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mercoledì 18 giugno 2008

La cena degli avanzi

Nella miglior tradizione della cucina degli avanzi, questa sera vi propino un'ammescafrancesca di foto che non sono riuscito a infilare nelle rispettive gibelle di pertinenza e che mi sono rimaste sul groppone. Meglio che le pubblico, se no poi scadono e le devo buttare.


Il sogno di ogni studente di Fisica I.

Se questa foto vi fa pensare a un ramo di iperbole, non preoccupatevi, è normale.

Se non vi fa pensare a un ramo di iperbole, non preoccupatevi, è più normale.


Parigi, una città kafkiana.


Le dieci differenze.


La stazione di Liegi, un'opera di Santiago Calatrava. E com'è? Bella?


Roma, via dell'Umiltà, 36.

Anche Roma è una città kafkiana.


E per finire, il dessert.

lunedì 2 giugno 2008

The Dark (Michael) Knight

Aspettando la metropolitana in questi giorni è praticamente impossibile esimersi dal notare questa locandina.

Bella? Non so. In realtà mi hanno colpito due cose. La prima è che il personaggio un po' fetish al centro del manifesto sembra il risultato di un incrocio tra Michael Knight (al secolo David Hasselhoff) e un pneumatico Goodyear. Forse è Micheal Knight dopo essere stato arrotato da diverse centinaia di autoarticolati. Forse lo ha arrotato KITT (o forse KARR). In ogni caso, è evidente che quest'uomo ama passare i pomeriggi spalmato sull'asfalto. Tra l'altro, il fatto che egli sia una versione vulcanizzata di Michael Knight spiega perché c'è scritto il suo nome: il Knight oscuro, cioè nero; anche io mi incazzerei un po' se KITT mi avesse ridotto così.

L'altra cosa che mi ha colpito è l'installazione artistica a base di cherosene che Michael Knight ha realizzato sul palazzo alle sue spalle. Va detto che gliel'hanno lasciato fare solo perché è Michael Knight (e perché la sua macchina è impazzita e arrota chiunque le capiti a tiro). Se ci avessi provato io ecco come sarebbe andata.


Davide: Toc toc.
Massaia: Chi è?
Davide: Buongiorno signora, sono un ricercatore in fisica.
Massaia: Ah, sì, mi dica.
Davide: Vorrei dare fuoco al suo appartamento.
Massaia: Come?
Davide (mostrando una grossa tanica di benzina): Vorrei appiccare le fiamme alla sua casa.
Massaia: ...fuoco?
Davide: E fiamme.
Massaia: Incendio, insomma.
Davide: Eh, sì.
Massaia: Lei è un piromane!
Davide: No, signora.
Massaia: E allora cosa vuole?
Davide: Sa, vorrei scrivere le equazioni di Hamilton sulla facciata dell'edificio.
Massaia: Eh?
Davide: Ma sì, ha presente, cu punto con i uguale de acca in de p con i...
Massaia: Cosa?
Davide: ...pi punto con i uguale meno de acca in de cu con i...
Massaia: Lei è pazzo.
Davide: No no, guardi sull'Abraham e Marsden.
Massaia: Ora la faccio arrestare.
Davide: Se ha due minuti gliele derivo con la trasformata di Legendre.
Massaia (compone il 112): Pronto, polizia?
Davide: Va bene, signora, non importa. Mi arrangerò.
Massaia: Sarà meglio.
Davide: Invece di pi punto, pi e basta.


Davide: Toc toc.
Massaia: Avanti.
Davide: Signora, ma lo sa che il suo appartamento è proprio in corrispondenza del segno meno?
Massaia (brandisce un battipanni): Fuori di qui!
Davide: Ma la struttura simplettica...


Davide: Toc toc.
Massaia: Chi è lei?
Davide: Sono un ricercatore in fisica.
Massaia: E non si vergogna a girare vestito da ruota di scorta?


Davide: Toc toc.
Massaia: Sì?
Davide: Vorrei dare fuoco al palazzo e scrivere le equazioni di Hamilton...
Massaia: Mi spiace, niente dinamica non relativistica sulla facciata del mio palazzo.


Davide: Cu punto con i...
Massaia: Slam.


