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mercoledì 25 marzo 2009

Mijn vriend Karel van der Bruin

(Si consiglia di lanciare il video a lato a guisa di colonna sonora della gibella. Abbiate pazienza, per gli effetti speciali ci stiamo ancora attrezzando.)

Brasile.

Il solo nome già evoca visioni di spiagge assolate, noci di cocco, partite di calcio acrobatico, bikini minimalisti, Cacao Meravigliao e saudade. (Chissà com'è la visione della saudade. Fosse nostalgia di Napule, non avrei difficoltà a immaginere un tipo vestito da Pulcinella che piange, suona il mandolino e il tamburello e balla la tarantella ué ué affacciato a una finestra e sbocconcellando una sfogliatella accompagnata da una tazzulella di caffè; ma l'immagine di un brasiliano vestito di piume di struzzo che piange, suona il canillo1 e balla il samba tunz-tu-tunz tun-tun-tu-tunz sulla spiaggia di Copacabana sorseggiando una capirinha e rimpinzandosi di biscoito Globo, quest'immagine mi risulta un tantino meno credibile. Sarà una questione di abitudine.)

Ecco, io in Brasiu (mi si passi la grafia fonetica) ci sono stato, e posso garantire che è tutto vero. (A parte il Cacao Meravigliao. Che poi sarebbe Meraviglião. Che poi sarebbe Meraviglione. E se cacao fosse cacão, allora sarebbe cacone, e allora hai voglia di mettere ballerine scosciatissime. Chiaro?

No. Allora continuate a leggere.)

Ecco, io volevo parlare del Brasiu, della saudadgi e della bossa nova, e invece mi avete incastrato a spiegare come imparare il brasiliano in dieci giorni; tant pis.

La regola è la seguente: per parlare brasiliano bisogna (a) imparare quei quattro-cinque verbi che sono diversi, (b) parlare in napoletano (c) con un accento barese. La dimostrazione ha avuto luogo in una casa de sucos, un posto dove (udite udite) si vendono succhi di frutta.

(Trascrizione fonetica.)

Io:Um suco dgi còco (con le O aperte), por favor.
Bibi:(non capisce e lo fa presente)
Io:(scandisce) Um... suco... dgi... còco.
Bibi:(illuminazione) Ahh! Cócu! (pronuncia barèse stretta)

Il brasiliano è tutto così. Se arrivi stasera alle dieci, domani alle due sai ordinare da mangiare, dopodomani impari a contrattare con i bancarellisti e dopo dieci giorni chiacchieri amabilmente con il tassista che ti accompagna all'aeroporto (dicendo — mio testuale commento sul traffico dell'ora di punta — "Eh... a gente va à casa"). Ma qual è il trucco?

Il trucco, come quando si impara una qualunque lingua straniera, consiste nel costruire una tabella mentale di corrispondenze più o meno regolari con le altre lingue che si conoscono. Tali corrispondenze possono essere semplici traduzioni (formaggio ↔ queijo) oppure schemi di applicazione sufficientemente regolare da giustificarne l'introduzione. Esempio: se la parola italiana finisce per -zione, stai sicuro che la parola brasiliana finirà per -ção. Se quella italiana finisce per -ino, spesso quella brasiliana finisce per -inho; e se quella italiana finisce per -one, quella brasiliana finirà per -ão. (Quindi Falcão in realtà si chiamava Falcone. E no, Alemão non si chiamava Alemone; si chiamava Tedesco.) La cosa funziona talmente spesso tra italiano e brasiliano che qualcuno dovrebbe scriverci un programmino per tradurre automaticamente e maccheronicamente i testi dall'italiano al brasiliano.

Ma guarda un po' la coincidenza, questo programmino l'ha già scritto qualcuno (io). L'ho chiamato aristoteles, più in onore del centravanti che del filosofo. È scritto in Perl3, è rilasciato sotto licenza GPL4 e può essere scaricato liberamente da qui.

aristoteles è semplice da usare: gli si dà un file di testo in italiano e lui risputa tutto tradotto in brasiliano. Il va sans dire che io non lo userei per tradurci la mia tesi di laurea; in questo senso, aristoteles non è un traduttore: è più un simulatore del mio cervello.

