Era ora che i miei elettrodomestici si adeguassero.
mercoledì 22 aprile 2009
martedì 13 gennaio 2009
Sex and the Uluru
Sono recentemente entrato in possesso di un oggetto fantastico. Questo:
Cosa sarà? Qualche indizio:
- non è lo spremiagrumi di Philippe Starck;
- si usa muovendolo avanti e indietro su una parte del corpo umano;
- procura godimento;
- si può usare da soli, ma dà più piacere se è un'altra persona a manovrarlo;
- appena lo si comincia ad usare dà un po' fastidio, ma ci si abitua in fretta;
- in alcuni Paesi è noto come Orgasmatron.
Potrei andare avanti, ma ormai avrete capito tutti che si tratta di uno strumento per massaggiare la testa. La confezione illustra il principio di funzionamento di questo geniale gingillo.
The "Head Massager" is a very effective therapeutical instrument. It helps to reduce stress, and it stimulates and activates the positive energies inherent in our body — an experience you should feel and enjoy intensively.
Ora, sarò anche un esimio scinziato ma questa storia delle "energie positive" non l'ho mai capita. Cosa sono? Dove sono immagazzinate? C'è un ATP per le energie positive? Perché il corpo non le usa da solo? Posso alimentarci lo scaldabagno? Posso sollevarci un peso attaccato a una carrucola? (Anche se la carrucola è contenuta in un pollo di gomma?) Ma soprattutto, perché io, uomo del terzo millennio munito di Wikipedia, non ho mai capito che cazzo sono queste energie positive, mentre il più fesso degli aborigeni australiani sa perfettamente come liberarle?
Early versions of this traditional massaging-instrument have their origin [ma non mi dire] in the culture of the Australian aborigines [ecco], who used similar instruments to activate the hidden powers and energies of a head massage.
Vale a dire che non basta un massaggio normale. Grazie all'Orgasmatron (termine di origine aborigeno-australiana), gli aborigeni rilasciano i POTERI NASCOSTI del massaggio craniale. La scocciatura era che dopo ci vuole sempre uno che si mettesse con santa pazienza a raddrizzare tutti i cucchiaini.
Thanks to its material and its carefully thought out construction, the "Head Massager" works like a conductor absorbing the electrical fields of our body. It stimulates gently and helps to experience an intensive relaxation.
Se è il trucco è il conduttore, mi sono detto, va bene anche un termosifone. Numerose craniate nella ghisa hanno dimostrato che mi sbagliavo.
At the same time it massages the skin and stimulates hair growth.
La vera ragione per cui lo uso.
When using the "Head Massager" you will get goose pimples as a first reaction, a typical sign for an alert, activated and attentive mind.
Ebbene è così, possiedo una mente all'erta, attiva e attenta. Anche tutti gli amici che hanno provato l'Orgasmatron. Chissà gli aborigeni.
mercoledì 10 settembre 2008
La banda del buco
Lo avrete letto su tutti i giornali: siamo alla vigilia dell'inaugurazione del più grande acceleracosi del mondo e a pochi giorni dalla distruzione della Terra ad opera del primo buco nero artificiale. Vorrei celebrare l'evento raccontando anch'io qualcosa su quei personaggi che hanno lavorato sodo per ottenere questo spettacolare risultato e che presto verranno linciati da folle inferocite.
Al di fuori del circolo degli adepti ai lavori sono davvero in pochi a sapere quanto abbiano in comune congressi internazionali di esimi scinziati e falò sulla spiaggia di diciassettenni in fregola. Io che ho partecipato a questi e a quelli vi svelerò il segreto: in ambo i casi, ci si va per trombare, per farsi trombare, o quanto meno per ubriacarsi. Pregherei i lettori adusi alla prassi accademica di integrare il principio generale testé enunciato con l'esemplificazione della loro esperienza personale, possibilmente in forma anonima, in calce a questa gibella.
Il profano positivista si sentirà probabilmente a disagio all'idea che il futuro della scienza e della tecnologia occidentale, nonché quello del suo iPhone e della Playstation, riposino in grembo ad alcoolizzati sessualmente inappagati. "Perdindirindina," egli si dirà, "c'è una bella differenza tra una conferenza di fisica e un convegno amoroso di adolescenti: alla conferenza si va per ascoltare degli interessanti seminari!".
