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giovedì 31 luglio 2008

Urg...

Devo decisamente smetterla con questo prog. Oggi ascoltavo Man-Erg e quando è finita ho pensato:

Io: Grande pezzo... peccato che sia così corto! Fammi vedere quanto dura...

Io: Agh.

giovedì 17 aprile 2008

How to ameliorate your gibella

E io che pensavo che quello che scrivevo fosse divertente. (Un poco.) Ma qualunque cosa io possa scrivere è niente a confronto di quello che può creare Gugol con i suoi potentissimi strumenti per le lingue!

Ecco la dimostrazione.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura (?)

Ma perché continuo a leggere Repubblica? Me lo domando puntualmente quando leggo gli editoriali di Ezio Mauro, che non perde mai l'occasione di essere servile se non può essere almeno pusillanime.

Qualche mese fa, all'indomani del Vaffanculo-day proclamato da Beppe Grillo e soci, Ezio Mauro bacchettava gli avvenimenti di piazza con un avvilente editoriale in cui esprime il suo contegno per l'aggrumarsi della plebaglia attorno al suo capopopolo. Lo so, l'articolo è lungo e non avete tempo di leggerlo adesso, ma conservate il collegamento e dategli un'occhiata appena ne avete la possibilità, perché ne vale la pena.

Come già ebbi modo di scrivere altrove, credo che alcune delle cose che Mauro scrisse in quell'editoriale fossero (e siano) vere. È vero che l'Italia è un paese anomalo nel contesto dell'Occidente, per il suo presente e per il suo passato. È vero che, in un paese sano, (cito)

[...] il sussulto di ribellione [...] avrebbe preso la strada di una spinta forzata al cambiamento e alla riforma. Non di un disincanto che si trasforma in disaffezione democratica mentre la protesta diventa una sorta di secessione dalla vita pubblica.

...ma per il resto, siamo seri. È ridicolo sostenere che siamo giunti a questo punto attraverso una perdita graduale dell'identità nazionale. Vorrei tanto che Mauro mi spiegasse da dove è cominciato questo percorso, allora. Quand'è che ci siamo sentiti italiani? In tutta onestà, l'ultima volta che è capitato a me è stato dopo i rigori di Italia-Argentina, semifinale dei mondiali del '90. Dov'è questa spinta di partecipazione alla cosa pubblica che Ezio Mauro rimpiange?

Ho tanto l'impressione che qui si giochi ad innalzare la propria realtà a condizione universale. Il ristretto entourage di amicizie di un brillante giornalista piemontese improvvisamente assurge al ruolo di condizione universale. Il metro quadrato che lo circonda diventa l'Italia tutta. Dov'è questo impegno sociale? C'è mai stato? Non parlo dei soliti circoletti di intellettualoidi; sto parlando di partecipazione di massa. Quando mai è esistita?

La verità è che l'Italia stessa non è mai esistita. "Abbiamo fatto l'Italia, si tratta adesso di fare gli italiani", diceva D'Azeglio; e cosa è stato fatto per fare gli italiani? Se non esistesse la televisione non saremmo neppure capaci di parlare la stessa lingua. Il Nord industriale ha sfruttato il Sud agricolo come risorsa di manodopera a basso costo, favorendo lo sviluppo di brigantaggio e diserzione; la povera gente del Sud è stata costretta ad emigrare al Nord per lavorare nelle fabbriche; i briganti e i disertori sono diventati mafiosi e camorristi; il Sud è stato completamente abbandonato dallo Stato italiano alla mercé dell'altro Stato; e centoquarantasei anni dopo l'unificazione dell'Italia, un giornalista piemontese mi viene a dire "non ci sentiamo italiani, che cosa disdicevole". Perdonatemi la citazione: ma vaffanculo. Di tutto cuore.

Ma c'è di più: la partecipazione di massa alla vita politica non esiste nemmeno qui, in Svezia, un paese universalmente riconosciuto come una delle democrazie più avanzate del mondo e come portatore di valori di libertà e di uguaglianza. Sapete cosa dice la gente qui della politica? "Destra, sinistra, in fondo non cambia niente". Disinteresse completo, persino peggio che da noi. Certo, il loro "non cambia niente" ha tutto un altro tono rispetto a quello che diciamo noi, ma il risultato è lo stesso: disinteresse. Ma allora, forse forse, questo V-Day era esattamente il contrario di quello che ha scritto Mauro. Forse era la spia di un crescente interesse dei cittadini italiani nella gestione della cosa pubblica. Almeno sembra che la gente si fosse resa conto che delegare "quelli lì" a governare non basta. Poi, certo, è ovvio che la massa resta massa e si coagula attorno al suo capopopolo... ma forse (ripeto: FORSE) qual giorno, per lo meno, qualcosa si stava agitando.