Ma vediamolo all'opera:

A A Abbronzatissima
sotto i raggi del sole
come è bello sognare
abbracciato con te.
A A Abbronzatissima
a due passi dal mare
come è dolce sentirti
respirare con me.
Sulle labbra tue dolcissime
un profumo di salsedine
sentirò per tutto il tempo
di questa estate d'amor.
Quando il viso tuo nerissimo
tornerà di nuovo pallido
questi giorni in riva al mar
non potrò dimenticar.
A A Abronzatissima
debaixo os ragi do sol
como é belo sonhar
abraciado com ti.
A A Abronzatissima
a dois passi do mar
como é dolce sentirti
respirar com mim.
Sobre as labra tue dolcissime
um profumo de salsedinhas
sentirò para todo o tempo
de esta estate d'amor.
Quando o viso tuo nerissimo
tornerà de noo palido
questi giorni em riva ao mar
não potrò dimenticar.

Da Rimini a Ipanema in 0.484 secondi.

Ah, un'ultima cosa. Vi è piaciuta la colonna sonora? Un mito, Disco Samba, eh? Bella la musica brasiliana, eh? Eh, come suonano i brasiliani...

Peccato. I Two Man Sound, signore e signori, sono belgi. Wikipedia docet. (Ma grazie Luca per la segnalazione.) E con questo ho rovinato la serata alla metà di voi.


1 Canillo è il nome con il quale ho sempre designato il putipù brasiliano2. Produce il suono di un cagnolino che guaisce (donde la denominazione). ^

2 Ho appena scoperto che in brasiliano il canillo si chiama cuica. ^

3 Perl è un linguaggio particolarmente adatto a fare di queste cazzate. Chi usa Linux probabilmente sa cos'è, ma non avrà bisogno di installarlo perché con tutta probabilità ce l'ha già. Tutto ciò è triste: chi ha le conoscenze per installarlo, non ne ha bisogno; chi usa Windoze probabilmente crede che Perl sia una marca di dentifricio. ^

4 No, la bombola non c'entra. ^

domenica 31 agosto 2008

Il salame stellato

Tipica conversazione da spiaggia.

Barista:Prego.
Io:I panini li avete anche col prosciutto crudo?
Barista:Sì.
Io:Allora un panino col crudo e uno con il viustel, per favore.
Barista:(bip bip) Sei euro e cinquanta.
Io:Ecco.
Barista:Grazie.
Io:Prego.
Barista:(mettendo il panino con il crudo sulla piastra) Quello col viustel te lo vado a preparare.
Io:Occhei.

Il barista esce, prepara un panino col viustel, rientra e lo mette sulla piastra.

Barista:Il crudo, per chi era?
Io:Per me! (me lo dà)

Due minuti dopo.

Barista:Viustel!
Io:Eccolo!
Barista:Vuoi un sacchetto?
Io:Ce l'ho, grazie.

È stato a questo punto che ho avuto la mia epiphany. Dico "epiphany" perché se dico "epifania" evoco immagini di scope volanti e calze piene di dolćetti, mentre in realtà intendo fare riferimento a quel glorioso istante di illuminazione durante il quale, improvvisamente, ad un comune mortale viene concesso di intuire l'ordine e l'armonia delle parti dell'Universo e di godere della perfezione del meccanismo cosmico. È possibile raggiungere tale stato attraverso uno o più dei quattro metodi qui elencati:

  1. Attraverso la ripetizione ossessiva di un mantra e/o la meditazione su questioni come "qual è il rumore del battito di una sola mano?", "se un albero cade nella foresta e non c'è nessuno nei paraggi, fa rumore lo stesso?", o "dove cazzo ho messo le chiavi?";
  2. Attraverso lo studio del principio di minima azione;
  3. Attraverso la sospensione della propria coscienza tra gli stati di sonno e veglia (questo metodo ha una frequenza di riuscita estremamente elevata, ma tende ad attribuire ai tergicristalli un'importanza eccessiva nel significato dell'Universo);
  4. Attraverso la consumazione di sostanze illecite.