Il povero illuso. Anzitutto, del futuro della scienza, della tecnologia, dell'iPhone e della Playstation da domani risponderà un buco nero piuttosto incazzoso. E in ogni caso, no, gli scinziati non fanno i seminari per darsi un tono e fare finta di avere un ottimo motivo per andare alle conferenze; nell'ambiente lo sanno tutti qual è il vero motivo, nessuno ne fa mistero. Ce lo si dice in faccia. Perché, ordunque, gli scinziati si costringono a scoglionarsi dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 18:30 organizzando interminabili sessioni di farneticamenti?
È semplice. Per fare un falò sulla spiaggia ci vuole la legna, una spiaggia, una chitarra (della medesma qualità della legna da ardere) e il resto già sai; per fare una conferenza ci vogliono alberghi, ristoranti, sale riunioni, puntatori laser, computer, bancarielli per distribuire i badge, hostess appetitose per tenere svegli gli scinziati più rincoglioniti, dolćetti a volontà, accesso uai-fai al vuvvuvvù, spettacolini di intrattenimento e quant'altro. Se ne deduce (la dimostrazione è lasciata al lettore per esercizio) che una conferenza media costa quanto milleseicento-millesettecento falò sulla spiaggia, o quanto un incendio di medie proporzioni a via dei Tribunali. Chi ce li dà questi soldi? Ecco dove entrano in gioco i seminari. Servono a convincere quelli con i soldi (o, equivalentemente, quelli con la giacca) che alle conferenze si discute di cose interessantissime, si compiono grossi progressi, si stringono solide collaborazioni e ci si scambia profonde osservazioni sugli ultimi risultati. In realtà, già ve l'ho detto sopra, alle conferenze... ci siamo capiti.
Veniamo al sodo. Qualche mese fa ho fatto domanda a quelli con i soldi per andare a una conferenza a Montréal. Mi toccava di diritto, visto che era (è) una vita che non andavo (vado) a una conferenza e visto che avevo (ho) proprio voglia di vino a sbafo. Ahimè, quelli con la giacca devono aver tenuto d'occhio il mio pluzio, perché hanno deciso di non sborsare neanche una lira. Tutti, se li vogliono tenere i loro soldini, tutti tutti. Bastardi. Se li sono magnati tutti.
Poi ho capito. Magari se li fossero magnati, i soldi. Molto peggio: li hanno dati a questi tizi. Il passaggio più illuminante dell'articolo è l'occhiello:
Il segreto dell'attrazione secondo una ricerca britannica sta nella chiarezza / Bisogna far capire a chi si vuole conquistare che ci piace e dirglielo
Quanti anni hanno questi ricercatori, tredici? È più o meno da quell'età che so che quello che si butta (il mio amico) ricoglie e quello che non si butta (io) rifonde. Non solo si sono zucati i miei soldi per questa cazzata, non li hanno neanche usati per andare a una conferenza! Perle a chi non ha i porci, pane ai denti. E ormai è troppo tardi per rimediare.
Ah, mi raccomando, state lontani almeno qualche raggio di Schwarzschild da Ginevra.
giovedì 17 aprile 2008
How to ameliorate your gibella
E io che pensavo che quello che scrivevo fosse divertente. (Un poco.) Ma qualunque cosa io possa scrivere è niente a confronto di quello che può creare Gugol con i suoi potentissimi strumenti per le lingue!
Ecco la dimostrazione.
mercoledì 9 aprile 2008
La guerra dei mondi
Oggi telefono al servizio clienti delle ferrovie svedesi e mi risponde la solita voce femminile registrata che mi ringrazia per averli chiamati. Ma ecco che una voce maschile si intromette e subitanea annuncia:
Vi ber att få uppmärksamma dig på att vi nu stänger dörrarna på våra tåg trettio sekunder före utsatt avgångstid. Detta för att kunna avgå i rätt tid.
Io mi dico: "COOOOOOOSA?!". Questa è la reazione che avrebbero più o meno tutti, non capendo una ceppa di svedese. Ma io la so più lunga. Traduzione a braccio:
Preghiamo la gentile clientela di osservare che le porte del treno si chiudono trenta secondi prima dell'orario di partenza, allo scopo di mantenere la tabella di marcia.