Venendo ad oggi, invece, vi raccomando la lettura del suo ultimo editoriale, intitolato (ma non mi dire) "L'eterno ritorno del Cavaliere". Non voglio commentare la sua analisi dei flussi di voto di queste elezioni (che non condivido) né il panegirico del PD (nuovo dogma dell'intellighenzia di potere sedicente sinistroide), ma mi limiterò a riportare qui le ultime righe di questo capolavoro di cerchiobottismo:

La speranza [...] è che Berlusconi - giunto alla sua terza prova e liberato dal terrore di rendere conto alla giustizia repubblicana - possa sentire l'ambizione di governare davvero, scoprendo l'interesse generale dopo l'abuso di interessi privatissimi. Se questo accadrà, sarà un bene per il Paese, che non ha più né tempo né occasioni da perdere.

Cosa?! Riconoscete l'idea? Pensateci. Sono sicuro che è capitato a tutti in questi giorni di assistere ad una conversazione del genere. L'altro giorno la mia amica Nicla (la mia Amicla) mi raccontava di un bidello che si compiaceva della vittoria di chi-sapete-voi così: "Professore', ma quello s'è tirato su tutte quelle aziende, s'è fatto un sacco di soldi, vuol dire che è bravo". Io ho sentito altre persone dire: "Sì, è vero, ha rubato, si è fatto i cazzi suoi, è scampato a processi, [eccetera... taglio per brevità] però ormai ha fatto tutto quello che doveva fare e può finalmente dedicarsi all'Italia". Ecco, questa è la meravigliosa speranza che Ezio Mauro invoca dalle pagine del suo quotidiano.

È vergognoso. Bisogna però riconoscergli che si sa esprimere decisamente meglio del bidello.

Quanto a "Repubblica", ha già fatto l'esperienza della destra, giocando la sua parte, e senza mai inseguire il ruolo di giornale di opposizione, perché non è un partito. Preferiamo semplicemente essere un giornale: con una certa idea dell'Italia, diversa da quella oggi dominante, un'idea certo di minoranza, e che tuttavia secondo noi merita di essere custodita e preservata.

Qui si è reso conto di aver passato il confine; anche se chi legge Repubblica ha un bel po' di pelo sullo stomaco, inneggiare alla coscienziosità istituzionale di chi-sapete-voi è veramente dura da digerire. Mauro lo sa, e ci tiene a sottolineare che Repubblica ha una certa idea dell'Italia, magari di minoranza, ma pur sempre preziosa e valida. Se volessi credergli dovrei farlo sulla parola, perché a me era sembrato che Repubblica fosse uno dei principali quotidiani nazionali, fedelmente allineato alla linea politica dominante e prezioso alleato dei poteri nella gestione dell'opinione pubblica; in poche parole, un efficace strumento del sistema.

martedì 5 febbraio 2008

Fatti più in là

Un uomo con un fiasco in mano arriva davanti a un albergo e dice "Sono rovinato!".

(Silenzio imbarazzante.)

No, eh? Lo temevo. Suvvia, che alcuni di voi sanno bene di cosa sto parlando. Riproviamo.

Un uomo entra in un bar e chiede un bicchiere d'acqua. Il barista gli punta una pistola contro. L'uomo ringrazia e esce.

(Qualcuno tossicchia.)

Auff. Dev'essere così che ci si sente quando si fa lezione di Analisi 1.

Trattasi dunque di indovinelli laterali, una forma di intrattenimento moderatamente popolare in entourage di secchioni come quelli che frequento io.

Funziona così: ci sono due personaggi, chiamiamoli A e B. Secondo una convenzione dominante, le sigle "A" e "B" rappresentano "Alice" e "Bob", ma nel nostro caso è più probabile che stiano per "Annarella" e "Becienzo". Ad ogni buon conto, A propone un esposto; ad esempio:

Un uomo con un fiasco in mano arriva davanti a un albergo e dice "Sono rovinato!".

(Sì. Lo so. È lo stesso di prima. Lo faccio per non complicarvi la vita.)

Al nostro B si apre a questo punto un ventaglio di interessanti possibilità:

  1. fuggire a gambe levate;
  2. ignorare A, in conformità agli usi di certe popolazioni dell'America meridionale (in particolare quelle insediatesi sulle rive del lago Chiticaca);
  3. picchiare A;
  4. seviziare A;
  5. tapparsi le orecchie e fare "lalalalala";
  6. abbonarsi a "Famiglia Cristiana";
  7. iscriversi all'Udeur;
  8. cercare di immaginare una situazione ragionevolmente normale che possa essere descritta dall'esposto, dando così un senso alle farneticazioni di A e risparmiandogli numerose brutte figure.

Tuttavia, non tutte queste scelte conducono alla soluzione dell'indovinello: la 1. e la 2. spesso anticipano la fine dolorosa di una lunga amicizia; nel caso 3. la fine è dolorosa solo per uno dei due; l'opzione 4. conduce spesso ad una gestazione di circa quaranta settimane; la 5. è poco educata, la 6. può condurre alla soluzione dell'indovinello solo in eccezionali casi di illuminazione divina e la 7. conduce in parlamento, in galera, o in entrambi i luoghi (a volte contemporaneamente).