A volte, tuttavia, sembra che questo stato fortunato si produca spontaneamente, o forse viene segretamente preparato e indotto da stimoli apparentemente innocui (nel mio caso, la ripetizione ossessiva della parola "viustel" è chiaramente sospetta). Se io fossi Immanuel Kant, i miei momenti di illuminazione sarebbero probabilmente molto frequenti ed avrebbero luogo quando sono seduto nel mio studio, accinto alla composizione della "Critica della ragion pura", oppure al massimo mentre sono per strada, a passeggio, in carrozza, davanti a un caminetto a fumare la pipa o mentre ammiro un panorama dall'alto di una montagna.

Non credo sia necessario ricordare al lettore che io non sono Immanuel Kant. Questa è la ragione principale per la quale il mio momento di illuminazione mi ha colto in mutandoni, senza occhiali, con le chiappe bagnate e davanti a un bancone di panini al viustel, Eppure, da allora, sono ossessionato da un dubbio: sarà mai capitato anche a Kant di avere un'illuminazione al momento sbagliato?

Kant:Buongiorno, herr Schröder!
Macellaio:Oooh, don Immanuel, buongiorno! Come va con la sciatica?
Kant:Un po' meglio, grazie. Vostra figlia, tutto bene?
Macellaio:Sì, sì, grazie alla Madonna si è sistemato tutto.
Kant:Meno male, meno male, herr Schröder.
Macellaio:Eh, sì, meno male. Che vi servo oggi, don Immanuel?
Kant:Dunque mi fate quattrocento grammi di macinato di manzo, bello magro però, eh, mi raccomando...
Macellaio: Sì, sì, non vi preoccupate... (armeggia) ecco qua...
Kant:Poi mi date tre-quattro di quelle salsiccie che mi piacciono tanto...
Macellaio:...sì...
Kant:...poi questo salame appeso...
Macellaio:Quale?
Kant:Questo qua, sopra di me...
Macellaio:Altro?
Kant:...e la legge morale dentro di me.

martedì 29 aprile 2008

Il viaggyø

Ultimi giorni di Scandinavia, bisogna approfittarne. Si sale su un roboante pulmino, ci si fanno quattro ore di curve su un'autostrada dalla progettazione chiaramente ispirata alla Salerno-Reggio Calabria per giungere infine in quel di Oslo, un tranquillo paesino che conta poco più di cinquecentomila abitanti. Per fortuna il viaggio passa in fretta grazie ai fantastici gingilli disponibili a bordo del pulmino. Ad esempio, questo grazioso oggettino

permette di SPARARE FULMINI a piacimento, come illustrato chiaramente dall'etichetta sottostante.

Curiosità: gli svedesi chiamano Oslo "uslu". Gli autoctoni la chiamano "ushlu". Per un integralista dell'ortografia come me, una gita a Uslu produce pressappoco la stessa sensazione di una nottata insonne in preda alle zanzare. Ogni cartello è perfettamente intelligibile ma inevitabilmente sgrammaticato. Un tormento continuo. È un po' come se, invece di scrivere in italiano corretto, imprøvisämenntee cømincyasi å skriverre in qveste mannyera øbshena.

Sarà da questo che Caterina ha improvvisamente preso ispirazione.

Caterina: ...perché la Apple ha fatto questo nuovo Mac sottilissimo e leggerissimo.
Davide: Ah sì?
Caterina: Si chiama Ultra Slim, o qualcosa del genere.
Davide: E com'è fatto?
Caterina: Pare che sia comodissimo, perché l'idea alla base è che non devi rinunciare per forza a una pastiera normale...
Davide: ...e al casatiello USB.

La segnaletica, però, è impeccabile.

Tra l'altro la città è piena di statue. Alcune sono inquietanti, ma interessanti.

Le altre mi sono piaciute di meno. Ecco la mia pallina rimbalzina che manifesta il suo dissenso verso una cosiddetta scultura di Richard Serra.

Siamo anche andati a visitare il nuovo teatro dell'opera!

Bello proprio. Una gran figata, sembra un iceberg appollaiato al centro del porto. Tutto marmo di Carrara, eh. Linee pulite, Scandinavian style. Bello proprio. Bello. Sì. Eh sì. Se le meritava proprio, le foto che abbiamo fatto. Ehm. Tutte e novantaquattro.

La noia genera intenzioni pericolose.

Ma per fortuna c'è sempre come intrattenersi.

