venerdì 11 gennaio 2008

'A pasta cu 'a sarza

(Questa storia, già lo so, piacerà tanto a Sebastiano.)

Per farvi venire voglia di venirmi a trovare, vi racconto la mia ultima avventura scandinava. Dovete sapere che, in questo accogliente angolo di Europa subpolare, di pasta (alimentare) ne arriva pochina, che è anche una cosa ragionevole allorché uno si ricorda che fino a quarant'anni fa ne avevano solo sentito parlare.

Anzitutto, ci sono pochi formati: ditemi voi come si fa a fare pasta e piselli senza il tubetto, pasta e fagioli senza la pasta mista (la quale, lo sapevate? esiste solo a Napoli... sapevatelo!) o le orecchiette coi broccoli senza le orecchiette. (Meno male che i broccoli ci sono.) E poi ci sono anche poche marche! In ordine decrescente di qualità:

  • Barilla (e ho detto tutto);
  • una sedicente marca italiana "Zeta" (la quale però scrive "Buono per pasta!" sul pesto pronto o "Aubergine grigliate" sulle melanzane sott'olio... ma dico io, benedetto iddio, almeno imparate lingua prima scrivere);
  • varie marche di anemiche paste norvegesi (che scuociono se toccate con le mani bagnate).

A volte, se ti va di culo, in supermercati iperforniti e altamente specializzati, si trova la pasta de Cecco (la manna dal cielo). Potete quindi soltanto immaginare la mia letizia quando, accanto ai soliti spaghetti Barilla n. 5, scorgo un nuovo, attraente pacco rosso fiammante.

(Sì, lo so, non è lo scaffale del supermercato. È quello del bazar all'angolo. Fate finta.)

Poffarbacco, mi dico, questa è pasta napoletana! (Notare che dalla distanza a cui ero leggevo "Spaghetti" e "Napoli".)

Piglio e metto nel carrello, senza esitazione. (Qui mi viene in mente "Dogs":

You've got to be able to pick out the easy meat with your eyes closed
And then moving in silently, down wind and out of sight
You've got to strike when the moment is right without thinking.

Chiusa parentesi.)

Stasera decido di cucinarmi il mio cavallo di battaglia. Poiché però c'è tanta gente che si fa problemi a mangiare i cavalli, mi lascio convincere e ripiego su un onesto piatto di carbonara, da impreziosire con una grattata del pecorino che ho portato da Napule. Bene, mi dico, visto che ho il pecorino, facciamo le cose in grande e proviamo questa magica pasta napoletana. Tiro fuori il pacco...

...e mi accorgo subito che qualcosa non va. Sento che una parte dello scatolo è più pesante e rigonfia dell'altra. Un presagio di sventura mi corre lungo la spina dorsale. Incuriosito, apro la confezione.

Nell'ordine, estraggo:

  • 403 g di spaghetti, "100% Hartweizen" (grano duro). Notare la precisione teutonica nella determinazione del peso;
  • un misterioso sacchetto di alluminio contenente una sostanza liquida e un po' melmosa;
  • Una bustina contenente "Geriebener Hartkäse" (formaggio duro grattugiato);
  • Una bustina contenente "Würzende Mischung mit Kräutern", molto diplomaticamente tradotto in italiano come "miscela aromatica".

Sconfitto ormai su tutta la linea dall'avanzata della Wehrmacht, prendo il pacco e finalmente leggo "Spaghetti alla Napoli". Chi ha vissuto per un po' all'estero sa benissimo dell'esistenza di questo fantastico piatto. Così come l'insalata russa non è russa, le French fries non sono French e la genovese non è genovese, anche la pasta "Napoli", "alla Napoli" o "alla Napoletana" che dir si voglia non è napoletana. A Napoli, la pasta alla Napoli si chiama "pasta cu 'a sarza".

La mia congettura si rivela corretta. Sul retro del pacco mi si svela il contenuto del misterioso sacchetto di alluminio.