A rigore, dunque, l'indovinello si configura solo con la partecipazione attiva di B alla pippa mentale di A. Nel caso in cui B non disponga di poteri paranormali, può inoltre giovarsi della facoltà di rivolgere ad A domande alle quali sia possibile rispondere con un sì o con un no. A, a suo buon cuore, può decidere di rispondere alle domande di B in tutta onestà, oppure può vendicarsi del mazziatone ricevuto poc'anzi e condannare B ad un purgatorio di dubbi e contraddizioni.

Com'è, come non è, se si verificano tutte le condizioni necessarie alla soluzione dell'indovinello (e non sono poche, come abbiamo ben visto!), allora prima o poi B verrà a capo della situazione evasivamente descritta da A svariate ore prima. Quando ciò accade, B si pente in generale della scelta che ha fatto (la 8.) e comincia a valutare l'applicazione ripetuta di un cric alle ossa del cranio di A.

Spero che adesso sia tutto più chiaro.

Hm. Allora date un'occhiata a questo sito (in inglese) e a questo (in italiano), va', e tenete d'occhio il mio pluzio che presto ne riparliamo.

mercoledì 19 dicembre 2007

Il passatempo più sano ed economico

Sarà il Natale che si avvicina assieme alla fine dell'anno, saranno la fine del dottorato e la conseguente disoccupazione, sarà il revisionismo storico, sarà che sto leggendo Pirandello e mi tornano in mente gli anni del liceo, sarà la bossa nova che mi tiene compagnia mentre scrivo, sarà che ho trovato un forum dedicato agli indovinelli del tipo "un uomo con un fiasco in mano davanti a un albergo dice «sono rovinato»" o sarà che ho un callo sotto il piede, ma sta di fatto che ultimamente mi sento nostalgico. Ecco perché questa gibella è dedicata a uno degli intrattenimenti preferiti delle mie estati balneari e dei miei agosti pescolani, la pietra angolare del mio lessico odierno, fonte inesauribile di nomi policonsonantici di fiumi ucraini: la rivista nota come

  • La Settimana Enigmatica,
  • La Settimana Animistica,
  • La Settimana Onanistica,
  • La Settimana Mitica,
  • La Settima Asmatica (un capolavoro),

o, più comunemente, come

  • La Settimana Enigmistica,

fondata nel 1932 dal Gr. Uff. Dott. Ing. Gr. Figl. d. Putt. Giorgio Sisini, Conte di Sant'Andrea (quanto ho sognato di poter scrivere questa frase!).

Nel caso aveste dubbi, meglio chiarire subito con chi avete a che fare. Io sono uno di quelli a cui piacciono:

  • i rebus,
  • le crittografie (meglio se mnemoniche),
  • i bisensi,
  • gli indovinelli,
  • gli anagrammi,
  • "Forse non tutti sanno che...",
  • "L'Edipeo in cronaca",
  • il gioco in cui si uniscono i puntini,
  • i cruciverba grandi grandi,
  • le cornici concentriche,
  • il bersaglio, la mia iniziazione all'enigmistica (grazie a mia mamma),
  • gli incroci obbligati,
  • i cruciverba senza schema,
  • le liste di "vero o falso?"
  • e i polizieschi.

Sono anche uno di quelli che odiano

  • i rebus strani come quelli "a cambio",
  • "Aguzzate la vista",
  • i giochi con le xxxxxx e le zzzyyzz,
  • le cerniere,
  • i lucchetti,
  • il gioco con gli spazi da annerire
  • "Se voi foste il giudice",
  • i cruciverba sillabici,
  • quei giochi tutti strani con le caselle che non si capisce mai che devi fare,
  • il quesito con la Susi,
  • quel gioco idiota in cui bisogna cancellare le lettere delle parole elencate da un riquadro incasinatissimo fino a che ne restano sette o otto che lette di seguito finiscono puntualmente per formare "TROOTVA",

ma, soprattutto, ho sempre trovato le "Risate a denti stretti" tanto squallide da essere quasi imbarazzanti. Niente a che vedere con Sergio Paoletti, ma si riconosce la scuola.

(Parentesi. Se vi racconto tutte queste cose, non è solo per dimostrarvi che potrei essere tranquillamente annoverato tra i "solutori più che abili" a cui erano riservati i giochi più cazzimmosi, ma anche perché credo che, in fatto di gusti e di personalità, la Settima Asmatica dica tantissimo. Oh, se solo le agenzie matrimoniali facessero riempire agli iscritti una scheda del genere!)

Poi ci sono le barzellette. Lo so che qui sto entrando in un campo minato, ma per me le barzellette della Settimana Onanistica sono fantastiche, niente a che vedere con quelle tristissime di Domenica Quiz, tutte uguali, con la ragazza tettona in costume o nuda e una battuta mezza sconcia.

Ultimamente però ho cominciato a sospettare che la redazione della Settimana Animistica copi e traduca le barzellette da qualche rivista ammericana. Non ci credete? Considerate le seguenti ragioni:

  1. Ci sono troppe barzellette sul bricolage, sul fai-da-te, sul vecchio West, sui barbecue in giardino, sul football ammericano, sul baseball o sull'hockey;
  2. Le scritte nella vignetta sembrano sempre appiccicate lì in un secondo tempo, quasi a voler coprire quelle preesistenti;
  3. Ci sono certe barzellette che non fanno ridere così come sono, ma che acquistano senso se tradotte in inglese. Per esempio: donna in clinica a letto con un neonato; il papà è in visita insieme agli altri sei bambini. La mamma dice: "Beh, tu puoi chiamarlo col nome che ti pare, io lo chiamo Basta!" (I call it Enough).