Reception: Receptyøn, comme pøso åiuttarla?
Davide: Buongiorno, chiamo dalla stanza trecentotredici.
Reception: Sì, my dicca, sinyøre.
Davide: Guardi, io avrei finito.
Reception: Ma brävvo, sinyore! Tuta nell vasinø?
Davide: Sì, sì, tutta tutta!
Reception: Älora sälgo subhyto, sinyøre.
Davide: Faccia pure con comodo.

martedì 18 settembre 2007

Vorrei scrivere "verba volant, scripta manent" in greco, ma non so come si dice

Non ho saputo resistere. Eccomi di nuovo a gibellare sui cartelli. Questa volta tocca a quelli ellenici, cosa che potrà sorprendere alcuni visto il mio fresco ritorno dalla Gallia. Ma tant'è.

Introduzione: chi è stato in Grecia (oppure, se è per questo, in qualunque paese dove si parli un idioma semi-incomprensibile) sa benissimo quanto è facile inzamarsi con i toponimi. Mi spiego: lo scopo del gioco è evitare imbarazzanti e fin troppo note scenette sullo stile noio vulevon savuar (che ve lo dico a fare) e, allo stesso tempo, riuscire a trasportare la propria gentile persona nel luogo designato; tuttavia, per pronunciare il nome dell'anus mundi di turno è tipicamente necessario slogarsi lingua e mandibola in un insensato contorto cancan di consonanti cacuminali la cui osticità ben eccede le capacità medie dell'uomo della strada. Quest'ultimo ricorre pertanto ad alcuni ingegnosi stratagemmi ("ingegnoso stratagemma" è un luogo comune dei più beceri e il suo utilizzo guasta la qualità della mia prosa; ciò mi addolora) per mandare a mente il toponimo, il più comune dei quali è il pezzotto linguistico. Ed ecco, allora, che Falàssarna (Φαλάσαρνα) diventa Falassàrna, Elafonìssi (Ελαφονήσι) diventa Efalonìssi, Kàmpos (Κάμπος) diventa Kòmbos.

Ma soprattutto, Sfinàri (Σφινάρι) diventa Sfintere. Potete dunque immaginare la mia gioia quando numerose curve ci hanno finalmente condotti a

Vediamo ora come il popolo greco si industri per attirare l'ignaro turista (ahimè, altro luogo comune).

  • Garantendo alloggi di qualità (Rooms Marò):
  • Promettendo facili coiti:
  • Preparando pietanze succulente:
  • Non badando a spese:
    ...il tutto sempre e comunque σιγά σιγά,
    come ci illustra gentilmente la nostra modella:
    Ehm. Lo so, questa foto è il cesso. Però vi assicuro che normalmente è molto più bella:
    (lei è quella a destra).
Vi è piaciuta questa carrellata? Spero proprio di sì. E ora, rullo di trombe e squillo di tamburi... arriva la ciliegina sulla torta (agh... luoghi comuni!)! Vi ricordate le foto dell'Ammerica? Vi ricordate del pezzo forte del mio reportage? Beh, tranquillizzatevi: non l'hanno inventata gli ammericani. Al massimo l'hanno inventata i greci (e quando mai no!). Di cosa parlo? Why, della minetta, of course.

domenica 2 settembre 2007

La terra dei minolli

Eccolo. Come, "chi"? Io. Eccolo. Quando dico "eccolo", intendo me. Sono di nuovo qui. Dimenticate i vostri sonni tranquilli... sono il sassolino nel sandalo, la zanzara notturna, la carta igienica a un velo, la pasta scotta, la macchinetta del caffè con la guarnizione nuova. Sono tornato.

E da dove sono tornato? Ma naturalmente, dalla terra dei minolli.

I minolli sono una gaia popolazione insediatasi una vita fa sull'isola di Creta, nel cuore del Mare Nostrum. La civiltà minollica acquistò presto una posizione economica egemone nel bacino del Mediterraneo grazie soprattutto all'invenzione dell'aliscafo, la quale permise a milioni di minolli di andare a fare la tanto agognata villeggiatura estiva a Cipro e di scaricare lo stress di anni e anni di ferie non godute. L'effetto sulla produttività dei mercanti minollici fu spaventoso, e nel giro di poche villeggiature Cnosso era diventata la capitale del mondo, ma che dico "del mondo", la capitale d'Europa, ma che dico "d'Europa", la capitale "del Mediterraneo", ma che dico "del Mediterraneo", la capitale di Creta, ecco, sì, la capitale di Creta.