PASTA DI SEMOLA DI GRANO DURO CON PREPARATO PER SUGO DI POMODORO, MISCELA AROMATICA E FORMAGGIO
[...]
Preparazione: Lasciar cuocere gli spaghetti in circa 4-5 litri di acqua salata per 7-8 minuti [acqua abbondante, se no vengono limacciosi], girando di tanto in tanto [bravo]. Scolare in uno scolapasta [bravo]. Nel frattempo versare il doppio concentrato di pomodoro in una pentola conservando il relativo sacchetto contenitore [?]. Riempire d'acqua fino al segno (circa 300 ml) il sacchetto di alluminio [ah ecco! e dici "rifondici un po' d'acqua"!] ormai vuoto [meno male che specifica] e aggiungere alla salsa nella pentola. Aggiungere al tutto il mix per aromatizzare, 1-2 cucchiai di olio di oliva o [attenzione] un pezzetto di burro [!!!] (circa 30 gr) [sic] e mescolare. Portare a cottura per un breve periodo.

E ora sono disperato. Non so che fare. Lo potrei buttare, ma mi piange il cuore. Lo potrei provare... ma ho paura che mi piaccia.

venerdì 28 dicembre 2007

La resa dei conti

Non ci avrà fatto caso nessuno, ma oggi è 28 dicembre. Non so se rendo l'idea.

...

Non rendo l'idea. Ho capito. Oggi, 28 dicembre 2007, è passato un ano dal 28 dicembre 2006. Per celebrare questo irripetibile evento ho pensato di passare al vaglio i propositi che avevo fatto all'inizio di quest'ano per vedere quanti ne ho mantenuti. Orbene, voyons:

  • cercare di svegliarsi un po' più presto la mattina;

Ehm. Sì. Ci sono riuscito almeno quattro volte.

  • ricominciare a suonare;

Ehm.

  • guardare film di Ingmar Bergman;

Ehm.

  • decidere cosa fare dopo il dottorato;

Ehm. Però qua almeno ci ho provato.

  • dimostrare esistenza e unicità della soluzione delle equazioni di Navier-Stokes.

...

Qui potrei addurre una serie infinita di scuse, come "il fallimento è la strada per il successo", "solo chi prova può riuscire", "solo gli ambiziosi riescono", "ho sonno", eccetera, ma mi limiterò alla preterizione. Piuttosto, ecco i propositi per l'ano nuovo:

  • leggere "L'uomo senza qualità", "L'idiota", "I demoni" e qualche altro polpettoncino analogo;
  • trovarsi un lavoro divertente;
  • imparare a parlottare in ceco;
  • scrivere di più;
  • dimostrare la congettura di Riemann.

Farollo. Giuro che farollo.

mercoledì 19 dicembre 2007

Il passatempo più sano ed economico

Sarà il Natale che si avvicina assieme alla fine dell'anno, saranno la fine del dottorato e la conseguente disoccupazione, sarà il revisionismo storico, sarà che sto leggendo Pirandello e mi tornano in mente gli anni del liceo, sarà la bossa nova che mi tiene compagnia mentre scrivo, sarà che ho trovato un forum dedicato agli indovinelli del tipo "un uomo con un fiasco in mano davanti a un albergo dice «sono rovinato»" o sarà che ho un callo sotto il piede, ma sta di fatto che ultimamente mi sento nostalgico. Ecco perché questa gibella è dedicata a uno degli intrattenimenti preferiti delle mie estati balneari e dei miei agosti pescolani, la pietra angolare del mio lessico odierno, fonte inesauribile di nomi policonsonantici di fiumi ucraini: la rivista nota come

  • La Settimana Enigmatica,
  • La Settimana Animistica,
  • La Settimana Onanistica,
  • La Settimana Mitica,
  • La Settima Asmatica (un capolavoro),

o, più comunemente, come

  • La Settimana Enigmistica,

fondata nel 1932 dal Gr. Uff. Dott. Ing. Gr. Figl. d. Putt. Giorgio Sisini, Conte di Sant'Andrea (quanto ho sognato di poter scrivere questa frase!).

Nel caso aveste dubbi, meglio chiarire subito con chi avete a che fare. Io sono uno di quelli a cui piacciono:

  • i rebus,
  • le crittografie (meglio se mnemoniche),
  • i bisensi,
  • gli indovinelli,
  • gli anagrammi,
  • "Forse non tutti sanno che...",
  • "L'Edipeo in cronaca",
  • il gioco in cui si uniscono i puntini,
  • i cruciverba grandi grandi,
  • le cornici concentriche,
  • il bersaglio, la mia iniziazione all'enigmistica (grazie a mia mamma),
  • gli incroci obbligati,
  • i cruciverba senza schema,
  • le liste di "vero o falso?"
  • e i polizieschi.