E infine ci sono tutti quei giochi che non amo e non odio e che appartengono ad un limbo maggiorato dal Sudoku e minorato dalla frase polidescritta. In questo intervallo si inserisce per esempio l'immortale Corvo Parlante, il quale a dirla tutta mi ha sempre fatto un po' incazzare per vari motivi. Primo, un corvo parla e tutti lo stanno a guardare sorridenti; secondo, perché non si sforza di parlare dritto una volta tanto? Terzo, perché cazzo non lo prende lui l'oggetto indicato visto che sa pure dov'è? E quarto, una spazzata per terra ogni tanto la potrebbero pure fare. Ma tant'è.

domenica 29 luglio 2007

Cristo scienziato!

Tranquilli. Anche se sembra, non è una bestemmia, anzi. Voi che credete che sia impossibile conciliare scienza e fede, voi che vi sentite nuovi Giordano Bruno, voi che vi indignate per il processo a Galilei... ricredetevi. Siete ancora in tempo. Scienza e religione POSSONO andare d'accordo, come ci dimostra...

...LA CHIESA DI CRISTO SCIENZIATO!

Ebbene sì, un'altra delle mie scoperte ammericane. Solo le menti più eccelse nella storia dell'umanità sono riuscite a operare una sintesi talmente perfetta di scienza e fede, ragione e sentimento, cuore e cervello, Yin e Yang, orgoglio e pregiudizio, mazza e panelle, Cip e Ciop, pizza e birra, nonché Liberté, Egalité e Fraternité. Albert Einstein una volta disse: "Dio non gioca a dadi con l'Universo"; in realtà lo disse due volte, ma la prima volta non lo aveva sentito nessuno.

A. Einstein: Dio non gioca a dadi con l'Universo.
N. Bohr: Come?
A. Einstein: Dio non gioca a dadi con l'Universo.
N. Bohr: Ah.

Sono perfettamente consapevole che tutto ciò non c'entra granché col discorso di prima ma mi pareva giusto approfittare di un parere autorevole.

Ma cerchiamo di analizzare un po' più da vicino gli illuminati insegnamenti della Chiesa di Cristo Scienziato. Cito:

Christian Science, as discovered by Mary Baker Eddy, refers to the universal, practical system of spiritual, prayer-based healing, available and accessible to everyone.

È chiaro, no? Prayer-based healing. Significa che se ti rompi le corna ma preghi con sufficiente ardore, il Padreterno te le aggiusta. Non solo: se a rompermi le corna sono io, ma a pregare sei tu, funziona lo stesso. È strabiliante.

Già mi sembra di sentire le voci dei soliti scettici senzadio che si levano contro le frontiere più avanzate della conoscenza umana. Rasserenatevi, o infedeli: è tutto verificato. Cito:

A reliable, widely practiced system of prayer-based healing.

RELIABLE. Chiaro? Nel caso foste ancora in dubbio, sappiate che tutti i gloriosi risultati della Scienza Cristiana sono raccolti sul rinomato Christian Science Journal, una rivista sulla quale, vi confesso, aspiro tanto a pubblicare anche io. Ecco a voi una selezione di articoli notevoli:
  • Vera sicurezza: la vera sicurezza non è negli allarmi, nei cancelli e nei sistemi di sicurezza, ma nella prospettiva spirituale che abbraccia tutti gli esseri umani come figli dello stesso Padre, Dio.
  • Sono i "germi" che ci fanno stare male?: era quel periodo dell'anno in cui la gente si aspetta di prendere il raffreddore. E quando ho cominciato a starnutire, ho capito che dovevo passare oltre l'accettazione di questa credenza per trovare la salute.
Ma soprattutto:
  • Preghiera — e l'abbronzatura perfetta: segni di un possibile cancro alla pelle, risultato di un'eccessiva esposizione al sole, hanno condotto quest'uomo a chiedersi cosa adorasse davvero: Dio o il Sole? Il rinnovamento della sua relazione con Dio lo ha guarito.
Soddisfatti? Ite, missa est.

lunedì 16 luglio 2007

Stanza 101

Ciò che voi non sapete è che io vi vedo. Vi spio. Seguo tutte le vostre mosse, leggo quello che leggete, scopro le vostre preferenze, so dove andate, da dove venite, con chi ve la fate, cosa cercate e cosa trovate; a volte vi metto anche un dito nel naso e voi nemmeno ve ne accorgete. Insomma, in poche parole: mi faccio i cazzi vostri.