Benché la supremazia di Creta fosse dunque soprattutto di carattere economico, non bisogna dimenticare che i minollici erano anche prodi e valorosi guerrieri, come testimoniano i numerosi affreschi ritrovati.L'importanza dell'arte bellica presso le popolazioni proto-minolliche è altresì testimoniata dai ritrovamenti di numerose macchine da guerra, adibite al trasporto di uno o più minolli,le quali erano spesso ornate da misteriose scritte in Lineare C, non ancora decifrate completamente. Gli studiosi sono divisi sulla loro funzione: secondo alcuni, si tratterebbe di invocazioni agli dei affinché proteggessero i delicati meccanismi delle futuristiche macchine minolliche, dato che iscrizioni simili sono state rinvenute sui resti degli aliscafi; secondo altri, invece, si tratterebbe di rebus, ipotesi supportata dalla decifrazione dell'iscrizione ritrovata sul famoso "Bolide della Canea",la quale recita:

Al bar OS è: aspetta colà RE = Alba rosea spettacolare.

Per chi non si ricorda cos'è il minollo, rinfrescatevi la memoria.

venerdì 20 luglio 2007

Rufus

Scena

Tardo pomeriggio, un bar del Greenwich Village, quartiere di New York noto per essere stato la culla del movimento di liberazione gay. Il locale è semivuoto, poche persone occupano un paio di tavoli accanto alle finestre. Atmosfera rilassata; musica lounge, ambient, ma anche un po' industrial. Il bancone del bar irradia una luce rossa.

La porta del locale si apre e compare una coppia di turisti. Lui indossa pantaloncini a pinocchietto, camicia bianca modello gelataio e sandali; porta al collo una macchina fotografica. Lei indossa una canottiera e dei pantaloni e ha un grosso zaino sulle spalle. I due scambiano alcune parole con una cameriera che li accompagna ad uno dei tavoli liberi.

Lui (sedendosi, visibilmente eccitato): Allora?
Lei (un po' infastidita): Sì... bello.
Lui: Avevo sempre sognato di farlo.
Lei: Lo so.
Lui: Ci pensi... sulla Fifth Avenue!
Lei: Sì...
Lui: ...con tutti quei taxi giallissimi!
Lei: Mhm.
Lui: ...fermare un taxi col fischio...
Lei: ...già...
Lui: ...e saltare dentro...
Lei: ...
Lui: ...urlando "SEGUA QUELLA MACCHINA"!!!
Lei: Un'emozione, senza dubbio.
Lui: La migliore.

Un cameriere porge due menù.

Lei (sfoglia): Beh, è carino il posto... da fuori sembrava peggio.
Lui: No, infatti... a parte...
Lei: ...il neon nel bancone.
Lui: Già.
Lei: E quest'aria condizionata a palla!
Lui: Infatti.
Lei: Ma fa freddissimo qua dentro!
Lui: Hm.

Sfogliano il menù in silenzio per un po'. Ogni tanto lui si distrae, segue il filo dei suoi pensieri, mima la scena che si è verificata poco prima e tra sé e sé mormora "segua quella macchina". Poi, soddisfatto, si dedica al menù.

Lei (prende lo zaino e ne recupera una magliettina): No, ma fa troppo freddo qua dentro. Esagerano proprio con quest'aria condizionata.
Lui: Infatti! E non capiscono che più la usano, più la città si riscalda!
Lei (indossa la maglietta): Quanto sono ammericani.
Lui: Già. Che cazzoni.
Lei: Tu che prendi?
Lui: Boh. Tu?
Lei: Boh.
Lui: Bene.

I due continuano a sfogliare per un po', e poi chiudono i menù. Nel frattempo entra Rufus, un omaccione sulla cinquantina, muscolosissimo, baffuto e un po' pelato; indossa una tenuta da palestra: canottiera aderente e hotpants. Si vede che è gay da un chilometro. Rufus saluta uno dei camerieri con familiarità e prende posto al tavolo accanto ai due turisti.

Il cameriere si avvicina ai turisti, prende le ordinazioni e si allontana.