COOOOOOOSA?! Ma fanno sul serio? Chiudono le porte esattamente trenta secondi prima dell'orario di partenza? Sempre? Non fraintendetemi. Non è che dopo quattro anni qui mi continuo a stupire di queste cose. È che so perfettamente che quando le racconto, nessuno mi crede.
sabato 20 ottobre 2007
Chiare, fresche e dolci acque
Pare na strunzata, ma se ci pensate un attimo vi accorgerete che il funzionamento dello sciacquone si ammanta di un je-ne-sais-quoi di sorprendente e misterioso (come sempre, quando c'entrano i liquidi); ad esempio, non importa uno quanta acqua versa nel gabinetto, questo non si riempie (quasi) mai. Anzi, se l'acqua viene gettata con impeto sufficiente, il livello si abbassa! E poi: coma fa lo sciacquone a sapere quando si è svuotato completamente, in maniera da chiudere la valvola di scarico?
Voi ridete, ma ridereste meno se vi rendeste conto che c'è gente che su queste cose ha scritto dei libri. Non ci credete? Deve essere così: poiché ogni forma di conoscenza si tramanda per iscritto (nella nostra società), ci saranno anche dei libri che descrivono come funziona uno sciacquone. E prima che me lo chiediate, no, non ce li ho (purtroppo). Ma li desidero ardentemente.
In compenso, l'ubiqua Wikipedia ci offre un decente surrogato di conoscenza, evidentemente opera di un amatore appassionato (come biasimarlo?). Permettetemi di citare questo passaggio:
Esistono oggi numerose versioni di tale dispositivo, ma qui ci limitiamo a descrivere il tipo primordiale a catenella, per la sua semplice ingegnosità.
Io, in questa frase, leggo tutto l'amore di quest'uomo per il suo sciacquone. Ed ha ragione. È ingegnoso, ma è anche semplice.
Vi risparmio la parte tecnica (però andatevela a leggere) per dedicarmi invece a quella che è la mia esperienza personale con sciacquoni, catenelle, tazze del cesso et similia. Nel corso del mio peregrinare ho esplorato molte stanze da bagno, e più volte mi sono imbattuto in installazioni discutibili come queste due:
![]() | ![]() |
| Stoccolma | New York |
Ci sono tante ragioni per volerlo fare.
Reception: Reception.
Io: Buongiorno, chiamo dalla stanza seicentotré.
Reception: Mi dica, signore.
Io: Sto facendo cacca.
Reception: ...
Io: ...
Reception: ...
Io: Gnnnnn.
Reception: Reception.
Io: Buongiorno, chiamo dalla stanza seicentotré.
Reception: Mi dica.
Io: Non riesco a fare cacca.
Reception: Vuole che salga qualcuno a farle un clistere?
Io: Eh, magari.
Reception: Le mando subito l'infermiera.
Reception: Reception.
Io: Plof.
Io: Pronto?
Reception: Qui è la reception.
Io: Mi dica.
Reception: Può alzare il tarallo quando fa pipì?
Io (colto in fallo): Ah, sì, mi scusi.
Reception: Anzi, guardi, faccia così, la faccia da seduto.
Io: Sì, sì, va bene.
Reception: Scusi, eh.
Io (mortificato): No, scusi lei.
Reception: Reception.
Io: Credo che ci sia accumulo di detriti nel gomito G1.
Reception: Come?
Io: L'acqua ha superato il dislivello ΔL.
Reception: Il dislicosa?
Io: Si è allagato il bagno.
Reception: Reception.
Io: Qui è la stanza seicentotré.
Reception: Dica.
Io: Vorrei ordinare una colazione in camera.
Reception: Ma certo. Cosa desidera?
Io: Dunque, caffè, cornetto...
Reception: ...sì...
Io: ...succo d'arancia... toast, burro, marmellata...
Reception: ...sì...
Io: ...prosciutto, formaggio...
Reception: ...sì...
Io: e anche un po' di pane.
Reception: Va bene.
Io: Ah, e un'ultima cosa.
Reception: Dica.
Io: Sto facendo cacca.
Reception: ...
Io: ...
Reception: ...
Io: Gnnnnn.
martedì 12 dicembre 2006
Il software del futuro
Fatevi un piacere: andate immediatamente a visitare questo sito e installate NaDa™. Io l'ho scoperto soltanto oggi e sono rimasto folgorato: l'ho installato su Linux e su Windows, funziona alla grande e fa esattamente quello che vi aspettate che faccia!... e, come se non bastasse, è anche gratis.
Insomma, siete ancora qui?! Dovreste essere qui!