E come faccio, vi chiederete? Miei umili sudditi, è di una semplicità disarmante. Vedete quel contatore nella colonna a destra? Sì, proprio il contatore di cui abbondantemente sopra. È lui l'ECHELON della questione. Mi dice tutto di voi: se arrivate su La base del pilastro da un motore di ricerca, mi dice con che parole chiave l'avete trovato; se ci arrivate tramite un link, mi dice da quale sito ci siete arrivati; se ci siete arrivati perché prima avete visitato arekfs.blogspot.com e arekft.blogspot.com, beh, quello non me lo dice, ed un po' me ne spiace, ma non si può avere tutto.

Attraverso questo prezioso strumentino ho scoperto che il mio pluzio è stato visitato da uno o più lepidi personaggi affiliati in qualche maniera ad un lieto angolino della pluziosfera, il Gradino (che poi come indirizzo ha http://www.ilquartierino.splinder.com/... boh). Sapete, ho un debito verso di loro: mi hanno fatto una gentilezza mettendo un collegamento a La base del pilastro e mi pare carino ricambiare facendo altrettanto per loro.

Bene. Ora che siamo pari, posso rimettermi in debito copiando un'idea GENIALE che hanno avuto: ho aggiunto nella colonna a destra alcune delle ricerche grazie alle quali la gente ha trovato il mio pluzio su Gugol. Sapete come si fa a farsi trovare su Gugol? Basta inserire sul proprio sito certe paroline magiche (indovinate quali) ed ecco che il contatore si impenna. Che faccio, le scrivo? Le scrivo?
tette culo cazzo figa sesso
Naaaa.

martedì 10 luglio 2007

Postilla a "Sì, viaggiare"

A grande richiesta, ecco a voi la famigerata foto di "Sciaquetta"!

L'uso della precedente (foto o sciaquetta che sia) è autorizzato per chiunque la desideri. © Luca Manco 2001

Il resto lo trovate sul sito di Nicla.

martedì 5 giugno 2007

Quel che non t'aspetti dal cerbiolo e dal capriatto

Mentre il sondaggio su "tarabaralla" impazza (ben tre voti fino ad ora — votate votate votate), vi propongo un'altra storia improbabile al confine tra cinematografia, linguistica e zoologia, tre discipline che hanno tanto in comune.

Orbene. Pochi giorni or sono parlavo di Bambi con Maria. Sì, io parlo di Bambi con i miei amici, embè? È un problema? Posso andare avanti? Molto bene (sto delirando). Dunque, sarà capitato anche a voi che la discussione su Bambi si faccia accesa... dopo tutto, è un argomento caldo. Noi, in particolare, si discuteva se Bambi fosse un cerbiatto (come dicevo io) o un capriolo (come diceva lei).

Se oggi fosse il cinque giugno 1997 ci saremmo dovuti tenere il dubbio; invece, gli ultimi dieci anni hanno visto una trasformazione sì radicale di questa nostra fantastica avanzatissima cibernetica società (che ci porta avanti quasi tutti quanti, maschi, femmine e cantanti, su un tappeto di contanti nel cielo blu) che oggi possiamo toglierci la soddisfazione di scoprire la vera natura di Bambi con pochi clicchettii. È inutile che sto qua a farla lunga, sapete tutti benissimo che, per questioni la cui spinosità è uguagliata solo dalla grandiosa futilità delle stesse, la Rete ci ha messo a disposizione un oracolo di Delfi: Wikipedia. Basta allora dare un'occhiatina alla pagina di Bambi su Wikipedia per scoprire che

For the movie, Disney took the liberty of changing Bambi's species into a white-tailed deer to visually emphasize him against the colored backgrounds, since he is a roe deer in the book.

Bene. Quindi, oltre ad aver scoperto che Bambi è un cerbiatto nel film ma un capriolo nel libro, abbiamo anche scoperto come si dice "capriolo" in inglese.

E qui viene il bello. Se la storia fosse stata solo che Bambi è un capriatto, o un cerbiolo, non mi sarei neanche preso la briga di collegarmi al blog... ma quello che ho scoperto dopo cambia tutto.

Questa è la parte della quale molto probabilmente non vi frega un tubo, a meno che non conosciate due paroline di svedese (leggi: a meno che non siate Diego Scilla). Comunque, sappiate che "capriolo" in svedese si dice "rådjur". Suona familiare? Sì... tu che hai alzato la mano, di' pure... bravo, somiglia molto all'inglese "roe deer" che abbiamo imparato da mamma Wikipedia. Che c'è di strano, direte voi? Dopo tutto lo svedese è una lingua germanica e ci sono tante parole che somigliano all'inglese...

...la cosa strana è che "deer" in inglese vuol dire "cervo", mentre "djur" in svedese vuol dire "animale". Tra l'altro, "djur" è la parola che usavo come esempio per mostrare che ci sono certe parole svedesi che non hanno niente di simile alla corrispondente parola inglese... dico "usavo", perché questa somiglianza tra "deer" e "djur" è molto sospetta. Tanto sospetta che sono andato a controllare sul dizionario... ed ecco cosa ho scoperto:

Word History: In various Middle English texts one finds a fish, an ant, or a fox called a der, the Middle English ancestor of our word deer. In its Old English form dēor, our word referred to any animal, including members of the deer family, and continued to do so in Middle English, although it also acquired the specific sense "a deer." By the end of the Middle English period, around 1500, the general sense had all but disappeared. Deer is a commonly cited example of a semantic process called specialization, by which the range of a word's meaning is narrowed or restricted. When Shakespeare uses the expression "mice and rats, and such small deer" for Edgar's diet in King Lear, probably written in 1605, we are not sure whether deer has the general or the specific sense. It is interesting to note that the German word Tier, the cognate of English deer, still has the general sense of "animal."