Lui: Certo però che è proprio vero.
Lei (estraendo dallo zaino una sciarpa di cotone): Cosa?
Lui: Quello che si dice di solito dell'Ammerica... che è un Paese di grandi contrasti.
Lei: Ah, parli del quartiere?
Lui: Ma sì, anche dell'Ammerica in generale. È assurdo pensare che questo è il posto dove è nato il movimento gay e allo stesso tempo è anche la superpotenza egemone che ieri bombardava il Vietnam, oggi l'Iraq e domani boh... Casoria.
Lei: È vero. Pensa anche a Martin Luther King e al movimento per la desegregazione dei neri.
Lui: Che poi sono sempre segregati.
Lei: E già.
Lui: E la bomba atomica?
Lei: Però anche il sessantotto.
Lui: Ma anche McDonald's.
Lei: Ma anche il jazz.
Lui: Ma anche Britney Spears.
Lei (indossando un maglioncino di filo): Ma se ci pensi, sono stati sempre gli immigrati... le minoranze etniche a fare le cose buone dell'Ammerica.
Lui: Beh... tecnicamente qua sono tutti immigrati.
Lei: Anche noi indoeuropei a casa nostra, allora.
Lui: Ehm. Sì. Ma era tanto tempo fa. E comunque anche alla bomba atomica lavoravano tanti immigrati...
Lei: La fuga dei cervelli.
Lui: Bra.

Entra un altro omaccione, persino più muscoloso di Rufus ma anche più tarchiato e tracagnotto; indossa anche lui una succinta tenuta ginnica. Saluta un cameriere, si avvicina a Rufus e gli dà un bacino in fronte prima di sedersi accanto a lui.

I due turisti seguono la scena con gli occhi e sorridono.

Lui: Carini...
Lei: Sì... sono teneri!
Lui: Ma poi li hai visti?
Lei (indossando una giacca a vento): Sì, sì... sembrano proprio usciti da un film! Questa è proprio la terra dei cliché!
Lui: Infatti... sai a chi sono tali e quali?
Lei: A chi?
Lui: Ai Village P...

Si blocca a metà frase e rimane a bocca aperta e con gli occhi sgranati. Volge lo sguardo spiritato a destra e a sinistra, come a guardarsi intorno, poi guarda fuori la finestra, salta in piedi, urla "aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!" e esce di corsa dal locale, sotto lo sguardo attonito di tutti.

Lei non si scompone. Rimane seduta per qualche secondo. Tira un sospiro. Si alza, raccoglie le sue cose e all'improvviso scatta fuori dal locale. Poco dopo si odono un fischio, uno stridio di pneumatici e la frase "SEGUA QUELLA MACCHINA!".

La foto di "Rufus" è di dram. Alcuni diritti riservati.

domenica 15 luglio 2007

God bless Ammerica

La mia recente gitarella oltreoceano si è inaspettatamente rivelata un pozzo senza fondo di ispirazioni per questo pluzio, nonché una miniera di riflessioni sull'Occidente, sulla loro società, su quella italiana e su quella svedese; inoltre, ho contrabbandato un certo numero di graziosi oggettini (li si potrebbero definire souvenir) che catturano l'essenza e lo spirito di questo grande Paese, tanto grande che si fa chiamare con il nome di un continente.

Volendo quantificare, al netto sono rientrato nel Vecchio Continente con un eccesso di (in ordine sparso):

  • cinquecentoventicinque foto di New York (molte delle quali, ahimè, da architetto);
  • ventitré foto di Boston (la disparità si commenta da sola);
  • opuscoli e brochure di sette religiose assortite (cristiane e non);
  • un badge della American Nuclear Society con su scritto il mio nome;
  • due libri (di cui uno di Woody Allen, che sono ansiosissimo di leggere);
  • tre-quattro chili, o meglio, sette-otto libbre di puro lardo (nel miglior stile ammericano);
  • varie ed eventuali, ed infine:
  • una robusto rinforzino al mio antiammericanismo, che adesso dovrebbe bastarmi almeno fino al 2922 (che poi — ricordate? — è anche l'anno in cui il mio pluzio toccherà il milione di visite).

Alcune delle cose che ho qui elencato con tanta diligenza, e molte altre delle quali ancora non vi ho parlato, costituiranno l'oggetto di questa e di altre gibelle. Come antipastino, vi propino qualche foto che mi permette anche di chiudere il discorso sui cartelli.