Davide: Toc toc.
Massaia: Sì?
Davide: Ho un'autorizzazione del condominio per dare fuoco al suo appartamento.
Massaia: Cosa?
Davide: È anche firmata dall'amministratore.
Massaia: Ma cosa dice?!
Davide: Se n'è parlato alla riunione di venerdì scorso.
Massaia: Se ne vada! Aiuto!
Davide: Sono Michael Knight.
Massaia: Ah. Poteva dirlo prima.
Davide: Scusi.
Massaia: Faccia attenzione allo scaldabagno, però.

martedì 18 settembre 2007

Vorrei scrivere "verba volant, scripta manent" in greco, ma non so come si dice

Non ho saputo resistere. Eccomi di nuovo a gibellare sui cartelli. Questa volta tocca a quelli ellenici, cosa che potrà sorprendere alcuni visto il mio fresco ritorno dalla Gallia. Ma tant'è.

Introduzione: chi è stato in Grecia (oppure, se è per questo, in qualunque paese dove si parli un idioma semi-incomprensibile) sa benissimo quanto è facile inzamarsi con i toponimi. Mi spiego: lo scopo del gioco è evitare imbarazzanti e fin troppo note scenette sullo stile noio vulevon savuar (che ve lo dico a fare) e, allo stesso tempo, riuscire a trasportare la propria gentile persona nel luogo designato; tuttavia, per pronunciare il nome dell'anus mundi di turno è tipicamente necessario slogarsi lingua e mandibola in un insensato contorto cancan di consonanti cacuminali la cui osticità ben eccede le capacità medie dell'uomo della strada. Quest'ultimo ricorre pertanto ad alcuni ingegnosi stratagemmi ("ingegnoso stratagemma" è un luogo comune dei più beceri e il suo utilizzo guasta la qualità della mia prosa; ciò mi addolora) per mandare a mente il toponimo, il più comune dei quali è il pezzotto linguistico. Ed ecco, allora, che Falàssarna (Φαλάσαρνα) diventa Falassàrna, Elafonìssi (Ελαφονήσι) diventa Efalonìssi, Kàmpos (Κάμπος) diventa Kòmbos.

Ma soprattutto, Sfinàri (Σφινάρι) diventa Sfintere. Potete dunque immaginare la mia gioia quando numerose curve ci hanno finalmente condotti a

Vediamo ora come il popolo greco si industri per attirare l'ignaro turista (ahimè, altro luogo comune).

  • Garantendo alloggi di qualità (Rooms Marò):
  • Promettendo facili coiti:
  • Preparando pietanze succulente:
  • Non badando a spese:
    ...il tutto sempre e comunque σιγά σιγά,
    come ci illustra gentilmente la nostra modella:
    Ehm. Lo so, questa foto è il cesso. Però vi assicuro che normalmente è molto più bella:
    (lei è quella a destra).
Vi è piaciuta questa carrellata? Spero proprio di sì. E ora, rullo di trombe e squillo di tamburi... arriva la ciliegina sulla torta (agh... luoghi comuni!)! Vi ricordate le foto dell'Ammerica? Vi ricordate del pezzo forte del mio reportage? Beh, tranquillizzatevi: non l'hanno inventata gli ammericani. Al massimo l'hanno inventata i greci (e quando mai no!). Di cosa parlo? Why, della minetta, of course.

domenica 15 luglio 2007

God bless Ammerica

La mia recente gitarella oltreoceano si è inaspettatamente rivelata un pozzo senza fondo di ispirazioni per questo pluzio, nonché una miniera di riflessioni sull'Occidente, sulla loro società, su quella italiana e su quella svedese; inoltre, ho contrabbandato un certo numero di graziosi oggettini (li si potrebbero definire souvenir) che catturano l'essenza e lo spirito di questo grande Paese, tanto grande che si fa chiamare con il nome di un continente.

Volendo quantificare, al netto sono rientrato nel Vecchio Continente con un eccesso di (in ordine sparso):

  • cinquecentoventicinque foto di New York (molte delle quali, ahimè, da architetto);
  • ventitré foto di Boston (la disparità si commenta da sola);
  • opuscoli e brochure di sette religiose assortite (cristiane e non);
  • un badge della American Nuclear Society con su scritto il mio nome;
  • due libri (di cui uno di Woody Allen, che sono ansiosissimo di leggere);
  • tre-quattro chili, o meglio, sette-otto libbre di puro lardo (nel miglior stile ammericano);
  • varie ed eventuali, ed infine:
  • una robusto rinforzino al mio antiammericanismo, che adesso dovrebbe bastarmi almeno fino al 2922 (che poi — ricordate? — è anche l'anno in cui il mio pluzio toccherà il milione di visite).

