anche se la carrucola è contenuta in un pollo di gomma?) Ma soprattutto, perché io, uomo del terzo millennio munito di Wikipedia, non ho mai capito che cazzo sono queste energie positive, mentre il più fesso degli aborigeni australiani sa perfettamente come liberarle?

Early versions of this traditional massaging-instrument have their origin [ma non mi dire] in the culture of the Australian aborigines [ecco], who used similar instruments to activate the hidden powers and energies of a head massage.

Vale a dire che non basta un massaggio normale. Grazie all'Orgasmatron (termine di origine aborigeno-australiana), gli aborigeni rilasciano i POTERI NASCOSTI del massaggio craniale. La scocciatura era che dopo ci vuole sempre uno che si mettesse con santa pazienza a raddrizzare tutti i cucchiaini.

Thanks to its material and its carefully thought out construction, the "Head Massager" works like a conductor absorbing the electrical fields of our body. It stimulates gently and helps to experience an intensive relaxation.

Se è il trucco è il conduttore, mi sono detto, va bene anche un termosifone. Numerose craniate nella ghisa hanno dimostrato che mi sbagliavo.

At the same time it massages the skin and stimulates hair growth.

La vera ragione per cui lo uso.

When using the "Head Massager" you will get goose pimples as a first reaction, a typical sign for an alert, activated and attentive mind.

Ebbene è così, possiedo una mente all'erta, attiva e attenta. Anche tutti gli amici che hanno provato l'Orgasmatron. Chissà gli aborigeni.