L'Ammerica: il Paese della libertà.

Questa la adoro per il suo tono enciclopedico.

Qui mi astengo dal commentare...

E infine:

Mind the pox.

lunedì 18 giugno 2007

Sì, viaggiare

C'è chi ama viaggiare perché si vedono posti belli; c'è chi ama viaggiare perché si incontra gente interessante; c'è chi viaggia per conoscere cucine nuove; c'è chi lo fa perché vuole vedere un posto su cui ha letto un libro; c'è chi lo fa perché vuole recuperare un po' di quella lingua imparata alle medie e quasi dimenticata; c'è chi viaggia perché "cazzo me la sono meritata una vacanza dopo il culo che mi sono fatto quest'anno"; c'è chi viaggia perché deve; c'è chi vuole scoprire la diversità; c'è chi ama viaggiare solo quando torna a casa; c'è chi vuole vedere le città d'arte; c'è chi si emoziona a vedere i cartelli stradali con i nomi di città lontanissime; c'è chi ha un planisfero con tutte le puntine da disegno colorate sui posti dove è già stato; c'è chi colleziona cartine geografiche; c'è chi va a Paestum ed è contento così; c'è chi viaggia per vedere posti migliori di Paestum; c'è chi viaggia perché in ostello si fa acchiappanza; c'è chi viaggia nonostante non faccia mai acchiappanze in ostello; c'è chi va a Ibiza a fare tunz-tunz; c'è chi si aggrega; e ci sono quelli a cui non piace viaggiare.

Muà, io viaggio perché ogni tanto, in certi posti improbabili, scopro dei cartelli bellissimi e mi metto a fotografarli. Ad esempio, la settimana scorsa, ad Uppsala (noto paese della Svezia orientale), Caterina e io abbiamo trovato ben due cartelli meritevoli di menzione; la suddetta ha anche prestato la sua pulcherrima immagine muliebre al mio occhio di vetro.

La prima foto si intitola

Tuesday, 14:26

La seconda si commenta da sola.

giovedì 24 maggio 2007

The place to be

Approfitto del poco sonno che ho per mettere su un paio di foto interessanti che Caterina e io abbiamo scattato a inizio mese, in vacanza per qualche giorno nella valle della Loira. Vi aspettate castelli? Tzé. Davvero credete che vi annoierei con simili banalità?

Il vostro cavallo è stressato? No problem.
Ebbene sì.

Guardate la foto di questo negozio. Bello, vero? È una cartoleria? Un fioraio? Una tipografia? Un negozio di musica?
I più svegli avranno sicuramente notato la discreta insegna che campeggia in alto: "POMPES FUNEBRES". Traduciamo al volo un paio di scritte dalla vetrina: "Il nostro mestiere è rispettare le vostre volontà", "Per le mie esequie, PFG mi aiuta a prevedere tutto in anticipo" (un bel pleonasmo), "Preventivi gratuiti", "Visto in TV" (!). Dulcis in fundo, osservate il nonnetto che faccia soddisfatta che fa ora che si è accattato il taùto.

Per i più ardimentosi:
Come dite? Cos'è la belote? Non ne ho idea (aspettate... guardo sul dizionario... è un gioco di carte). Però i premi sono davvero ricchi... chissà se ci sono anche i cotillon. Che cacchio, in Francia... se non ci sono lì! Come dite? Cos'è il cotillon? Non ne ho idea (asch... clic clic... è una danza!).

Insomma: la Loira, the place to be. Io ci volo!

martedì 17 aprile 2007

Progetti per l'estate

Da una mail ricevuta da Caterina:

  1. Apri Google Maps;

  2. Scrivi "Napoli" e batti invio;

  3. Sul fumetto seleziona "da qui";

  4. Inserisci l'indirizzo di destinazione "Long Beach, California";

  5. Leggi il punto 35 e fatti forza!

Buon viaggio.

Aggiornamento: Noooo! L'hanno tolto! non funziona più!

mercoledì 21 febbraio 2007

Il cerchio si chiude

Giusto per chiudere la serie di post relativa al Giappone, ecco un paio di foto notevoli che ho scattato lì. Sto un po' trascurando il blog ultimamente perché non ho molto tempo (e molta ispirazione), quindi vi lascio alle immagini con poche chiacchiere.