Sono anche uno di quelli che odiano

  • i rebus strani come quelli "a cambio",
  • "Aguzzate la vista",
  • i giochi con le xxxxxx e le zzzyyzz,
  • le cerniere,
  • i lucchetti,
  • il gioco con gli spazi da annerire
  • "Se voi foste il giudice",
  • i cruciverba sillabici,
  • quei giochi tutti strani con le caselle che non si capisce mai che devi fare,
  • il quesito con la Susi,
  • quel gioco idiota in cui bisogna cancellare le lettere delle parole elencate da un riquadro incasinatissimo fino a che ne restano sette o otto che lette di seguito finiscono puntualmente per formare "TROOTVA",

ma, soprattutto, ho sempre trovato le "Risate a denti stretti" tanto squallide da essere quasi imbarazzanti. Niente a che vedere con Sergio Paoletti, ma si riconosce la scuola.

(Parentesi. Se vi racconto tutte queste cose, non è solo per dimostrarvi che potrei essere tranquillamente annoverato tra i "solutori più che abili" a cui erano riservati i giochi più cazzimmosi, ma anche perché credo che, in fatto di gusti e di personalità, la Settima Asmatica dica tantissimo. Oh, se solo le agenzie matrimoniali facessero riempire agli iscritti una scheda del genere!)

Poi ci sono le barzellette. Lo so che qui sto entrando in un campo minato, ma per me le barzellette della Settimana Onanistica sono fantastiche, niente a che vedere con quelle tristissime di Domenica Quiz, tutte uguali, con la ragazza tettona in costume o nuda e una battuta mezza sconcia.

Ultimamente però ho cominciato a sospettare che la redazione della Settimana Animistica copi e traduca le barzellette da qualche rivista ammericana. Non ci credete? Considerate le seguenti ragioni:

  1. Ci sono troppe barzellette sul bricolage, sul fai-da-te, sul vecchio West, sui barbecue in giardino, sul football ammericano, sul baseball o sull'hockey;
  2. Le scritte nella vignetta sembrano sempre appiccicate lì in un secondo tempo, quasi a voler coprire quelle preesistenti;
  3. Ci sono certe barzellette che non fanno ridere così come sono, ma che acquistano senso se tradotte in inglese. Per esempio: donna in clinica a letto con un neonato; il papà è in visita insieme agli altri sei bambini. La mamma dice: "Beh, tu puoi chiamarlo col nome che ti pare, io lo chiamo Basta!" (I call it Enough).

E infine ci sono tutti quei giochi che non amo e non odio e che appartengono ad un limbo maggiorato dal Sudoku e minorato dalla frase polidescritta. In questo intervallo si inserisce per esempio l'immortale Corvo Parlante, il quale a dirla tutta mi ha sempre fatto un po' incazzare per vari motivi. Primo, un corvo parla e tutti lo stanno a guardare sorridenti; secondo, perché non si sforza di parlare dritto una volta tanto? Terzo, perché cazzo non lo prende lui l'oggetto indicato visto che sa pure dov'è? E quarto, una spazzata per terra ogni tanto la potrebbero pure fare. Ma tant'è.

lunedì 17 dicembre 2007

Venghino signori, venghino!

Nel caso aveste intenzione di venire in Svezia per la festa di chi sapete voi, sappiate che forse (FORSE (FOR-ZE)) c'è la possibilità di spendere soli cinquanta euri (everi (everest (€))) per il volo di andata; per il ritorno ve la dovete piangere voi (ma qui ci arriva la Ryanair, per esempio). La storia di questo biglietto a prezzo stracciato è un po' lunga, ma c'entrano un rincoglionito (io), due aeroporti e Diego Scilla.

Se vi interessa, fatevi vivi entro e non oltre il 25 dicembre (Natracchio).

domenica 9 dicembre 2007

Esattezza

[M]i sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. Non si creda che questa mia reazione corrisponda a un'intolleranza per il prossimo: il fastidio peggiore lo provo sentendo parlare me stesso. Per questo cerco di parlare il meno possibile, e se preferisco scrivere è perché scrivendo posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario per arrivare non dico a essere soddisfatto delle mie parole, ma almeno a eliminare le ragioni d'insoddisfazione di cui posso rendermi conto. La letteratura — dico la letteratura che risponde a queste esigenze — è la Terra promessa in cui il linguaggio diventa quello che veramente dovrebbe essere.

Italo Calvino
Lezioni americane (1988)