Va da sé che al tetesco "Tier" si affianca lo svedese "djur". Figo, eh?! No? Bene. Ehm. Secondo me sì.

Ci sarebbe un'ultima perla, poi vi mando tutti a casa. Non sono sicuro che c'entri, però in svedese il plurale di "djur" è "djur", proprio come in inglese il plurale di "deer" è "deer" (un po' come "fish", "sheep"...). Coincidenza? Verità? 'sto cazzo? Ehm. Class dismissed.

venerdì 18 maggio 2007

Che fine ha fatto Sergio Paoletti?

Ma come, "chi è"?! È il disperato che scriveva, tra le altre cose, le barzellette per Topolino quando noi eravamo piccoli! "Risate Boom" vi dice niente? Ricordate quelle barzellette terribili? Ecco, erano sue.

Insomma, oggi mi interrogavo su chi fosse l'autore della barzelletta del fantasma formaggino quando sono stato colto dal terribile dubbio che magari è sua. Magari tutte le barzellette sono sue. Magari Sergio Paoletti è la reincarnazione di Oscar Wilde, che era la reincarnazione di Nostradamus, che era la reincarnazione di Tommaso d'Aquino, che era la reincarnazione di Virgilio (tutti noti barzellettieri).

Magari Sergio Paoletti è il Barzellettiere Primo.

In ogni caso, che fine ha fatto? Pare che io non sia il solo a chiederselo. Basta cercare "sergio paoletti" su Google per scoprire che ci sono altre mente geniali che si sono poste questo problema, come questa e questa. Prestate anche attenzione all'indirizzo del secondo blog.

Insomma, se avete notizie di Sergio Paoletti, fatemelo sapere.

domenica 29 aprile 2007

Somiglianze preoccupanti...

...tra questo titolo e quest'altro (il secondo pescato a caso da Google).

Che altro dire? Manca solo il canale e l'ora.

martedì 17 aprile 2007

Progetti per l'estate

Da una mail ricevuta da Caterina:

  1. Apri Google Maps;

  2. Scrivi "Napoli" e batti invio;

  3. Sul fumetto seleziona "da qui";

  4. Inserisci l'indirizzo di destinazione "Long Beach, California";

  5. Leggi il punto 35 e fatti forza!

Buon viaggio.

Aggiornamento: Noooo! L'hanno tolto! non funziona più!

martedì 20 marzo 2007

Kiva

Una volta tanto, una cosa seria.

Qualcuno di voi avrà sentito parlare qualche volta di "microcredito"... vi rinfresco la memoria.

Nel 2006, il premio Nobel per la pace è stato assegnato ad un tale Muhammad Yunus e alla Grameen Bank (da lui fondata nel 1976), una banca del Bangladesh che presta piccole somme di denaro (dell'ordine di qualche centinaio di dollari) a persone che ne fanno richiesta. Studi di econometria delle Nazioni Unite hanno dimostrato che la possibilità di prendere in prestito denaro permette alle persone povere di sfruttare le opportunità economiche che le circondano, di migliorare la propria condizione di vita e, nel lungo termine, persino di superare la soglia di povertà.

Ora veniamo al punto.


Kiva - loans that change lives

Kiva è un'organizzazione americana non a scopo di lucro che permette agli utenti registrati sul suo sito di prestare denaro a persone nei paesi in via di sviluppo tramite varie istituti di microfinanza che operano sul posto. Esempio pratico:

  1. Vado sul sito di Kiva e scopro che la signora Tal dei Tali, in Uganda, ha chiesto in prestito 75 $ per comprare un carretto per portare le patate al mercato;

  2. Presto 25 $ alla signora Tal dei Tali;

  3. Quando l'intero prestito è stato finanziato (da me e altre persone), la signora Tal dei Tali riceve i suoi 75 $, si compra il carretto e porta le patate al mercato;

  4. La signora vende le sue patate al mercato e guadagna i soldi che le permettono di ripagare il prestito;

  5. La signora Tal dei Tali ripaga il prestito (secondo le statistiche delle Nazioni Unite, questo avviene nel 97% dei casi; Kiva, nella sua storia di poco più di un anno, ha un risultato del 100%);

  6. I soldi tornano nel mio conto Kiva, e posso scegliere se ritirarli o reinvestirli.
Il sito contiene un'eccellente raccolta di FAQ sulla microfinanza, che ne descrive il funzionamento e i risultati; inoltre, spiega in maniera a mio parere molto chiara come funziona Kiva (ad esempio qui o qui).