Le originali!!!

domenica 5 novembre 2006

VERBODEN!

I belgi sono personcine civili... niente a che vedere con noi napoletani! A Bruxelles persino i cani sono educati e disciplinati... si alzano per far posto alle vecchiette sull'autobus, fanno la raccolta differenziata dei rifiuti e sono infallibili nella compilazione del modulo per la dichiarazione dei redditi. Figuriamoci se ad uno di essi verrebbe mai in mente di depositare i propri escrementi sulla pubblica via.

Eppure...

Eppure guardate cosa si trova per le vie di Bruxelles. Guardate quale onta sono stati costretti a subire i poveri cagnolini belgi. E tutto per colpa del napoletano di turno.

domenica 10 settembre 2006

Μῆνιν ἄειδε, θεὰ...

Lo sapevate? Quest'estate mi sono fatto due grasse settimane di vacanza in Grecia. Sì, lo so che lo sapevate. Sapevatelo!

Bene. E con ciò? Beh, avete presente quei magici ed esaltanti pomeriggi settembrini che si trascorrono a casa di amici e/o parenti a visionare LE DIAPOSITIVE DELLA VACANZA?! Yes, I know you like it. Ed è per questo che ho deciso di farvi omaggio di tutte le quattrocentosettantasette foto che ho scattato in Grecia, più le settantaquattro che ho fatto qui a Göteborg, per un totale netto di cinquecentocinquantuno, tutte corredate di dettagliato commento. Al ritmo di due foto al minuto, ci impiegheremo soltanto quattro ore, trentacinque minuti e trenta secondi. Allora, si fa? Vado?!

No, tranquilli. Vi risparmio. Per quelli di voi però che sono DAVVERO interessati, ho pensato di pubblicare qualche brano del diario di viaggio che Caterina (alias Katthy) ed io abbiamo redatto, più qualche foto simpatica come premio-fedeltà. Contenti? Ne ero sicuro.

Prima di tutto, però: ci siamo divertiti? Giudicate voi stessi.

*****
Akrotiri (Santorini), 20 Agosto, ore 6:48

Il sonno dei due viandanti viene interrotto da un rumore cupo e continuo.
D (pieno di sonno): Ma che è 'sto rumore?
K: Il treno!
D: Eh, il treno...
K: L'autostrada! (NdR: Santorini misura 30 km da parte a parte)
D: Mmm...
K: Il terremoto allora!
D: Eh... a chest'ora?
*****
Breve compendio di espressioni di uso corrente nell'Ellade moderna:
  • Un dedalo di strade;
  • Un'impresa ciclopica;
  • Una forza erculea;
  • Caduta di pathos;
  • Una sistemazione spartana;
  • Fare una tragedia greca.
*****

A certa gente basta davvero poco per divertirsi.


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"Persona" in greco si dice "άτομο" ("atomo"); "due" invece si dice "δύο" (più o meno suona come "dio"). La scoperta di ciò ha scatenato una girandola di esilaranti considerazioni, sullo stile di:
K (colta da un raptus di romanticismo): Da sola sono solo un atomo, mentre insieme siamo un dio!
oppure:
D: "Guagliù, quanti atomi siamo stasera?" "Mah, 1027, 1028..."
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Finalmente completiamo il trittico degli arredi tristi. Dopo "Bici triste", pubblicata su questo blog tempo addietro, ecco a voi "Ombrellone triste" e "Tavolino triste".

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Il vostro bambino preferito in uno dei suoi giochi preferiti.

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Santorini, pomeriggio del 30 Agosto

Di ritorno dalla spiaggia di Kamari, il controllore dell'autobus stacca i biglietti per i passeggeri. Subito dopo di noi lo sentiamo rivolgersi a due slavate fanciulle di evidente discendenza teutonica.
Controllore: This is a one-way ticket!
Fanciulla 1: ???
C: Where you to go?
F1: Ehm... ehm...
F2: Kam... Kemo... Kima...
C: ...
F2: Kamari! Kamari beach!
Al che il controllore replica (in inglese, ma permettetemi di riportarlo in napoletano, se no non rende):
C: Simmo jute vinte vote a Kkamari!
Volta le spalle e se ne va indignato.