Fatemi sapere che ne pensate. Ah, e già che ci siete, date anche un'occhiata agli entusiastici commenti degli altri utenti di NaDa™.
martedì 5 dicembre 2006
Lieta compagnia
Ecco a voi una graziosa foto della festa che ho organizzato nel weekend. Ci siamo divertiti abbastanza... anche se, come vedete, non sono venuti molti amici. Vi assicuro tra l'altro che la conversazione non era delle più brillanti, si finiva sempre per raccontare qualcosa che gli altri già avevano sentito. Tutto sommato mi sono trovato bene con i miei nuovi amici nonostante siano forse stati un po' invadenti... si comportavano come se fossero a casa propria.
Saluti da noi tutti!
Saluti da noi tutti!
Saluti da noi tutti!
domenica 5 novembre 2006
giovedì 29 giugno 2006
Il radicale di ieri
A cosa serve imparare le lingue, quando la Rete ti offre traduttori automatici del calibro di Babelfish o di Google Translate? Non solo questi strumenti sono in grado di sostituire completamente il noioso e antiquato lavoro, tradizionale roccaforte di occhialuti consultatori di dizionari, ma svelano anche significati e simbologie nascoste ai più, anche in testi ben noti.
Prendiamo per esempio quel classico della musica leggera che è Yesterday (Lennon-McCartney). Ecco qui di seguito le parole della canzone, la traduzione di Google e l'analisi del significato profondo celato dietro le nostalgiche parole della ballata e messo in luce da Google.
| Yesterday, all my troubles seemed so far away. Now it looks as though they're here to stay. | Ieri, tutte le mie difficoltà hanno sembrato così faraway. Ora osserva come se siano qui rimanere. |
Notare il tono confidenziale adottato da McCartney, che si rivolge direttamente all'ascoltatore e gli raccomanda di guardarsi bene intorno facendo finta che le difficoltà siano qui rimanere, benché soltanto ieri esse avessero sembrato così faraway (citazione di Troisi in Non ci resta che piangere).
| Oh, I believe in yesterday. | L'OH, credo ieri dentro. |
Ecco cosa preoccupa McCartney: il radicale ossidrile che apparentemente aveva ingerito il giorno prima.
| Suddenly, I'm not half the man I used to be, there's a shadow hanging over me. | Improvvisamente, non sono metà dell'uomo che ho usato essere, ci è un'ombra che appende sopra me. |
Il radicale OH lo divora dall'interno, gli procura una diarrea fulminante che lo lascia deperito e debole. Inquietante l'immagine dell'ombra che appende Paul McCartney come se fosse calzino da asciugare.
| Oh, yesterday came suddenly. | L'OH, ieri è venuto improvvisamente. |
Non se l'aspettava, e l'ossidrile ha colpito.
| Why she had to go I don't know, she wouldn't say. | Perchè ha dovuto andare io non sapere, non direbbe. |
L'intossicazione si aggrava, McCartney perde la capacità di coniugare i verbi e comincia a parlare come gli Indiani d'America dei fumetti di Tex Willer.
| I said something wrong, now I long for yesterday. | Ho detto male qualcosa, ora I lungamente per ieri. |
Fortunatamente, se ne rende subito conto (ho detto male qualcosa) e cerca di rimediare. Che la I stia per "iodio", da usare come antidoto all'ossidrile? O forse è la I di ieri?
| Yesterday, love was such an easy game to play. Now I need a place to hide away. | Ieri, l'amore era così gioco facile da giocare. Ora ho bisogno di un posto di nascondermi via. |
Umiliato dalle ripetute scariche intestinali, McCartney si arrende alla dura evidenza di aver perso l'amore della sua donna...
| Oh, I believe in yesterday. | L'OH, credo ieri dentro. |
...e conclude la canzone maledicendone il responsabile.
| Mm mm mm mm mm mm mm | Millimetro millimetro millimetro millimetro millimetro millimetro millimetro |
Qui ci sono due interpretazioni: o vi buttate sullo psichedelico (ma pesante, roba da farvi considerare le canzoni di Syd Barrett sillogismi aristotelici), oppure lo leggete come un inno alle unità non-SI, alle quali McCartney (da bravo inglese) è molto affezionato.
Pare, tra l'altro, che se si fa suonare al contrario la versione tradotta (quella SEGRETA!) si possa distinguere chiaramente Ringo Starr che si soffia il naso.