Alcune delle cose che ho qui elencato con tanta diligenza, e molte altre delle quali ancora non vi ho parlato, costituiranno l'oggetto di questa e di altre gibelle. Come antipastino, vi propino qualche foto che mi permette anche di chiudere il discorso sui cartelli.

L'Ammerica: il Paese della libertà.

Questa la adoro per il suo tono enciclopedico.

Qui mi astengo dal commentare...

E infine:

Mind the pox.

lunedì 18 giugno 2007

Sì, viaggiare

C'è chi ama viaggiare perché si vedono posti belli; c'è chi ama viaggiare perché si incontra gente interessante; c'è chi viaggia per conoscere cucine nuove; c'è chi lo fa perché vuole vedere un posto su cui ha letto un libro; c'è chi lo fa perché vuole recuperare un po' di quella lingua imparata alle medie e quasi dimenticata; c'è chi viaggia perché "cazzo me la sono meritata una vacanza dopo il culo che mi sono fatto quest'anno"; c'è chi viaggia perché deve; c'è chi vuole scoprire la diversità; c'è chi ama viaggiare solo quando torna a casa; c'è chi vuole vedere le città d'arte; c'è chi si emoziona a vedere i cartelli stradali con i nomi di città lontanissime; c'è chi ha un planisfero con tutte le puntine da disegno colorate sui posti dove è già stato; c'è chi colleziona cartine geografiche; c'è chi va a Paestum ed è contento così; c'è chi viaggia per vedere posti migliori di Paestum; c'è chi viaggia perché in ostello si fa acchiappanza; c'è chi viaggia nonostante non faccia mai acchiappanze in ostello; c'è chi va a Ibiza a fare tunz-tunz; c'è chi si aggrega; e ci sono quelli a cui non piace viaggiare.

Muà, io viaggio perché ogni tanto, in certi posti improbabili, scopro dei cartelli bellissimi e mi metto a fotografarli. Ad esempio, la settimana scorsa, ad Uppsala (noto paese della Svezia orientale), Caterina e io abbiamo trovato ben due cartelli meritevoli di menzione; la suddetta ha anche prestato la sua pulcherrima immagine muliebre al mio occhio di vetro.

La prima foto si intitola

Tuesday, 14:26

La seconda si commenta da sola.

giovedì 24 maggio 2007

The place to be

Approfitto del poco sonno che ho per mettere su un paio di foto interessanti che Caterina e io abbiamo scattato a inizio mese, in vacanza per qualche giorno nella valle della Loira. Vi aspettate castelli? Tzé. Davvero credete che vi annoierei con simili banalità?

Il vostro cavallo è stressato? No problem.
Ebbene sì.

Guardate la foto di questo negozio. Bello, vero? È una cartoleria? Un fioraio? Una tipografia? Un negozio di musica?
I più svegli avranno sicuramente notato la discreta insegna che campeggia in alto: "POMPES FUNEBRES". Traduciamo al volo un paio di scritte dalla vetrina: "Il nostro mestiere è rispettare le vostre volontà", "Per le mie esequie, PFG mi aiuta a prevedere tutto in anticipo" (un bel pleonasmo), "Preventivi gratuiti", "Visto in TV" (!). Dulcis in fundo, osservate il nonnetto che faccia soddisfatta che fa ora che si è accattato il taùto.

Per i più ardimentosi:
Come dite? Cos'è la belote? Non ne ho idea (aspettate... guardo sul dizionario... è un gioco di carte). Però i premi sono davvero ricchi... chissà se ci sono anche i cotillon. Che cacchio, in Francia... se non ci sono lì! Come dite? Cos'è il cotillon? Non ne ho idea (asch... clic clic... è una danza!).

Insomma: la Loira, the place to be. Io ci volo!

domenica 5 novembre 2006

VERBODEN!

I belgi sono personcine civili... niente a che vedere con noi napoletani! A Bruxelles persino i cani sono educati e disciplinati... si alzano per far posto alle vecchiette sull'autobus, fanno la raccolta differenziata dei rifiuti e sono infallibili nella compilazione del modulo per la dichiarazione dei redditi. Figuriamoci se ad uno di essi verrebbe mai in mente di depositare i propri escrementi sulla pubblica via.

Eppure...

Eppure guardate cosa si trova per le vie di Bruxelles. Guardate quale onta sono stati costretti a subire i poveri cagnolini belgi. E tutto per colpa del napoletano di turno.