Non vi voglio annoiare con altri dettagli tecnici. Io sono rimasto convinto da tutto questo e mi sono iscritto. Se la cosa vi convince, provatelo. Se non vi convince, lasciate due righe e fatemi sapere perché.

martedì 12 dicembre 2006

Il software del futuro

Fatevi un piacere: andate immediatamente a visitare questo sito e installate NaDa™. Io l'ho scoperto soltanto oggi e sono rimasto folgorato: l'ho installato su Linux e su Windows, funziona alla grande e fa esattamente quello che vi aspettate che faccia!... e, come se non bastasse, è anche gratis.

Insomma, siete ancora qui?! Dovreste essere qui!

Fatemi sapere che ne pensate. Ah, e già che ci siete, date anche un'occhiata agli entusiastici commenti degli altri utenti di NaDa™.

domenica 26 novembre 2006

La mandria pazza

Sono davvero pochissimi quelli tra voi che sanno a cosa mi riferisco quando parlo di una mandria pazza e di un polverone carico di sudore e di energia... purtroppo. Ma adesso avete finalmente la possibilità di redimervi.

È nato infatti La mandria pazza, blog pseudo-quasi-letterario a cura del buon ing. Diego Scilla e del sottoscritto, destinato ad ospitare i nostri conati novellistici. È un piccolo esperimento, se volete: cercheremo di collaborare e di scrivere qualcosa insieme pur essendo separati da 1376 km.

Ho dunque spostato i quattro post narrativi scritti da me sul nuovo blog; essi rappresentano l'inizio di una nuova storia, alla quale cercheremo di lavorare con alacrità e perseveranza. Probabilmente, inoltre, pubblicheremo pian piano anche alcune delle nostre fatiche letterarie passate.

Infine, ogni volta che aggiungeremo una nuova puntata farò un post qui con il link e magari qualche commento... insomma, potete stare tranquilli, non vi perderete niente.

giovedì 23 novembre 2006

Musica, musica

Voi che passate giornate intere ad ascoltare la radio e che non ne potete più di Tiziano Ferro e compagnia cantante (appunto), non preoccupatevi, vi salvo io: ecco tre alternative per i vostri pomeriggi di finto lavoro.

La prima è una radio francese che ho scoperto l'ultima volta che sono stato a Parigi e che suona musica jazz e blues sia "classica" che moderna, ventiquattr'ore su ventiquattro. Si chiama TSF 89.9 e potete ascoltarla sul web in streaming... basta cliccare su "écouter l'antenne".

Il secondo sito che voglio farvi conoscere invece è last.fm. L'idea è installare un programma (scaricabile dal sito - GPL, tra l'altro...) che permetta al vostro riproduttore musicale (Winamp, Windows Media Player o che so io) di inviare a last.fm informazioni sulla musica che ascoltate. Pian piano last.fm viene quindi a costruire il vostro profilo musicale personale e vi dà accesso ad una web-radio personale, che è basata sui propri gusti e che dovrebbe aiutare, tra l'altro, a scoprire musica nuova. Certo, se non avete le orecchie schizzinose (come me) e ascoltate qualunque cosa, allora questo sito non vi interesserà poi tanto; ma fatemi sapere se vi fate un account.

Di concezione simile è Pandora, che forse qualcuno già conosce. La cosa interessante di Pandora è che è basato sul Music Genome Project, un progetto che ha come scopo un'analisi "scientifica" della musica leggera e la classificazione delle canzoni sulla base degli elementi musicali presenti in esse. La musica suonata da Pandora quindi è scelta in base a criteri oggettivi come l'armonia della canzone, l'arrangiamento, la voce, il ritmo, eccetera.

Fatemi sapere che ne pensate... e buon ascolto :-)

lunedì 16 ottobre 2006

giovedì 29 giugno 2006

Il radicale di ieri

A cosa serve imparare le lingue, quando la Rete ti offre traduttori automatici del calibro di Babelfish o di Google Translate? Non solo questi strumenti sono in grado di sostituire completamente il noioso e antiquato lavoro, tradizionale roccaforte di occhialuti consultatori di dizionari, ma svelano anche significati e simbologie nascoste ai più, anche in testi ben noti.

Prendiamo per esempio quel classico della musica leggera che è Yesterday (Lennon-McCartney). Ecco qui di seguito le parole della canzone, la traduzione di Google e l'analisi del significato profondo celato dietro le nostalgiche parole della ballata e messo in luce da Google.

Yesterday, all my troubles seemed so far away. Now it looks as though they're here to stay.Ieri, tutte le mie difficoltà hanno sembrato così faraway. Ora osserva come se siano qui rimanere.

Notare il tono confidenziale adottato da McCartney, che si rivolge direttamente all'ascoltatore e gli raccomanda di guardarsi bene intorno facendo finta che le difficoltà siano qui rimanere, benché soltanto ieri esse avessero sembrato così faraway (citazione di Troisi in Non ci resta che piangere).

Oh, I believe in yesterday.L'OH, credo ieri dentro.

Ecco cosa preoccupa McCartney: il radicale ossidrile che apparentemente aveva ingerito il giorno prima.

Suddenly, I'm not half the man I used to be, there's a shadow hanging over me.Improvvisamente, non sono metà dell'uomo che ho usato essere, ci è un'ombra che appende sopra me.

Il radicale OH lo divora dall'interno, gli procura una diarrea fulminante che lo lascia deperito e debole. Inquietante l'immagine dell'ombra che appende Paul McCartney come se fosse calzino da asciugare.

Oh, yesterday came suddenly.L'OH, ieri è venuto improvvisamente.

Non se l'aspettava, e l'ossidrile ha colpito.

Why she had to go I don't know, she wouldn't say.Perchè ha dovuto andare io non sapere, non direbbe.

L'intossicazione si aggrava, McCartney perde la capacità di coniugare i verbi e comincia a parlare come gli Indiani d'America dei fumetti di Tex Willer.

I said something wrong, now I long for yesterday.Ho detto male qualcosa, ora I lungamente per ieri.

Fortunatamente, se ne rende subito conto (ho detto male qualcosa) e cerca di rimediare. Che la I stia per "iodio", da usare come antidoto all'ossidrile? O forse è la I di ieri?

Yesterday, love was such an easy game to play. Now I need a place to hide away.Ieri, l'amore era così gioco facile da giocare. Ora ho bisogno di un posto di nascondermi via.

Umiliato dalle ripetute scariche intestinali, McCartney si arrende alla dura evidenza di aver perso l'amore della sua donna...

Oh, I believe in yesterday.L'OH, credo ieri dentro.

...e conclude la canzone maledicendone il responsabile.

Mm mm mm mm mm mm mmMillimetro millimetro millimetro millimetro millimetro millimetro millimetro

Qui ci sono due interpretazioni: o vi buttate sullo psichedelico (ma pesante, roba da farvi considerare le canzoni di Syd Barrett sillogismi aristotelici), oppure lo leggete come un inno alle unità non-SI, alle quali McCartney (da bravo inglese) è molto affezionato.

Pare, tra l'altro, che se si fa suonare al contrario la versione tradotta (quella SEGRETA!) si possa distinguere chiaramente Ringo Starr che si soffia il naso.

giovedì 4 maggio 2006

www.cazzeggio.it

È ovvio che se uno perde una quantità sufficiente di tempo a cazzeggiare sul web, prima o poi incappa in qualcosa di interessante. Oggi vi fornisco un paio di link di profonda inutilità (d'altra parte vi ho promesso amenità, quisquiglie e pinzillacchere) ma oziosamente interessanti.

Prima di tutto guardate questa foto:


Il tizio si chiama Julian Beever e dipinge i marciapiedi con i gessetti... un po' come fanno i madonnari nostrani. La figata è che i suoi disegni, visti da una certa prospettiva, appaiono tridimensionali. Sulla sua homepage ci sono diverse foto di sue opere... ho scelto questa perché mi ha ricordato le litografie di Escher, come anche questo autoritratto.

Gli altri link che condivido con voi saranno molto utili a quegli emigranti che, come me, ci tengono sempre a specificare ai barbari di turno (che pensano all'Italia come ad un posto dove tutti suonano il mandolino e si vestono da Pulcinella) che siamo prima napoletani e poi italiani, che la pizza non è italiana ma NAPOLETANA, e così via. Ecco a voi un sito con un sacco di materiale su Napule (foto, ricette, modi di dire, etimologia di alcune parole in dialetto... il tutto in italiano, però) e addirittura un corso di napoletano per americani! Ora potrete spiegare a tutto il mondo la differenza tra 'o cafè e 'o ccafè...

giovedì 27 aprile 2006

Quarto potere

A volte mi chiedo perché leggo Repubblica. Intendiamoci, non è malissimo... la versione cartacea porta a volte editoriali di tizi potenti (tipo Michele Serra, Stefano Benni, etc.) e la versione elettronica ha un paio di rubriche carine (tipo Lessico e Nuvole). Tuttavia, checché ne dica il nostro ex (!) Presidente del Consiglio, Repubblica certo non è un giornale che si sbilanci troppo... politicamente, intendo. Dire che Repubblica è una testata di sinistra è un po' come dire che Playboy è una rivista porno... avete presente cosa intendo, no? Lo so che avete presente ;-) Tra l'altro (visto che siamo in tema), lasciatemi sottolineare anche la recente tendenza dei giornalisti di repubblica.it alla mercificazione del corpo femminile... si vede dal fatto che ormai non passano due giorni senza che pubblichino una nuova galleria fotografica, in cui modelle più o meno efebiche e alquanto desnude palesano numerosi metri quadri di scollatura e/o chilometri di cosce. Il modello Panorama, insomma: copertina con titolone tipo "La sfida del peer-to-peer" su femminone nudo che c'entra ben poco ma, ahimé, vende. Insomma, Repubblica: non proprio giornalismo d'avanguardia, ma sempre meglio di un calcio nei coglioni.

Ieri, però, mi sono improvvisamente ricordato perché leggo Repubblica. Lo faccio perché, di tanto in tanto, pubblicano notizie come questa. Leggetela anche voi... e quando avete finito date un'occhiata a quella galleria di ragazze ai box di Formula 1... veramente notevole :-)